Bisceglie, breve (e amara) cronaca di una situazione paradossale

Le recenti vicende societarie fanno passare in secondo piano la netta sconfitta contro il Bari e le problematiche legate al campo
14.11.2019 00:00 di Vincenzo Murgolo Twitter:    Vedi letture
Bisceglie, breve (e amara) cronaca di una situazione paradossale

Vocabolario della lingua italiana alla mano, al termine ‘paradosso’ si trova associata la seguente definizione: “fatto, comportamento o circostanza difficili da credere o comprendere, contraddittori, assurdi”. Ebbene, come definire le ultime vicende riguardanti il Bisceglie se non come tasselli di un grande paradosso?

Il paradosso è presto spiegato. In condizioni normali dovremmo essere qui a parlare di una squadra che contro il Bari si è arresa senza mai combattere e con un desolante zero alla voce “tiri in porta”. Frattali, per farla breve, al “Ventura” è stato spettatore non pagante più che protagonista in campo. Dovremmo parlare di una classifica che si fa sempre più preoccupante, di un attacco che resta il peggiore dell’intero torneo e dei guai fisici che hanno messo fuori causa tre elementi fondamentali come Zigrossi, Piccinni ed Ebagua.

E invece le condizioni sono tutt’altro che normali, visto e considerato che ci ritroviamo a parlare di una squadra allo sbando mentre al di sopra di essa sta accadendo di tutto. Prima le voci susseguitesi circa il possibile esonero di Pochesci, ad oggi non verificatosi. Poi la conferenza stampa nella quale i dirigenti biscegliesi hanno annunciato le proprie dimissioni in blocco, infine la replica di Nicola Canonico affidata a un lungo comunicato. Il tutto mentre la squadra ha ancora davanti più di metà stagione da disputare e una salvezza ancora da conquistare. Il tutto con prospettive ancora da delineare, sia nel breve periodo (difficile, ad oggi, poter anche solo ragionare di mercato di riparazione) che nel lungo (cosa accadrà a fine stagione?). Se poi restringiamo ulteriormente il campo, per Pochesci e i suoi ragazzi ci sarebbe anche un derby da preparare: quello in programma sabato sera a Monopoli, già proibitivo di suo.

E allora, non avendo la verità in tasca né titoli per dare ragione a Tizio o torto a Caio, mi limito a porre due semplici domande. La prima: come si può pretendere che la squadra possa concentarsi unicamente sul campo se sopra la sua testa accade quanto riepilogato in precedenza? La seconda: le vicende sinora ricordate sono o non sono i tasselli di una situazione paradossale? Chi legge dia pure le risposte che meglio ritiene.