Questa società vuole diventare, nel suo piccolo, una macchina perfetta, e noi ci proveremo”. Con queste parole, pronunciate il 10 agosto 2020 nel giorno del suo ritorno a Lecce, Pantaleo Corvino tracciava la rotta del nuovo corso giallorosso. Sei anni dopo, il dirigente salentino è giunto al termine del suo percorso e il club si trova davanti a una delle decisioni più delicate degli ultimi anni.

Il presidente Saverio Sticchi Damiani è già al lavoro per costruire il futuro. L’obiettivo non è ricominciare da zero, bensì consolidare e ampliare un progetto che ha consentito al Lecce di affermarsi come uno dei modelli più virtuosi del calcio italiano. In quest’ottica prende sempre più quota il nome di Sean Sogliano, attualmente sotto contratto con l’Hellas Verona, reduce dalla retrocessione in Serie B.

Perché Sogliano?

La risposta è semplice: il profilo del dirigente piemontese appare perfettamente in linea con il lavoro svolto da Corvino negli ultimi sei anni. Le fondamenta restano le stesse: player trading, sostenibilità economica, valorizzazione dei giovani e professionalità gestionale. Cambiano invece i metodi, le reti di scouting e i mercati di riferimento.

Sogliano ha costruito la propria reputazione grazie alla capacità di individuare talenti ancora poco valorizzati e inserirli in contesti tecnici capaci di esaltarne le qualità. La ricerca dei giocatori rappresenta il cuore del suo lavoro. Roberto Gemmi, storico collaboratore, ha più volte sottolineato come il metodo Sogliano sia fondato su una struttura di scouting organizzata, supportata da analisi video approfondite e da un’attenta valutazione dei profili monitorati.

Nulla viene lasciato al caso. Durante l’esperienza a Padova, ad esempio, riuscì a dare impulso al settore giovanile in tempi rapidi, dimostrando una visione che va oltre la semplice costruzione della prima squadra. La patrimonializzazione del club e la valorizzazione degli asset rappresentano aspetti centrali della sua filosofia, elementi che si sposano perfettamente con il percorso avviato dal Lecce sotto la gestione Corvino.

Un direttore sportivo “vecchio stile”

Di recente Sogliano si è definito un direttore sportivo “naif”, utilizzando il termine nel suo significato più tradizionale: un dirigente che decide, si assume responsabilità dirette e incide concretamente sulle scelte tecniche. Una figura forte, capace di guidare il progetto sportivo senza delegare eccessivamente.

Anche nella scelta degli allenatori emerge una linea molto chiara. Sogliano ha sempre dichiarato di ricercare tecnici dotati di idee precise e di una forte identità calcistica. La coerenza del progetto tecnico è un principio imprescindibile del suo modo di operare.

In quest’ottica, Eusebio Di Francesco potrebbe rappresentare il profilo ideale per dare continuità a una filosofia di gioco moderna, riconoscibile e orientata alla valorizzazione dei giovani.

Continuità più che rivoluzione

Le affinità con Pantaleo Corvino sono numerose. Pur avendo percorsi e mercati di riferimento differenti, entrambi condividono la convinzione che la sostenibilità economica e la crescita del patrimonio tecnico siano condizioni indispensabili per garantire competitività nel lungo periodo.

In queste ore Sticchi Damiani sta lavorando per convincere Sogliano a sposare il progetto giallorosso, superando la concorrenza del Verona, che avrebbe già messo sul tavolo una proposta di rinnovo triennale.

La fumata bianca potrebbe arrivare a breve. Se l’operazione dovesse andare in porto, il Lecce non sceglierebbe soltanto un nuovo direttore sportivo: sceglierebbe di proseguire lungo un percorso che negli ultimi anni ha reso il club un modello osservato con interesse non solo in Italia, ma anche all’estero. Più che una rivoluzione, sarebbe la naturale evoluzione di un progetto costruito con metodo, competenza e visione.

Sezione: Primo piano / Data: Sab 06 giugno 2026 alle 16:02
Autore: Stefano Sozzo / Twitter: @stesozzo
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