Bari, come la riforma delle liste cambia anche il mercato

Nasce a Bari il 23.02.1988 e di lì in poi vaga. Laurea in giurisprudenza, titolo di avvocato e dottorato di ricerca: tutto nel cassetto, per scrivere di calcio. Su TuttoMercatoWeb.com
18.04.2019 00:00 di Ivan Cardia   Vedi letture
Bari, come la riforma delle liste cambia anche il mercato

Attesa, speranza, passione. Arriva il giorno che regala al Bari l'agognata Serie C. Curiosità della sorte, proprio contro quel Troina il cui nome fece sorridere tanti tifosi all'indomani della composizinoe dei gironi di Serie D. Al netto di quel che sarà (o quel che è, perché la partita si gioca alle 15 e potreste capitare su queste pagine anche dopo il suo svolgimento), c'è da pensare al futuro e ne abbiamo parlato tante volte, ma questa volta da un'ottica diversa. 

Perché nei giorni scorsi la FIGC e la Lega Pro hanno varato una riforma che può cambiare il mercato, non solo del Bari ma anche del Bari. In base alle nuove regole, infatti, sarà possibile per le squadre di C prelevare al massimo sei giocatori, in prestito (su questo punto è stato necessario un successivo chiarimento dopo un comunicato iniziale non chiarissimo), da club di A o B. Il tesseramento non sarà vietato, ma l'utilizzo di giocatori al di fuori della "lista dei sei" costerà: 10mila euro la prima volta, poi 20mila, dalla terza in poi 50mila. A salire. Di conseguenza, a meno di episodi ed esigenze del momento, anche per le società più ricche saranno costi quasi insostenibili. 

In soldoni: chi vorrà spendere potrà farlo, ma il gigantesco canale dei ragazzi prestati alle Serie C si registrengerà fino a diventare un rivolo. Non è affatto una norma anti-Bari, perché va a tutelare i giovani dal vivaio e i tanti giocatori che si perdono nel professionismo ogni anno. Ma ha tante complicazioni per le società, come il Bari, che vogliono (o devono) rinnovare in modo profondo la propria squadra, e che magari puntano a farlo in via temporanea (perché nell'immediato è in progetto di salire ancora). Si complica anche il rapporto con la "casa madre" Napoli, perché l'idea di avere tanti giocatori in arrivo dagli azzurri (la norma comunque non riguarda i calciatori nati dal 2000 in poi) deve per forza di cose essere rivista. È una nuova sfida, che le società di De Laurentiis dovranno affrontare.