A Venezia l'ennesima 'morte' del Bari, parafrasando una celebre opera di Thomas Mann. Ma il problema non è la sconfitta - sicuramente da preventivare dato il divario, peraltro confermato ieri - ma tutto il contorno che ha portato a tale situazione. Partiamo dall'approccio: disastroso. Prendere due reti così, a difesa schierata e con Puscas a difesa (!?) di Brenno lascia perplessi e di stucco. Gli errori dei centrali difensivi, nell'impostazione di manovra da parte dei laterali (Dorval più che altro, perché Ricci ha fatto il suo). Va bene, si dirà: dal 30' del primo tempo e per buoni venti minuti nella ripresa la reazione c'è stata, bella anche l'azione del gol del 2-1. Ma a cosa può servire se parti con handicap? Che senso ha parlare di buona prestazione dopo aver lasciato le cose nuovamente a metà? Non ce ne voglia Iachini ma passano gli allenatori ed il refrain non cambia. Questi discorsi si fanno dalla prima giornata e siamo ancora al punto di partenza con una classifica pericolante. E nonostante la 'reazione' basta un attimo per subire costantemente ripartenze pericolose. Il Bari poteva far meglio, ma anche lo stesso Venezia senza un Brenno abbastanza reattivo. 

In aggiunta gli attaccanti. Se per Gytkjaer (sognato a lungo e invano) e Pohjanpalo 'servivano gli arabi', sicuramente per prendere sette attaccanti che insieme ne fanno uno e mezzo sarebbe bastato anche il piccolo imprenditore locale. Con una differenza: avresti risparmiato un bel po' di quattrini di ingaggio/prestito. Chi è attento ai bilanci dovrebbe tenerne conto di questo. Oltre del fatto che il Bari è sestultimo. Mettono i brividi anche i numeri in trasferta: quattro sconfitte esterne di fila, tre di queste sotto la gestione Iachini. La prestazione migliore a Catanzaro. L'altra esterna contro Palermo.

Adesso la Sampdoria al San Nicola: altro spareggio. Ma da affrontare con lucidità dall'inizio alla fine della partita. In attesa anche di capire lo stato di salute dei blucerchiati al termine della sfida di questa sera contro l'Ascoli (che potrebbe ridurre il vantaggio sui playout da quattro a tre lunghezze). Infine il modulo: il 3-4-1-2 non sembra dare quelle certezze auspicate. Sarà possibile ritornare alla difesa a quattro? Quando applicata, la squadra è sembrata reagire meglio. 

Sezione: Primo piano / Data: Lun 11 marzo 2024 alle 09:16
Autore: Domenico Brandonisio
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