Fidelis, questo trittico di partite poteva (e doveva) essere gestito meglio. Per il Bisceglie un buon pari, ma un piccolo punto interrogativo c’è

Classe 1988. Giornalista Radionorba. Telecronista SerieCTv per Bisceglie e Fidelis Andria. Vincitore del Premio Internazionale di Giornalismo Sportivo "Antonio Ghirelli", terza edizione
12.03.2018 15:00 di Vincenzo Murgolo Twitter:   articolo letto 274 volte
Fidelis, questo trittico di partite poteva (e doveva) essere gestito meglio. Per il Bisceglie un buon pari, ma un piccolo punto interrogativo c’è

La trasferta di Fondi e l’impegno casalingo con il Cosenza erano, per Fidelis Andria e Bisceglie, due scontri diretti. Per i federiciani quello in terra laziale era il terzo incrocio decisivo in chiave salvezza, mentre quello dei nerazzurri contro i calabresi era, classifica alla mano, uno scontro diretto in chiave playoff. E di spunti, ça va sans dire, queste due partite ne hanno offerti. Ma procediamo con ordine.

Nell’editoriale di lunedì scorso avevo commentato la partita tra Fidelis Andria e Reggina esprimendo le mie perplessità per una Fidelis che, seppur alle prese con assenze importanti, avrebbe potuto fare di più per far sua l’intera posta in palio nell’unico scontro diretto casalingo dei tre consecutivi previsti dal calendario. Perplessità che, una settimana dopo, risuonano quasi profetiche. La sconfitta di Fondi, giunta grazie a un gol di Mastropietro nel primo tempo, e la contemporanea vittoria della Paganese contro il Rende fanno scendere i federiciani di Papagni al penultimo posto in classifica. A rendere il quadro meno fosco di quanto non sia è stata la sconfitta casalinga della Reggina contro il Monopoli, per effetto della quale la quintultima piazza, la prima utile ai fini della salvezza diretta, resta distante soltanto cinque punti. Ma l’impressione è che i federiciani avrebbero potuto, e dovuto, gestire meglio questo trittico di scontri diretti che pure era iniziato nel migliore dei modi con l’importante e sofferta vittoria di Pagani firmata da Longo. Anche perché da qui a fine mese ci saranno quattro sfide tutt’altro che semplici. Al “Degli Ulivi” arriveranno Catanzaro e Sicula Leonzio, clienti tutt’altro che semplici, poi ci saranno due derby da affrontare in trasferta contro il Lecce capolista e poi a Bisceglie. L’impressione è che una fetta piuttosto importante del futuro del collettivo federiciano passi da quanto accadrà da qui a fine mese.

Se il campionato finisse oggi, il Bisceglie sarebbe ai playoff. Il pareggio casalingo contro il Cosenza ha infatti consentito ai nerazzurri di staccare di un punto la Virtus Francavilla, a riposo come da calendario. Un risultato impensabile per una squadra tornata tra i professionisti dopo 19 anni. E l’impressione, che forse ormai è persino qualcosa di più, è che, playoff o non playoff, la salvezza diretta degli stellati sia ormai una formalità o poco più, visti i 12 punti di vantaggio sulla Paganese quartultima. Gianfranco Mancini, al debutto come tecnico, non ha stravolto gli equilibri creati da Pino Alberga nelle precedenti quattro partite e ha puntato sullo stesso undici che aveva pareggiato a Rende una settimana prima. Di fronte c’era però un Cosenza che, pur avendo approcciato meglio la partita, non è riuscito a sfondare il muro composto da Delvino e da una coppia Markic-Jurkic decisamente in grande spolvero. Un piccolo punto interrogativo riguarda però il centrocampo. Ceduto Lugo Martìnez, finito fuori dai radar Boljat e con Vrdoljak retrocesso nelle gerarchie, sono Risolo, Toskic e Montinaro i tre giocatori che hanno la responsabilità delle sorti della mediana nerazzurra. L’impressione però è che questo equilibrio mostri qualche lacuna quando si tratta di cambiare passo e di costruire qualcosa di diverso rispetto al solito spartito tattico. A domanda posta da chi scrive, Mancini ha ammesso che effettivamente il centrocampo ha perso brillantezza quando i due interni, Risolo e Montinaro, non sono riusciti a trovare gli spazi per gli inserimenti. Non può dunque essere un caso se due cambi su tre hanno riguardato proprio quel settore di campo, con gli ingressi di Prezioso e Vrdoljak. Dubbi che però non possono inficiare il giudizio sulla stagione dei nerazzurri. Questo, playoff o non playoff, non potrà che essere al di sopra della sufficienza.

Mi consentirete, da ultimo, una piccola postilla. Non è stato il primo e probabilmente non sarà l'ultimo, ma quello che ha preceduto il fischio d'inizio di Bisceglie-Cosenza è stato il minuto di raccoglimento più difficile e carico da un punto di vista emotivo che mi sia mai capitato di vivere e raccontare al microfono. Come ha potuto constatare chi ha seguito la mia telecronaca su Eleven Sports, riprendere il racconto è stato difficile. Trattenere l'emozione, e con essa le lacrime, decisamente impossibile. Ciao, Davide!