Il Foggia di Gaetano Auteri comincia ad avere una fisionomia abbastanza riconoscibile, anche se parlare già di una forma definitiva sarebbe prematuro, sia perché il mercato resta aperto sia perché lo stesso allenatore potrebbe modificare l’assetto nel corso della stagione. Le prime uscite hanno però consegnato un’indicazione tutt’altro che secondaria: la difesa a quattro non sembra essere stata soltanto una soluzione occasionale e il 4-2-3-1 potrebbe rappresentare il punto di partenza della nuova annata, nonostante Auteri abbia costruito gran parte della propria carriera intorno al 3-4-3.

È proprio da questa apparente contraddizione che prende le mosse l’analisi elaborata attraverso un software integrato con intelligenza artificiale, non in commercio e attualmente in fase di sviluppo, realizzato dall'ing. Francesco Ippolito, capace di lavorare su statistiche approfondite provenienti da un database di oltre 500.000 calciatori e di incrociarle con statistiche stagionali, caratteristiche tecniche, fisiche e mentali, ruoli interpretati in fase di possesso e non possesso, qualità atletiche, età, duttilità, moduli di gioco, principi tattici e caratteristiche specifiche degli allenatori.

L’obiettivo, dunque, non è costruire una semplice graduatoria dei calciatori con più gol, più assist o maggiore valore di mercato, ma provare a comprendere quali possano rendere maggiormente all’interno di uno specifico contesto tattico. E nel caso del Foggia quel contesto non può che essere determinato dal calcio di Auteri, allenatore tradizionalmente associato al 3-4-3 ma il cui lavoro sarebbe riduttivo leggere attraverso la sola disposizione numerica.

Le squadre allenate dal tecnico siciliano hanno infatti generalmente ricercato una costruzione capace di attirare la pressione avversaria, centrocampisti disponibili a ricevere anche nelle zone più congestionate, esterni chiamati a occupare l’intera corsia e un tridente estremamente mobile. Il possesso non viene utilizzato in maniera puramente conservativa, perché la circolazione serve soprattutto a preparare il momento dell’accelerazione: quando si apre uno spazio, la squadra deve riconoscerlo rapidamente e attaccarlo, attraverso verticalizzazioni improvvise, ricerca della profondità e un’occupazione offensiva del campo che tende a portare numerosi uomini stabilmente nella metà campo avversaria.

A questo si aggiunge uno dei principi più ricorrenti nel calcio di Auteri, quello della pressione immediata dopo la perdita del pallone, che richiede giocatori capaci di accorciare in avanti e sostenere elevati volumi di corsa. Occupazione razionale degli spazi, superiorità posizionale, capacità di verticalizzare e riaggressione sono quindi elementi che restano centrali anche ipotizzando il passaggio al 4-2-3-1, che non comporterebbe necessariamente un cambiamento di filosofia, ma potrebbe rappresentare semplicemente una diversa distribuzione degli uomini sul terreno di gioco.

In possesso, infatti, il sistema può perdere con facilità la propria simmetria iniziale: un terzino può avanzare quasi sulla linea degli attaccanti mentre quello opposto stringe o mantiene una posizione più prudente, uno dei mediani può abbassarsi per partecipare alla prima costruzione e il trequartista può muoversi continuamente tra le linee. Da una struttura nominalmente composta da quattro difensori può così nascere qualcosa di molto vicino a un 3-2-5, con cinque uomini stabilmente occupati sulla linea offensiva e una distribuzione degli spazi non troppo distante da quella ricercata storicamente attraverso il 3-4-3.

Senza pallone il movimento può invece essere opposto, con il trequartista pronto ad alzarsi accanto al centravanti per formare una prima linea di pressione a due e trasformare il sistema in un 4-4-2, mentre gli esterni stringono per chiudere le linee di passaggio e devono avere la disponibilità atletica necessaria per ripiegare rapidamente. I due mediani, in questo contesto, devono possedere tempi e gambe per uscire aggressivamente sul portatore senza lasciare scoperta la zona centrale, ed è soprattutto qui che la selezione dei giocatori diventa determinante: nel calcio di Auteri non è sufficiente essere tecnicamente validi, perché bisogna riuscire a sostenere un gioco fatto di intensità, riaggressioni, transizioni e corse continue senza pallone.

