Alla presentazione dell’Atletico Acquaviva e alla nostra ultima puntata di “Speciale Calciomercato”, si è parlato di giovani e del futuro del calcio italiano con interpreti importanti come David Di Michele, Antonio Di Gennaro, Nicola Legrottaglie, Vito Tisci e l’agente Fifa Stefano Antonelli che si sono espressi in merito:

DI GENNARO: In Spagna, quando un giocatore del Barcellona esordisce dalla cantera, per una settimana fanno festa. Anche nel resto d’Europa hanno lavorato tantissimo sulle strutture e sulla metodologia ed è per questo, secondo me, che stanno crescendo così tanto nel calcio europeo.

LEGROTTAGLIE: In Italia non abbiamo né strutture, né cultura, né progettazione. Quando si alza il livello in Europa, diventano importanti la struttura fisica e la capacità di giocare a calcio con i tempi che richiede il calcio europeo, che sono molto più veloci rispetto a quelli del calcio italiano.

PETRAROLI (giornalista Antenna Sud): Voi avete parlato di metodologia e di tante cose che sono giuste, ma il Como, che è una squadra composta da tanti stranieri, ha portato uno dei migliori scout italiani, con il compito di individuare giocatori italiani. Le prime due caratteristiche che ci hanno fatto vedere sono l’intelligenza calcistica e la capacità di giocare a calcio, senza parlare di strutture. Non so se sia troppo tardi, ma intanto abbiamo iniziato.

TISCI: Condivido tutto quello che avete detto, ma vedo sempre meno ragazzi con fantasia e con la capacità di saltare l’uomo. Si esaspera la tattica e i ragazzi finiscono per essere condizionati troppo da essa. Tutti i discorsi che avete fatto rappresentano degli ottimi spunti di riflessione sui quali si può lavorare.

DI MICHELE: Sicuramente questo calcio è diverso dal nostro. Oggi si guarda molto alla struttura fisica, ma questo aspetto serve soprattutto in alcune zone del campo e rischia di escludere, ad esempio, i ragazzi più piccoli e bassi, che spesso vengono scartati in favore di giocatori più strutturati, scelti principalmente per vincere i campionati.

Bisognerebbe invece puntare su allenatori capaci di insegnare. Oggi i ragazzi sono molto sedentari ed è sempre più difficile vedere un giovane arrivare al campo con il sorriso. Un ragazzo di 16 anni che esce dal campo nervoso è una delle cose più brutte che possano esistere.

A Frosinone sono stati anni bellissimi, con ragazzi che assorbivano tutto e avevano la possibilità di sbagliare. Bisogna ripartire da questo, mettendo nel calcio giovanile persone che sappiano insegnare e formare i ragazzi, senza pensare esclusivamente a vincere i campionati.

Sezione: Altre notizie / Data: Gio 27 agosto 2026 alle 21:39
Autore: Cosimo Fretta
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