“Io non faccio poesia, verticalizzo”, sentenzia un celebre aforisma di Franco Scoglio. Una frase che sembra cucita su misura anche per Valeriano Loseto. Un hombre vertical del calcio pugliese, con idee di gioco chiare e definite. Nell’eterno dilemma tra giochisti e risultatisti, le parole di Loseto ai microfoni di Tuttocalciopuglia riconducono alla realtà, in cui il calcio è dominato da numerose varianti: le caratteristiche dei giocatori a disposizione, lo stile di gioco degli avversari, l’ambiente circostante. Un’interazione di elementi in cui emerge tuttavia una costante: il carattere. Così l’ex tecnico, tra le altre, di Gravina e Bitonto immagina la sua futura squadra: “Immagino un gruppo che abbia fame e determinazione. Si migliora attraverso la cattiveria agonistica, all’interno di una partita ci sono tanti momenti. Voglio una squadra agonisticamente cattiva, che non molli mai. Caratteristiche rare al giorno d’oggi ma ciò che fa la differenza è la mentalità”.
"L'anno sabbatico? Un'esperienza traumatica"
Parole da cui traspare la voglia di rimettersi in gioco, di tornare in superficie dopo una stagione in apnea trascorsa senza panchina. Un’anomalia nel suo curriculum pronta ad essere sostituita da una nuova avvenuta: “Non avevo mai vissuto una stagione del genere nella mia carriera, è stata un’esperienza traumatica”, testimonia Loseto passando al setaccio il lato umano e professionale di un tecnico costretto ad osservare da lontano l’evolversi dei campionati: “Ero reduce da una stagione in cui avevo contribuito alla salvezza di un Gravina mentalmente scarico e probabilmente mi sarei aspettato più considerazione ma fa parte del gioco. Quella gialloblu resta comunque una piazza in cui mi sono stato bene e che mi ha dato la possibilità di affermarmi in Serie D”. Una pausa forzata che ha consentito all’allenatore barese di comprendere le tante sfaccettature celate nel mondo del calcio: “Ho avuto contatti con alcune squadre, soprattutto con società in situazioni particolari ma non me la sono sentita di accettare. È stato un anno sabbatico forzato e inaspettato, attraverso cui ho capito tante dinamiche. Fa tutto parte del bagaglio”.
Loseto nel mirino dell'Acquaviva?
Il suo nome, tuttavia, resta uno dei più attenzionati dagli addetti ai lavori. L’ultima compagine ad aver bussato alla sua porta sarebbe l’Acquaviva, club militante in Eccellenza. Loseto, però, ha precisato: “Non c’è stato ancora nulla di concreto, solo un incontro durante una partita della Primavera del Bari. Vorrei approdare in una società che mi dia il tempo per lavorare e stabilire i miei concetti. Anche a me piacerebbe vincere ogni anno ma per farlo serve programmazione e una società seria. La Serie D è il mio mondo ma non faccio caso alla categoria”.
"Tasso tecnico aumentato in Serie D, in Eccellenza il Brindisi ha avuto costanza"
La Serie D, dunque, come habitat naturale di un tecnico che ha già saputo imprimere il suo credo nelle esperienze passate. Una categoria che Loseto continua a seguire e che anche quest’anno ha messo in mostra un livello importante: “È stato un campionato bellissimo come sempre. Il tasso tecnico è aumentato e noi allenatori contribuiamo a questa crescita. L’aspetto umano e motivazionale deve essere la base e Paci a Barletta lo ha dimostrato. È riuscito a trovare le chiavi di lettura come avvenuto nella mia esperienza a Bitonto tre anni fa”.
Profondo conoscitore del calcio pugliese ad ogni latitudine, il tecnico ha osservato con attenzione anche l’Eccellenza: “Il Brindisi ha avuto costanza, ottenendo una promozione importante senza mai perdere. Bisogna fare un plauso a tutto l’ambiente, Ciullo non ha mai perso la rotta. Il Bisceglie ha vissuto un’annata di equilibrio. Durante la mia esperienza era un porto di mare. Ora hanno conquistato l’accesso in Serie D consentendo al tecnico di lavorare. Il Taranto ha un po’ deluso nella parte iniziale ma si è ripreso perché la famiglia Ladisa ha investito tanto”.
"La retrocessione del Bari? Mancata programmazione, i tifosi meritano altro"
Barese di nascita, con un passato da giocatore e allenatore nel settore giovanile del club biancorosso, Loseto ha espresso rammarico per la retrocessione in Serie C della squadra di Longo: “Ho militato nel settore giovanile del Bari in un periodo in cui ti insegnava ad essere uomo, prima che calciatore. La retrocessione lascia un grandissimo rammarico. Non c’è stata programmazione, sarebbe bastato investire qualche milione in più che la città avrebbe ripagato con il botteghino. Bari vive di calcio e merita altro. I tifosi aspettano la domenica, è importante per tante famiglie. Non vedo più bambini con la maglia del Bari in giro, spero si possa programmare qualcosa di importante”. Valeriano Loseto, intanto, è pronto a ripartire. Lo si intuisce dalla sua voce e dalle sue parole. Carisma, grinta e carattere in attesa di essere trasferite sul campo, insieme a concetti tattici precisi. Senza fare poesie, solo con la concretezza tipica di un uomo di calcio.
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