Sullo sfondo, inoltre, resta inevitabilmente il 3-4-3. Non sarebbe affatto sorprendente vederlo riapparire durante la stagione o persino all’interno della stessa partita, ed è anche per questa ragione che assumono ancora maggiore valore quei calciatori capaci di vivere in entrambi i sistemi: terzini utilizzabili da quinti, esterni offensivi in grado di stringere fino a diventare seconde punte, centrali adatti sia alla coppia sia alla linea a tre e attaccanti capaci di cambiare posizione senza modificare i principi collettivi.

La rosa costruita finora sembra, almeno in parte, andare proprio in questa direzione. In porta ci sono Gianluca Saro e Davide Marfella, una coppia che permette di considerare il ruolo sostanzialmente coperto, mentre al centro della difesa sono presenti Davide Di Pasquale, Timurs Azarovs e Corentin Parisy. Sulla destra c’è Gianmarco Todisco, sul lato opposto la soluzione attualmente disponibile è invece rappresentata dal giovane Leonardo Basso.

Il centrocampo è cresciuto soprattutto attraverso l’arrivo di Andrea Gallo, aggiunto a Mamadou Coulibaly, Orazio Pazienza, Gerardo Agnelli e Hamza Haoudi, mentre davanti sono presenti Enrico Oviszach, Giuseppe Panico e Isyakha Touré, interpreti profondamente differenti tra loro e proprio per questo potenzialmente complementari.

Il mercato ha dunque modificato sensibilmente molte delle valutazioni che potevano essere formulate soltanto poche settimane fa. La porta non rappresenta più un’urgenza, la fascia destra ha trovato un riferimento e al centro della difesa può essere composta una coppia scegliendo due uomini tra Di Pasquale, Parisy e Azarovs, anche se tre centrali diventerebbero inevitabilmente pochi nel caso di un ritorno stabile alla linea a tre.

A centrocampo, invece, l’arrivo di Gallo cambia probabilmente più di quanto possa suggerire il semplice conteggio numerico degli elementi presenti, perché insieme a Coulibaly può formare un doppio mediano piuttosto complementare: Gallo maggiormente orientato alla gestione, alle letture e all’organizzazione, Coulibaly capace invece di garantire fisicità, copertura di campo e capacità di duello.

Haoudi può essere collocato qualche metro più avanti e diventare l’elemento di connessione tra centrocampo e attacco, non necessariamente nella veste del classico numero dieci che aspetta il pallone tra le linee per effettuare l’ultimo passaggio, ma come giocatore capace di abbassarsi, ricevere, spostare lateralmente il possesso, liberare il corridoio per l’inserimento dell’esterno e successivamente riattaccare l’area.

Oviszach garantisce già un interprete naturale sulle corsie, mentre Touré aggiunge velocità, strappo e attacco della profondità; arriva però da una categoria inferiore e sarebbe rischioso attribuirgli immediatamente e in maniera esclusiva la responsabilità realizzativa di una squadra intenzionata a costruire qualcosa di importante. Panico, al contrario, può essere utilizzato in più zone del fronte offensivo: prima punta associativa, seconda punta, giocatore capace di abbassarsi o di agire alle spalle di un altro attaccante, una duttilità che rappresenta una risorsa ma che rende allo stesso tempo logico affiancargli un centravanti ancora più specifico.

Allo stato attuale un possibile Foggia potrebbe quindi presentarsi con Saro; Todisco, Di Pasquale, Parisy o Azarovs, Basso; Gallo, Coulibaly; Touré, Haoudi, Oviszach; Panico. Una squadra esiste già, ma la differenza tra una formazione semplicemente completa e una realmente costruita sulle richieste di Auteri potrebbe essere determinata da tre caselle ancora da riempire: un terzino o quinto sinistro, un’ala capace di attaccare profondità e porta e un centravanti mobile e associativo.

