Chiarezza, acquisti a gennaio e voglia di lottare: Bisceglie, la salvezza e il futuro si preparano con questi ingredienti (soprattutto il primo)

Nato a Bitonto (Bari). Classe 1988. Giornalista professionista. Lavora per Radionorba e Eleven Sports. Vincitore dei premi "Antonio Ghirelli" (2017) e "Tommaso Francavilla" (2018)
28.12.2018 00:00 di Vincenzo Murgolo Twitter:    Vedi letture
Chiarezza, acquisti a gennaio e voglia di lottare: Bisceglie, la salvezza e il futuro si preparano con questi ingredienti (soprattutto il primo)

Poiché siamo in tempo di festività scandite da lauti pasti, mi si perdonerà la seguente metafora culinaria: ci sono ricette per preparare le quali occorrono molti ingredienti e altre per le quali ne occorrono pochi, ma giusti. Se la salvezza e il futuro del Bisceglie fossero una ricetta, direi che gli ingredienti necessari sono tre: chiarezza negli obiettivi, acquisti nel mercato di gennaio per rinforzare una rosa che ne ha bisogno come il pane e voglia di lottare che non si limiti a un drappello di buone intenzioni.

Il primo “ingrediente” chiama direttamente in causa quanto avvenuto fuori dal campo nelle ultime settimane. La vicenda Materazzi ha lasciato interdetti quasi tutti i tifosi e numerosi addetti ai lavori, anche alla luce della ricostruzione che in conferenza stampa ne ha dato il presidente Vincenzo Todaro. Com’è possibile, infatti, che una nuova figura di un organigramma societario venga presentata senza che prima sia stata messa nero su bianco l’intesa economica? Come correttamente sottolineato dal collega Antonio Cavaliere, solitamente accade l’esatto contrario. E, ancora, con quale serenità una squadra può affrontare una stagione (o, visto il calendario, metà stagione) quando il suo massimo dirigente spiega che dal 30 giugno, giorno in cui scadrà la fideiussione dell’azionista di maggioranza, non è dato sapere cosa potrà accadere oppure che “a Bisceglie non è possibile fare calcio”? Queste due affermazioni quali scenari lasciano intravedere? La chiarezza non è solo un dovere nei confronti di tifosi e addetti ai lavori, ma è anche un’opportunità per provare a sanare una frattura tra tifoseria e società che a Bisceglie dura ormai da cinque mesi e che non fa bene a nessuno, squadra in primis. Una frattura per fotografare la quale basta il paragone impietoso tra il “Gustavo Ventura” semideserto in occasione di Bisceglie-Virtus Francavilla di domenica scorsa e lo stadio festante del 2 settembre di un anno fa, quando questo derby coincideva con il primo impegno casalingo dei nerazzurri dopo il lungo “esilio” tra i dilettanti.

Gli altri due “ingredienti” attengono invece al campo. A Cava de’ Tirreni il Bisceglie si è presentato con un centrocampo falcidiato dalle assenze, ma già da tempo la mediana nerazzurra non è in grado di fornire alle punte un numero accettabile di palloni giocabili. Senza contare che il bravissimo Starita e i generosi De Sena e Scalzone necessitano di almeno un rincalzo per poter tirare il fiato ed evitare di arrivare a fine stagione con la lingua a penzoloni. La voglia di lottare è invece quella che non si è vista nel derby casalingo contro la Virtus Francavilla e che si è vista solo a sprazzi contro la Cavese. Ma come in tutte le storie nelle quali tutto si tiene, questo terzo “ingrediente” non potrà che essere la diretta conseguenza degli altri due precedentemente citati.

 

 

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