Fidelis, un pareggio di prestigio e salvezza sempre più vicina. Bisceglie, perché rovinare il finale di una stagione stupenda?

Classe 1988. Giornalista Radionorba. Telecronista SerieCTv per Bisceglie e Fidelis Andria. Vincitore dei premi "Antonio Ghirelli" (2017) e "Tommaso Francavilla" (2018)
16.04.2018 15:00 di Vincenzo Murgolo Twitter:   articolo letto 335 volte
Fidelis, un pareggio di prestigio e salvezza sempre più vicina. Bisceglie, perché rovinare il finale di una stagione stupenda?

Nessuna delle due ha vinto, ma per poter sancire la permanenza di Fidelis Andria e Bisceglie nel campionato di Serie C manca sempre meno, salvo autogol leggendari alla Comunardo Niccolai. Epperò qualcosa da dire, a proposito di entrambe le squadre, c’è. Ma procediamo, come sempre, con ordine.

Piccolo passo indietro. L’11 febbraio la Fidelis Andria cadeva in quel di Monopoli grazie alla doppietta di Sarao. Una sconfitta più netta di quanto il risultato finale (0-2) lasciasse immaginare. L’impressione era che nemmeno l’esperienza di Aldo Papagni potesse bastare a salvare una squadra che sembrava entrata in una spirale depressiva senza fine. I successivi quattro punti conquistati contro Paganese e Reggina sembravano un tiepidissimo brodino, specie perché poi seguiti dalla sconfitta di Fondi. Dalla successiva partita col Catanzaro in poi, però, i federiciani hanno infilato sei risultati utili consecutivi conquistando 12 punti su 18. È ancora presto per stappare lo champagne e brindare alla salvezza aritmetica, ma il pareggio conquistato contro una squadra di rango come il Trapani (a mio modesto parere, la miglior squadra del campionato per gioco espresso) avvicina di molto il traguardo. Basterà proseguire lungo questo abbrivio nelle ultime tre partite (Matera e Virtus Francavilla in casa, nel mezzo la trasferta di Rende) per dare ufficialmente inizio ai festeggiamenti. Poi bisognerà iniziare a pensare alla prossima stagione, magari evitando di ripetere quegli errori che hanno reso più complicata del previsto quella in corso. Ma questo, come cantava un tempo qualcuno, "lo scopriremo solo vivendo".

Lo ripeto per l'ennesima volta, a costo di stufare chi mi legge ogni lunedì. Non considerare positiva la stagione del Bisceglie, al ritorno tra i professionisti dopo 19 anni, è una cosa che non sta né in cielo né in terra. L'obiettivo primario dei nerazzurri era la salvezza e questa ha bisogno unicamente della certezza aritmetica per poter essere sancita. Tanto premesso, non capisco perché la squadra stellata stia regalando ai suoi tifosi un finale di stagione al di sotto delle attese. I numeri, che sono notoriamente testardi e poco inclini a simpatie o antipatie per questa o quella squadra, ci dicono che quella di ieri contro la Reggina è stata l'ottava partita senza vittoria per i nerazzurri, il cui ultimo successo risale al 25 febbraio (2-1 contro l'Akragas al "Ventura"). L'impressione, rafforzata anche dalle parole del direttore tecnico Milillo ieri in sala stampa, è che forse l'obiettivo salvezza ormai a un passo abbia indotto qualcuno ad allentare la tensione. Un vero peccato perché vedere una squadra che ha disputato un'ottima stagione uscire tra i fischi del proprio pubblico è qualcosa che mette una grande tristezza. Ovvio che qualunque traguardo in più rispetto alla salvezza diretta sarebbe stato una grandissima cosa, ma forse ci si attendeva anche un finale migliore sul piano delle prestazioni offerte. Del resto il Bisceglie visto contro Monopoli e Reggina non è neanche lontano parente di quello capace di mettere in grande difficoltà Catania e Trapani, ovvero la seconda e la terza della classe. Ripeto, cancellare quanto fatto in questa stagione dai nerazzurri sarebbe sintomo di incompetenza calcistica o, peggio ancora, di malafede. Però forse anche i tifosi qualche ragione ce l'hanno nel chiedere un finale di stagione migliore rispetto alle ultime uscite. La verità, come spesso accade in questi casi, sta nel mezzo.