L’Heraclea che si prepara ad affrontare il campionato di Eccellenza Campania 2026/27 ha già assunto una fisionomia piuttosto precisa. Il mercato ha profondamente ridisegnato la squadra affidata a Francesco Sgambati e, osservando la rosa non soltanto attraverso i ruoli nominali ma soprattutto attraverso le caratteristiche richieste dal modello di gioco dell’allenatore, emerge un quadro meno incompleto di quanto potrebbe sembrare. Non serve un’altra rivoluzione: servono pochi interventi mirati, con una priorità particolarmente evidente sulla corsia sinistra.

Sgambati parte principalmente dal 4-3-3, con il 4-2-3-1 come alternativa credibile, ma il modulo numerico racconta solo una parte della storia. L’idea è quella di una squadra propositiva e verticale, capace di costruire con quattro difensori ma anche di modificare la propria struttura durante lo sviluppo dell’azione. I terzini devono accompagnare, gli esterni offensivi garantire ampiezza o attaccare i mezzi spazi, le mezzali percorrere molti metri e il centravanti non può limitarsi ad aspettare palloni all’interno dell’area. Deve venire incontro, creare connessioni e contemporaneamente essere capace di attaccare la profondità.

Senza pallone il principio è altrettanto riconoscibile: compattezza, aggressività, riaggressione e disponibilità al sacrificio soprattutto da parte degli esterni. In determinate situazioni il 4-3-3 può trasformarsi in un 4-1-4-1, mentre una mezzala può alzarsi sulla prima costruzione avversaria portando la squadra verso una pressione assimilabile a un 4-4-2. È un calcio che richiede gambe, letture e disponibilità al lavoro. Per questo la semplice qualità tecnica, soprattutto sugli esterni e a centrocampo, non è sufficiente.

C’è poi un elemento regolamentare determinante. Nel campionato di Eccellenza Campania dovranno essere contemporaneamente utilizzati almeno un calciatore nato dal 2006 in poi, uno dal 2007 in poi e uno dal 2008 in poi. L’Heraclea ha costruito la rosa tenendo evidentemente conto anche di questo vincolo. Tra i 2008 ci sono il portiere Antonio Figliamondi e il terzino destro Giorgio Musone; tra i 2007 Luca Ricchiuti e Terry Tabi Gyimah; tra i 2006 Samuele Farinola, Francesco Cannone e Francesco Piscopo.

Proprio Musone potrebbe diventare uno degli uomini tatticamente più importanti della squadra, indipendentemente dall’età. Schierare il classe 2008 sulla corsia destra consente infatti di utilizzare Federico Gesualdi tra i pali senza sacrificare esperienza nel ruolo del portiere per soddisfare gli obblighi regolamentari. Se Musone dimostrasse di poter sostenere stabilmente la categoria, Sgambati avrebbe quindi risolto contemporaneamente una questione tecnica e una di costruzione della distinta.

Gesualdi parte naturalmente avanti nelle gerarchie per esperienza. Alle sue spalle Figliamondi rappresenta però molto più di una semplice alternativa: arriva da una stagione con 31 gare da titolare e può diventare una soluzione strategica qualora fosse necessario spostare l’utilizzo del 2008 dalla fascia alla porta.

Al centro della difesa sono arrivati Pasquale Campanile ed Emanuele Pagliocca, ai quali si aggiunge Davide De Vivo. Qui la questione fondamentale sarà verificare quanto i centrali riescano a sostenere il tipo di calcio immaginato da Sgambati. Campanile e Pagliocca possono offrire fisicità e presenza nei duelli, con Pagliocca particolarmente interessante anche sui piazzati, ma una difesa chiamata ad accorciare in avanti richiede anche rapidità nella copertura della profondità, capacità di anticipare e lucidità quando viene lasciato spazio alle spalle. Sarà probabilmente uno degli aspetti più significativi del precampionato.

Il problema principale della linea difensiva, però, è un altro: manca al momento una prima scelta naturale e chiaramente definita sulla fascia sinistra. Ed è proprio lì che il mercato dovrebbe concentrare l’investimento principale. Nel calcio di Sgambati il terzino non deve semplicemente presidiare la corsia. Deve accompagnare l’azione, dare ampiezza quando l’ala entra dentro al campo, arrivare al cross e soprattutto avere la capacità atletica di riaggredire immediatamente dopo una perdita del possesso.

La squadra possiede alcune possibili soluzioni interne, ma si tratterebbe di adattamenti. Francesco Cannone, classe 2006, potrebbe essere testato anche in una posizione più arretrata qualora le sue caratteristiche lo consentissero, ottenendo contemporaneamente un ulteriore vantaggio nella gestione degli Under. Sarebbe però rischioso costruire l’intera stagione sulla riuscita di una riconversione prima di averla verificata sul campo.

