Come a Cassano, ultimo atto. Lontano dalla sua terra, lontano da quel che poteva essere. Meglio lasciarci, che non esserci mai incontrati

Nasce a Bari il 23.02.1988 e di lì in poi vaga. Laurea in giurisprudenza, titolo di avvocato e dottorato di ricerca: tutto nel cassetto, per scrivere di calcio. Su TuttoMercatoWeb.com
11.10.2018 00:45 di Ivan Cardia  articolo letto 398 volte
Come a Cassano, ultimo atto. Lontano dalla sua terra, lontano da quel che poteva essere. Meglio lasciarci, che non esserci mai incontrati

C'eravamo lasciati grassi e un po' tristi per come era finita. Malinconici e pieni di rimpianti per com'era andata. Tacco, testa, dribbling secco, Blanc e Panucci a terra, destro all'angolino, la corsa tra i tifosi. Più in alto di così, in fin dei conti, non siamo mai davvero andati. Noi sognando di essere quel che lui sarebbe potuto diventare. Ci sono stati la Roma e Totti, c'è stato il Real Madrid e poi una lunga discesa. Il Milan più in alto di tutti, ma un po' più su c'era l'Inter. La provincia, quella che ci apparteneva davvero. Parma e Sampdoria, storie di piccole diventate grandi perché illuminate dal talento più brillante che il nostro calcio ci abbia regalato. Negato da sé stesso, da quell'irrefrenabile voglia di fare qualcosa di fuori dagli schemi, nel modo più stupido che potessimo immaginare. Non sarebbe servito poi troppo, per diventare i migliori, perché madre natura era stata generosa con noi. Ce ne siamo disinteressati. Oggi ci ritroviamo, forse.

Noi sognando di essere quel che Antonio Cassano non è mai riuscito davvero a diventare. L'unico giocatore italiano a poter raccogliere l'eredità di Totti e Del Piero, eppure ha deciso di perdersi per la strada, tra le cassanate. Noi innamorati di un tocco di palla, appesi al genio per nascondere la sregolatezza. L'ultimo poeta di un calcio che si è impoverito e ci ha fatto seguire la Svezia ai Mondiali dalla tv. Ci fosse stato lui, chi lo sa. Avrebbe fatto in tempo, anagrafe alla mano. Tanto di gente così non è più nata, dall'82 a oggi. Forse quell'altro matto di SuperMario, ma è storia di un'altra regione, un'altra Italia. Cassano riparte, o forse no. Ci ha provato a Verona e non è riuscito, ora ha accettato di scendere a patti con gli errori e tentare la via della Serie B. Quasi un insulto, per chi al pallone dà del tu e non del forse come tanti altri suoi colleghi. Se sarà B lo sa solo il diavolo che fa le pentole e non i coperchi, perché di mezzo c'è tutta la farsa dell'Entella che è la storia di quanto il nostro pallone sia nevrotico e ipocrita. Ma qui non si sta parlando di quello. 

Si parla di Cassano, che riparte dalla sua nuova terra. La Liguria: ognuno trova il suo posto al mondo, lui l'ha fatto lontano dalla Puglia. So benissimo quanto sia complicato il rapporto che lega i tifosi del Bari, e non solo loro, ad Antonio Cassano. Più odio che amore, ormai. Cassano in campo, anche a 36 anni e con un filo di pancia (meno di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi), è però un regalo che soltanto lui può farci. Perché tutti abbiamo sognato di essere "come a Cassano" almeno una volta. Anche con tutte le sue cassanate. C'eravamo lasciati male, con un ritiro silenzioso e lontano dal campo, per l'ennesima litigata con chi aveva creduto e si era sentito tradito. Ci potremmo lasciare con un canto del cigno, anche su campi fangosi e mal tenuti. Non è detto che succederà, ma sarebbe bello. E anche se quel rapporto con Bari forse non si ricucirà mai, anche se sarebbe stato molto più bello e poetico rivederlo in biancorosso in Serie D, potremmo dirci è stato meglio lasciarci, che non esserci mai incontrati.