Bisceglie in zona playout per la prima volta in due anni. Ma pensare che il problema sia la guida tecnica vuol dire non aver capito la situazione

Nato a Bitonto (Bari). Classe 1988. Giornalista professionista. Lavora per Radionorba e Eleven Sports. Vincitore dei premi "Antonio Ghirelli" (2017) e "Tommaso Francavilla" (2018)
20.11.2018 00:00 di Vincenzo Murgolo Twitter:    Vedi letture
Bisceglie in zona playout per la prima volta in due anni. Ma pensare che il problema sia la guida tecnica vuol dire non aver capito la situazione

La sconfitta di Siracusa trascina, per la prima volta in due anni, il Bisceglie in zona playout. I nerazzurri completano infatti, insieme a Rieti, Paganese e Viterbese, il quartetto di squadre che si giocherebbero la permanenza in Serie C se il campionato terminasse oggi. La sconfitta in terra aretusea è arrivata nel finale grazie al gol-partita di Catania, ma sono i numeri a preoccupare assai più del tabellino.

Con i sette gol segnati fino a questo momento, quello nerazzurro è il secondo peggior attacco del torneo insieme a quelli di Cavese, Rieti e Matera. E se è vero che la squadra con meno gol segnati è la Viterbese, giova sempre ricordare che i laziali hanno giocato appena tre partite per le note vicende estive. Per non parlare poi dei numeri finora totalizzati da Crispino e compagni lontano dalle mura amiche del “Gustavo Ventura”. Quella di Siracusa è stata la quarta sconfitta esterna, mentre le vittorie restano zero e l’unico punto è quello conquistato a Catanzaro. Quella di De Sena al “Ceravolo”, inoltre, resta la sola rete segnata fuori casa dalla squadra di Ginestra, che ne ha subite invece sette. La media punti è invece di appena 0,20 a fronte di 1,5 punti a partita conquistati nelle partite casalinghe. Numeri impietosi, forse troppo visto l’impegno e la buona volontà che pure la squadra mette in ogni partita. E il palo centrato da Calandra dopo 19 minuti è la fotografia del momento attuale che sta vivendo tutto il gruppo, che spesso non vede la propria buona volontà premiata dalla buona sorte.

Quale la via d’uscita, sic stantibus rebus (“stanti così le cose”, per chi non ha familiarità con il latino)? Sgomberiamo il campo dagli equivoci: il cambio di guida tecnica sarebbe ben più che sbagliato, ovvero inutile. A Ginestra, infatti, non si può imputare una preparazione estiva che definire “deficitaria” è un pallido eufemismo, visti i noti accadimenti estivi. Né si può imputare una rosa costruita a stagione già iniziata e il cui valore è nettamente inferiore a quella che un anno fa Zavettieri, Alberga e Mancini hanno portato un gradino sotto la zona playoff. Incontrandolo in sala stampa dopo ogni partita casalinga, ho anzi l'impressione che Ginestra sia l'ultimo a voler mollare in casa nerazzurra. Nulla di sorprendente per chi ricorda il suo temperamento da calciatore. La sola speranza, a questo punto, sembra rappresentata dal mercato di gennaio. Consentire a Ginestra un minimo di turn-over e di alternative a disposizione sarebbe già un primo passo. Forse non la medicina in grado di guarire completamente il malato, ma almeno un modo per non trasformare una stagione travagliata in un vero e proprio strazio.

Da ultimo, si dice spesso che il Dio del calcio sia bizzoso. Beh, l’ex Montinaro che regala il successo in rimonta al Monopoli nel giorno in cui il Bisceglie entra in zona playout appare come una minima conferma a questa tesi.

 

 

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