È soprattutto su queste posizioni che il software restituisce le indicazioni più interessanti, attraverso un sistema che costruisce per ogni ruolo un archetipo tattico, distingue il comportamento richiesto in fase di possesso da quello necessario senza pallone e confronta attributi tecnici, atletici e mentali con quelli dei singoli giocatori, sintetizzando il risultato attraverso un indice percentuale di compatibilità tecnico-tattica.

Non si tratta di una misura della forza assoluta: un giocatore con il 70% non è necessariamente più forte di uno con il 64%, ma presenta semplicemente caratteristiche maggiormente coincidenti con quelle richieste dalla funzione analizzata. Nel caso di un’ala offensiva, per esempio, il dribbling costituisce soltanto una parte della valutazione, alla quale si aggiungono finalizzazione, accelerazione, velocità, smarcamento, agilità, freddezza, capacità di attaccare senza pallone e disponibilità al lavoro; per il centravanti entrano invece in gioco, oltre ai gol, primo controllo, tecnica, passaggio, gioco associativo, decisioni, mobilità, velocità e predisposizione alla pressione, mentre per un terzino o quinto cross e conduzione vengono letti insieme a resistenza, velocità, capacità difensive e disponibilità alla corsa.

Il rendimento dell’ultima stagione serve quindi a validare ciò che emerge dalle caratteristiche, ed è proprio dalla fascia sinistra che si individua la prima necessità concreta. Basso rappresenta un giovane interessante, ma affidargli l’intera corsia in una stagione nella quale il Foggia vuole essere competitivo comporterebbe inevitabilmente una quota di rischio, soprattutto considerando che il terzino sinistro richiesto dal sistema non dovrebbe comportarsi come un semplice difensore laterale, ma essere chiamato a salire, sovrapporsi, garantire ampiezza quando Oviszach entra dentro, sostenere il pressing e avere la capacità atletica di recuperare rapidamente la posizione. Nel caso di passaggio al 3-4-3, inoltre, dovrebbe riuscire a trasformarsi immediatamente in un quinto.

Il nome che continua a emergere più in alto è Marco Sala dell’Avellino, che nell’interpretazione da laterale tecnico e associativo raggiunge circa il 71% di compatibilità, rimanendo vicino al 68% anche quando viene valutato soprattutto come uomo di corsa e profondità. È un dato significativo perché racconta una completezza funzionale evidente: Sala non è soltanto un terzino capace di spingere, ma un giocatore che può partecipare alla costruzione, associarsi, rifinire e contemporaneamente sostenere tutta la corsia. Nella seconda parte della Serie B 2025/26 ha disputato 13 partite con l’Avellino, tutte da titolare, producendo due assist, e sarebbe probabilmente uno degli elementi più immediatamente adattabili al doppio sistema, da terzino nel 4-2-3-1 e da quinto nel 3-4-3.

La difficoltà riguarda inevitabilmente l’aspetto economico, perché il giocatore appartiene a una società di Serie B e potrebbe diventare realmente raggiungibile soltanto attraverso un prestito, un’uscita dal progetto tecnico o condizioni particolarmente favorevoli. Un altro profilo di livello è Thomas Sandon del Vicenza, più giovane, con una compatibilità da laterale offensivo vicina al 69% e reduce da una stagione nella quale ha disputato 33 partite, 32 delle quali da titolare, segnando un gol e fornendo tre assist.

È un giocatore di gamba, affidabile nella percorrenza e sufficientemente completo per occupare tutta la fascia, anche se la promozione del Vicenza ha inevitabilmente modificato lo scenario: un calciatore che nella precedente elaborazione poteva apparire come uno dei migliori profili disponibili in Serie C appartiene oggi a una squadra di categoria superiore.