Per questo il mercato dovrebbe cercare soprattutto un terzino sinistro giovane, dinamico, resistente e naturalmente abituato a coprire tutta la corsia. Tra i profili oggi disponibili, Lorenzo Tropea rappresenta una delle soluzioni più interessanti. Ventidue anni, già esperienze tra Serie C e Serie D, caratteristiche da laterale di spinta e possibilità di arrivare senza un costo di cartellino: non sarebbe necessariamente il nome più altisonante, ma probabilmente uno degli incastri più razionali tra necessità tattica, età e sostenibilità.

Un’altra soluzione interessante è Giulio Di Razza, mancino naturale e utilizzabile sia da terzino sia da esterno a tutta fascia. È un profilo meno appariscente ma proprio per questo particolarmente coerente con una logica di mercato orientata alla ricerca di giocatori sottovalutati. Matteo Anzolin rappresenterebbe invece l’opzione più ambiziosa: formazione Juventus, esperienza professionistica italiana ed estera e qualità potenzialmente superiore alla categoria, ma proprio per questo con maggiori difficoltà legate a ingaggio e disponibilità a scendere in Eccellenza. Tra gli svincolati c’è anche l’esperienza di Masahudu Alhassan, soluzione certamente suggestiva ma da valutare soprattutto sotto il profilo atletico, considerando quanto il ruolo richieda continuità di corsa.

Sul lato destro l’urgenza è inferiore. Musone può occupare la posizione da titolare e, se risponderà bene, sarebbe controproducente chiuderne completamente lo spazio. Servirebbe semmai una seconda soluzione affidabile, soprattutto per evitare che un’assenza del 2008 costringa Sgambati a modificare contemporaneamente terzino e portiere. Federico Arba, classe 2005 e utilizzabile anche più avanzato sulla fascia, può rappresentare una possibile opportunità se resterà disponibile.

Il centrocampo, al contrario, appare già costruito con una certa logica di complementarità. Bruno Tatavitto porta qualità tecnica e visione e può essere l’uomo al quale affidare parte della prima costruzione. Daniele Napolitano sembra invece più adatto a garantire aggressività, interdizione e protezione centrale. Le sue caratteristiche suggeriscono infatti di utilizzarlo con maggiore prudenza rispetto all’etichetta generica di centrocampista dinamico: può essere molto utile davanti alla difesa, nella gestione delle seconde palle e nell’aggressione del ricevitore, mentre una funzione che gli imponesse continue corse box-to-box rischierebbe di esporne maggiormente i limiti sul lungo.

È qui che Samuele Farinola può assumere un’importanza particolare. Il classe 2006 possiede proprio il profilo della mezzala dinamica richiesta dal sistema: capacità di muoversi tra centro e fascia, accompagnare l’azione e fornire intensità. È inoltre uno degli Under obbligatori e può quindi diventare un titolare non semplicemente per regolamento, ma per reale compatibilità con il calcio dell’allenatore.

Interessante anche la situazione di Luca Ricchiuti, 2007, centrocampista che può essere interpretato in maniera meno tradizionale. La possibilità di utilizzarlo anche lateralmente apre diverse configurazioni: mezzala destra capace di allargarsi, esterno di centrocampo o alternativa offensiva. In una rosa sottoposta a vincoli anagrafici, questa duttilità ha un valore superiore alla semplice capacità di ricoprire più posizioni.

Nel complesso il centrocampo non necessita quindi di un intervento obbligatorio. Un giocatore come Vincenzo Bammacaro, classe 2004 con esperienze tra settore giovanile professionistico e Serie D, potrebbe rappresentare un’occasione qualora il precampionato evidenziasse la necessità di aumentare corsa e profondità delle rotazioni, ma non avrebbe senso acquistare un’altra mezzala soltanto per aggiungere un nome alla rosa.

Anche il reparto offensivo offre numerose soluzioni. Francesco Piscopo, classe 2006, può muoversi su entrambe le fasce e anche più vicino alla porta. Terry Tabi, classe 2007, garantisce un’altra soluzione utile per gli obblighi regolamentari e ha già mostrato confidenza con il gol nelle categorie giovanili e dilettantistiche. Moriféré Konè aggiunge esperienza e capacità di giocare da attaccante esterno, mentre Iago Beceiro offre qualità e letture differenti.

Proprio Beceiro potrebbe diventare particolarmente interessante nel 4-2-3-1. A 33 anni sarebbe probabilmente poco produttivo chiedergli di sostenere costantemente il lavoro difensivo di un’ala chiamata a rincorrere il terzino avversario per novanta minuti. Potrebbe invece essere valorizzato in partite contro blocchi bassi, entrando maggiormente dentro al campo o agendo vicino alla punta.

