INTERVISTA - Bari-Castrovillari, il doppio ex Zanon: "Quanta rabbia per la A mancata ed il fallimento. Ma coi DeLa si può sognare davvero"

14.03.2019 20:00 di Domenico Brandonisio  articolo letto 406 volte
© foto di Federico Gaetano
INTERVISTA - Bari-Castrovillari, il doppio ex Zanon: "Quanta rabbia per la A mancata ed il fallimento. Ma coi DeLa si può sognare davvero"

Due dei protagonisti della nota 'Meravigliosa Stagione Fallimentare' del Bari 2013/14 vantano un passato calcistico nel Castrovillari. Il primo, Gennaro Delvecchio, riusci a farsi piacere ed acquistare dal Catania di Gaucci. L'altro, Damiano Zanon, visse una parentesi travagliata e poco fortunata (1 sola presenza). Ma il tempo, fortunatamente per lui, è stato galantuomo: tanta Serie B e due promozioni in A con Pescara e Frosinone. Una gioia solo sfiorata coi galletti assieme a tanti altri piccoli leader che, uniti, formarono una squadra operaia dal grande furore agonistico. La redazione di tuttocalciopuglia.com ha avuto modo di intervistare proprio il difensore classe 1983. Il presente? E' nel Calcio L'Aquila, squadra della sua città sprofondata in Prima Categoria. 

Buonasera signor Zanon. Dal sogno Serie A all'incubo Serie D. Tutto questo per il Bari si è trasformato in realtà nel giro di soli 4 anni. Anche se ora la C è ad un passo grazie agli sforzi dei De Laurentiis...

"La rabbia c'è ed è tanta. La Serie A è stato un sogno toccato con mano, ma non si è realizzato. Un doppio fallimento, quindi. Ma ora coi De Laurentiis si può tornare a sognare, perché sono seri. Man mano che il Bari salirà di categoria, ovviamente, bisognerà fare delle scelte".

Riavvolgiamo il nastro e torniamo al 2014, anno della meravigliosa stagione fallimentare. Come mai la scelta di Bari? 

"Sono venuto a Bari grazie a Guido Angelozzi. Mi chiese una mano, serviva gente esperta. Con me venne anche Delvecchio, demmo il nostro contributo. Fu un atto di fiducia soprattutto verso il direttore. "Aggiusteremo tutto", mi disse. Ricordo ancora quei momenti: la squadra era terzultima, pian piano siamo risaliti. una cosa straordinaria, ripensandoci ora.  Memorabile per il pubblico e per l'esito finale la gara contro il Novara, festeggiare i playoff davanti a 60 mila persone è un qualcosa di unico ed irripetibile nella mia carriera. Il più grande rammarico, ovviamente, è legato al doppio confronto col Latina. Siamo andati fuori senza aver mai perso, ma voglio essere sincero. Non darei tutta la colpa agli arbitri per come sono andate a finire le cose. Noi di nostro eravamo molto stanchi, inevitabile quando si fanno lunghe rincorse. Probabilmente non ne avevamo più". 

Come mai la mancata riconferma? Eppure dai tifosi si era fatto apprezzare tanto...

"Personalmente ho avuto la fortuna di vincere due campionati di Serie B in carriera, non mi sarebbe dispiaciuto fare altrettanto anche a Bari. Sarei rimasto volentieri, ma Angelozzi andò via ed io ero legato a lui. E la società nuova non mi ha mai fatto sapere niente. Peccato, sarei rimasto volentieri a lungo. Così sono andato a Frosinone e devo dire che mi è andata bene". 

Paparesta? 

"Sinceramente lo conoscevo solo come arbitro e non di persona. Per una piazza esigente come quella di Bari serve qualcuno che abbia un budget molto importante e sicuramente non era il suo caso. Le cose sono andate come sono andate, quello che pensavamo si è poi rilevato. Ora, e mi fa piacere, c'è una presidenza che può portare questa squadra davvero ad altri livelli. Di questi tempi è difficile trovare piazze che riempiano gli stadi con numeri importanti". 

Chi conosce della squadra attuale? 

"Conosco Di Cesare, avendo avuto il piacere di giocarci contro. Si fa sentire, ha esperienza. E se ha deciso di scendere vuol dire che sotto c'è un progetto importante. Per il resto guardo spesso la classifica, ma non conosco altri giocatori attuali".

A Castrovillari, invece, una sola presenza in campionato nel 2001/02. Cosa non funzionò?

"E' stata la mia prima esperienza lontano da casa, ma tutto culminò con la rescissione del contratto. Non fu un'esperienza brillante, ma mi ha formato. E fatto capire che per fare questo mestiere avrei dovuto lavorare ed impegnarmi tanto. Trovai anche poco posto, desideravo giocare di più". 

Adesso l'approdo a L'Aquila, squadra della sua città natale. Dalla B alla Prima Categoria: come mai questa scelta?

"Avevo un contratto ancora col Perugia, ma non volevo essere più un peso. Ero fuori rosa, volevo andar via. Ho avuto diverse proposte, ma non ero convinto. Ad un certo punto l'età inizia a farsi sentire. Ora sono qui, a casa mia. L'obiettivo è far risalire il club in alto, magari fino in Serie C. Di mio sto dando una mano, spero di riuscire a fare il bene della mia città".