Completamente differente sarebbe invece un’operazione legata a Tommaso D’Orazio, attualmente svincolato dopo l’esperienza al Cosenza. L’indice percentuale rimane superiore al 65% nelle due principali interpretazioni del ruolo e nell’ultima stagione ha disputato 23 gare. A 36 anni non può evidentemente essere considerato un investimento di prospettiva, ma proprio l’età e la situazione contrattuale cambiano la natura dell’operazione: nessun costo di cartellino, grande esperienza da quinto e la possibilità di creare insieme a Basso una coppia composta da un veterano pronto e un giovane da sviluppare.

Ancora più realistica appare la pista Roberto Pierno del Campobasso, che nel 2025/26 ha collezionato 27 presenze segnando un gol e presenta una compatibilità da laterale di spinta superiore al 63%, con valori leggermente inferiori nell’interpretazione maggiormente tecnica. Non possiede probabilmente la qualità associativa di Sala, ma offre altri vantaggi importanti, perché conosce perfettamente la categoria, può essere impiegato su entrambe le fasce e garantisce atletismo. Sarebbe uno di quegli acquisti capaci di completare la rosa senza assorbire necessariamente la quota principale del budget, lasciando maggiori risorse disponibili per il reparto offensivo.

Tra i profili maggiormente orientati allo sviluppo compare invece Mattia Maffei del Trento, reduce da 34 presenze e due assist nella stagione 2025/26. È mancino, garantisce continuità atletica ed è ancora in un’età nella quale può aumentare il proprio livello. L’indice percentuale non raggiunge quello dei migliori candidati, ma il profilo rimane interessante all’interno di una strategia più attenta alla sostenibilità e alla valorizzazione.

È però proprio sulla fascia sinistra che l’apertura ai campionati stranieri allarga maggiormente il ventaglio delle possibilità. Uno dei primi nomi è quello di Marko Pajač, oggi alla Lokomotiva Zagabria, il cui rendimento nell’ultimo campionato croato è difficilmente ignorabile: 30 presenze, sei gol e sei assist nel 2025/26, numeri più vicini a quelli di un attaccante aggiunto che di un semplice laterale.

L’esperienza già maturata nel calcio italiano ridurrebbe inoltre il normale rischio di adattamento e, pur non rappresentando a 33 anni un investimento patrimoniale, Pajač offrirebbe immediatamente qualità sul mancino, cross, calci piazzati e capacità di incidere direttamente nell’ultima giocata. Più giovane è Nino Vukasović del Celje, mancino di 24 anni che prima del trasferimento aveva raccolto 31 presenze e due assist al Radomlje: un laterale meno esasperatamente offensivo rispetto a Pajač, ma proprio per questo potenzialmente adatto a un 4-2-3-1 asimmetrico, con un terzino più aggressivo su un lato e uno più equilibrato sull’altro.

Jošt Urbančič dell’Olimpija Lubiana, 25 anni, appartiene invece alla categoria dei laterali maggiormente associativi e nella stagione 2025/26 ha disputato 25 partite con due assist e ottime percentuali di precisione nel passaggio. Non è necessariamente il giocatore capace di percorrere la fascia in maniera più devastante, ma potrebbe aiutare una squadra intenzionata a costruire dal basso senza perdere ampiezza. Un altro nome interessante è Roko Jurišić dell’Osijek, 24 anni, che nel campionato croato ha raccolto circa venti presenze con due gol e un assist nel campione stagionale disponibile: rispetto a Pajač sarebbe una soluzione meno pronta, ma con maggiori margini di sviluppo.

Infine c’è Brice Wembangomo dell’Häcken, principalmente laterale destro ma utilizzabile anche sul lato opposto, capace di superare il 70% di compatibilità nell’interpretazione da esterno ad altissima intensità, soprattutto grazie a velocità, accelerazione, resistenza e capacità di sostenere un volume molto elevato di corse. Sarebbe più un jolly di fascia che un terzino sinistro puro e probabilmente rappresenterebbe anche una delle operazioni economicamente più impegnative.