Lo stesso discorso vale per Francesco Pelosi. Più che essere considerato genericamente un attaccante, può diventare una delle chiavi della variante con il trequartista. Alle spalle del centravanti potrebbe sfruttare meglio ricezioni tra le linee, inserimenti e capacità di attaccare l’area, consentendo all’Heraclea di trasformarsi senza necessariamente cambiare uomini.

Al centro dell’attacco è arrivato Jesús Jiménez, classe 2000, ed è per questo che acquistare un’altra punta non rappresenta oggi una priorità. Il profilo ideale per Sgambati non è quello del centravanti statico, ma di un giocatore capace di alternare movimenti incontro e corse alle spalle dei difensori. Jiménez dovrà dimostrare di poter svolgere entrambe le funzioni: diventare un riferimento quando la squadra deve risalire ma contemporaneamente liberare spazio per gli inserimenti degli esterni.

È proprio dalla relazione tra la punta e le ali che potrebbe nascere una delle dinamiche più interessanti della stagione. Se Jiménez viene incontro trascinando fuori un centrale, Konè, Piscopo o Tabi devono immediatamente attaccare lo spazio liberato. La mezzala sul lato forte può quindi accompagnare l’azione creando superiorità e costringendo il terzino avversario a scegliere se stringere o seguire l’uomo in fascia. È un meccanismo semplice soltanto in apparenza, perché richiede tempi coordinati e soprattutto interpreti con caratteristiche complementari.

Nell’undici iniziale, considerando la rosa oggi disponibile e immaginando l’arrivo di un terzino sinistro, Sgambati potrebbe partire con Gesualdi in porta; Musone, Campanile, Pagliocca e un nuovo laterale mancino in difesa; Tatavitto davanti alla linea con Farinola e Napolitano interni; Tabi e Konè ai lati di Jiménez. La presenza contemporanea di Musone, Tabi e Farinola consentirebbe di rispettare gli obblighi 2008, 2007 e 2006 senza snaturare la formazione.

Nel 4-2-3-1 potrebbero invece aumentare lo spazio e l’importanza di Pelosi, con Tatavitto e Farinola o Napolitano davanti alla difesa, due esterni e Jiménez riferimento avanzato. È una soluzione che permetterebbe all’Heraclea di aumentare il numero di giocatori tra le linee contro squadre particolarmente chiuse, senza abbandonare la possibilità di attaccare verticalmente.

Il mercato ideale, dunque, dovrebbe essere molto meno frenetico di quello già condotto. La priorità assoluta resta il terzino sinistro, mentre sulla destra può essere utile una seconda scelta dietro Musone. Soltanto successivamente avrebbe senso valutare eventuali occasioni a centrocampo o in difesa centrale.

Tra le possibili strategie, quella più razionale sarebbe completare la fascia sinistra con un profilo come Tropea o Di Razza, mantenendo spazio salariale per eventuali correzioni successive. Una soluzione più ambiziosa potrebbe portare ad Anzolin, qualora esistessero davvero le condizioni economiche per convincerlo a scendere di categoria. Al contrario, l’ipotesi di non intervenire e adattare Cannone rimane possibile, ma esporrebbe la squadra a un rischio evitabile in una zona di campo fondamentale per il sistema.

L’aspetto forse più interessante dell’Heraclea è però un altro: la rosa sembra costruita con giocatori capaci di fare cose differenti, non con una semplice collezione di nomi. Tatavitto può dare qualità alla manovra, Napolitano protezione, Farinola corsa, Pelosi gioco tra le linee, Konè e Piscopo profondità, Jiménez connessione e presenza offensiva. Se Sgambati riuscirà a distribuire correttamente questi compiti, senza chiedere a ogni giocatore di possedere contemporaneamente tutte le caratteristiche, il 4-3-3 potrà acquisire una struttura molto più equilibrata.

Il lavoro dell’Heraclea, insomma, appare già a buon punto. Non serve cercare necessariamente i giocatori più forti disponibili, ma quelli capaci di completare ciò che esiste già. E oggi il mercato suggerisce una direzione precisa: completare le fasce, verificare la capacità dei centrali di difendere campo aperto e utilizzare il precampionato per capire quali giovani possano diventare titolari reali e non semplici strumenti per rispettare il regolamento.

La squadra ha già qualità offensiva e diverse possibilità di rotazione. L’ultimo salto nella costruzione dell’organico passa soprattutto dall’equilibrio. Perché nel calcio verticale e aggressivo immaginato da Sgambati, avere un giocatore tecnicamente valido è importante; avere il giocatore giusto, nella funzione giusta e accanto ai compagni giusti, può fare molta più differenza.

Sezione: Primo piano / Data: Mer 12 agosto 2026 alle 17:54
Autore: Francesco Ippolito / Twitter: @fraccio
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