Il quadro sulla fascia diventa così piuttosto chiaro: Sala appare probabilmente il profilo tecnicamente più completo, Pierno quello più razionale all’interno del mercato di Serie C e Pajač una delle soluzioni estere più immediatamente interessanti.

Il secondo grande intervento riguarda invece il reparto offensivo, dove il Foggia possiede già giocatori capaci di venire incontro, associarsi e ricevere tra le linee, ma sembra avere bisogno soprattutto di un’ala capace di attaccare la porta senza pallone. Quando il centravanti esce dall’area, qualcuno deve occuparne lo spazio; quando il pallone si trova sul lato opposto, l’esterno deve aggredire il secondo palo; quando l’avversario difende alto, serve infine un giocatore capace di trasformare immediatamente trenta metri di campo libero in un’occasione.

Da questo punto di vista il nome italiano che raggiunge i valori più elevati è Tommaso Biasci dell’Avellino, la cui compatibilità da ala di profondità è vicina al 73%, con la particolarità di mantenersi praticamente sullo stesso livello anche quando viene valutato da centravanti mobile. Nella Serie B 2025/26 ha segnato 12 gol e fornito tre assist in 35 partite, e proprio la polifunzionalità ne costituisce uno dei principali punti di forza: può partire da sinistra, entrare centralmente, affiancare un altro attaccante oppure diventare il centravanti del 4-2-3-1.

Sarebbe però un acquisto di livello superiore rispetto alla normale dimensione della categoria e quindi particolarmente difficile. Molto alta è anche la compatibilità di Matteo Rover della Reggiana, intorno al 70%, sebbene la produzione dell’ultima stagione sia stata più contenuta, con un gol e due assist. È un esempio interessante di come un modello tattico possa leggere qualità differenti rispetto alle statistiche più immediate: movimenti, accelerazioni e capacità di attaccare lo spazio risultano coerenti con il ruolo, ma il rendimento recente suggerisce che l’eventuale operazione avrebbe senso soprattutto in condizioni da rilancio.

Molto più immediata, soprattutto guardando alla Serie C, appare invece la candidatura di Camillo Tavernelli dell’Arezzo, la cui compatibilità supera il 67% da ala di profondità e raggiunge circa il 69% quando viene valutato come esterno maggiormente creativo. La stagione reale rafforza ulteriormente il giudizio, con 10 gol in 36 partite di Serie C, e il suo profilo consente di combinare attacco dello spazio e partecipazione alla manovra, con il vantaggio aggiuntivo di conoscere già perfettamente la categoria e trovarsi in una fascia d’età ideale.

Differente è Jacopo Manconi del Benevento, oggi in Serie B dopo la promozione, giocatore maggiormente portato a muoversi nei mezzi spazi, avvicinarsi al centravanti e occupare zone da seconda punta. Nell’ultima stagione ha raggiunto circa dieci reti e la compatibilità da attaccante mobile è vicina al 68%: in un 4-2-3-1 potrebbe dunque essere considerato un esterno soltanto sulla distinta, perché in fase di possesso tenderebbe spesso a stringere centralmente.

Poi c’è Alfredo Bifulco del Campobasso, uno dei casi più interessanti dell’intera elaborazione, proprio perché la compatibilità teorica è inferiore, intorno al 59%, a causa di alcuni parametri relativi a velocità, accelerazione e finalizzazione che non raggiungono le soglie più elevate fissate per l’archetipo, mentre il rendimento reale racconta 14 gol in 35 partite di Serie C. È il classico esempio di quanto il dato analitico debba essere costantemente confrontato con ciò che avviene sul campo: quattordici reti in Serie C non possono essere ignorate e, in questo caso, l’eventuale acquisto sarebbe motivato soprattutto dalla capacità realizzativa già dimostrata.

Anche per l’esterno offensivo i mercati stranieri offrono possibilità interessanti. Andraž Ruedl del Koper, appena 22 anni, è uno dei nomi più intriganti perché può essere utilizzato da trequartista o da ala e nel 2025/26 ha segnato otto gol in campionato. È giovane, produttivo e tatticamente flessibile, il tipo di calciatore che un club di Serie C dovrebbe provare a intercettare prima che il suo valore cresca ulteriormente.

Sempre dal Koper arriva Isaac Matondo, 27 anni, ala sinistra formata nel Rennes, che nel 2025/26 ha disputato 33 partite segnando sei gol. Rispetto a Ruedl è maggiormente orientato al dribbling e alla capacità di ricevere largo per creare superiorità individuale, una caratteristica particolarmente utile nelle partite bloccate, quando il sistema collettivo non riesce da solo ad aprire la difesa avversaria.

Dalla Francia emerge invece Shelton Guillaume del Versailles, 28 anni, esterno offensivo utilizzabile anche più vicino alla porta e autore di 12 reti nel 2025/26. La provenienza dal terzo livello francese rende l’operazione teoricamente più realistica rispetto a quella di calciatori appartenenti alle categorie superiori, mentre rapidità e produzione offensiva ne fanno un profilo meritevole di approfondimento.

Più difficile sarebbe arrivare a Benjamin Gomel del Sochaux, capace nell’ultima stagione disputata nel National di segnare 12 gol in circa 2.400 minuti, numeri da attaccante pur partendo prevalentemente dall’esterno. La promozione del Sochaux in Ligue 2 ha inevitabilmente aumentato la difficoltà dell’operazione, anche se proprio le nuove gerarchie potrebbero eventualmente creare opportunità nel caso in cui il giocatore trovasse meno spazio.

Infine c’è Jeppe Okkels del Djurgården, già emerso nelle precedenti elaborazioni con una compatibilità vicina al 65% e particolarmente apprezzabile per velocità e attacco della profondità. La produzione più recente non raggiunge quella degli altri candidati, ma un eventuale prestito potrebbe trasformarlo in una soluzione interessante.

Se il mercato offensivo venisse letto esclusivamente attraverso il rapporto tra caratteristiche, categoria e plausibilità, Tavernelli rappresenterebbe probabilmente uno dei profili italiani più completi, mentre Ruedl sarebbe uno dei nomi internazionali più interessanti; Biasci rimarrebbe invece il possibile colpo capace di alzare realmente il livello della squadra.

La terza casella, tuttavia, potrebbe essere quella più importante di tutte: il centravanti. Non necessariamente perché oggi il Foggia non abbia un giocatore capace di occupare quella posizione, ma perché il numero nove può determinare il rendimento dell’intero reparto. Nel calcio di Auteri il centravanti non deve infatti aspettare semplicemente dentro l’area, ma uscire dalla linea offensiva, legare il gioco, attirare un centrale, liberare spazi, attaccare successivamente la profondità e guidare la prima pressione.

Per questa ragione il software non considera soltanto la finalizzazione, ma anche primo controllo, tecnica, passaggio, smarcamento, decisioni, freddezza, velocità, accelerazione e predisposizione al lavoro. Panico possiede diverse di queste caratteristiche, ma l’arrivo di un centravanti maggiormente specifico permetterebbe di utilizzarlo in più posizioni e moltiplicherebbe le combinazioni offensive.

Ancora una volta il nome con la compatibilità più elevata è Tommaso Biasci, che supera il 72% da centravanti mobile e arriva da una Serie B chiusa con 12 gol e tre assist. Non sarebbe quindi soltanto un profilo tatticamente coerente, ma un giocatore già capace di produrre numeri importanti, particolarmente prezioso per la possibilità di permettere ad Auteri di cambiare sistema senza effettuare sostituzioni: centravanti nel 4-2-3-1, attaccante laterale nel 3-4-3 oppure seconda punta accanto a un riferimento più fisico.

Il problema resta naturalmente la complessità dell’operazione. Jacopo Manconi rappresenta una soluzione differente, con una compatibilità intorno al 68% e qualità associative probabilmente superiori rispetto a quelle di un classico centravanti d’area: sa uscire dalla linea, combinare e successivamente attaccare lo spazio, e nonostante il Benevento neopromosso renda difficile una trattativa, dal punto di vista tattico rimane un profilo coerente.

Tra gli svincolati compare invece Roberto Inglese, reduce dall’esperienza con la Salernitana e accreditato di una compatibilità anch’essa vicina al 68%. Nell’ultima stagione ha segnato quattro reti in 16 presenze e non possiede più l’esplosività degli anni migliori, ma continua a offrire grande capacità di protezione del pallone, gioco spalle alla porta e possibilità di permettere alla squadra di risalire. In questo caso il giudizio dovrebbe riguardare soprattutto durata e costo dell’eventuale contratto.

Un’altra ipotesi è quella legata a Tommaso Fumagalli, rientrato al Como dopo una stagione in Serie B nella quale ha realizzato un gol e tre assist in poco più di mille minuti. La compatibilità è vicina al 65% e la capacità di giocare sia da centravanti sia da trequartista aggiunge ulteriore duttilità, anche se la strada più realistica sarebbe chiaramente quella del prestito.

Particolarmente interessante è infine l’ipotesi Tavernelli centravanti mobile, proprio perché non si tratterebbe di un numero nove tradizionale. Haoudi potrebbe inserirsi centralmente, gli esterni attaccare l’area e Tavernelli uscire continuamente dalla linea per creare spazi, mentre i dieci gol dell’ultima stagione confermano che, pur non essendo un attaccante classico, possiede un rapporto tutt’altro che secondario con la porta.

L’apertura ai campionati stranieri produce anche in questo ruolo diversi nomi. Il primo è Frederik Ihler dell’Elfsborg, già direttamente individuato dal software con una compatibilità vicina al 70%. È mobile, attacca i canali, possiede tecnica sufficiente per partecipare al gioco e garantisce grande disponibilità alla corsa. La produzione più recente non è straordinaria, ma le statistiche relative alla qualità delle occasioni continuano a descriverlo come un attaccante molto attivo; anche in questo caso, tuttavia, la principale difficoltà riguarda il valore economico.

Molto interessante appare invece Kévin Farade del Fleury 91, trentenne di 188 centimetri, fisicamente strutturato ma dotato di una mobilità superiore rispetto a quella di un semplice centravanti d’area. Nel 2025/26 ha segnato 19 gol in 29 partite, accompagnandoli anche con diversi assist, e proprio la combinazione tra produzione offensiva e livello di provenienza lo rende uno dei nomi esteri più intriganti.

Farade sa proteggere il pallone, può spostarsi lateralmente e partecipa al gioco, caratteristiche che ne fanno un profilo meritevole di approfondimento soprattutto considerando che il terzo livello francese non è un mercato incompatibile, almeno in linea teorica, con una Serie C ambiziosa.

All’estremo opposto per età si trova Leo Rimac del Koper, 20 anni, circa 185 centimetri, autore nel 2025/26 di nove gol e tre assist in 31 partite. In questo caso l’operazione avrebbe una doppia valenza, perché al possibile rendimento immediato si aggiungerebbe un evidente investimento patrimoniale. Il problema potrebbe essere proprio il costo, dal momento che un attaccante così giovane e già produttivo nel massimo campionato sloveno può avere una valutazione superiore rispetto alla normale dimensione di un’operazione di Serie C.

Dalla Francia arriva anche Kapitbafan Djoco del Sochaux, centravanti di 188 centimetri, strutturato ma capace di attaccare anche frontalmente, autore di 11 gol in 32 partite nel 2025/26. La successiva promozione del Sochaux rende inevitabilmente più difficile raggiungerlo, ma eventuali nuove gerarchie potrebbero aprire scenari differenti.

Situazione simile per Julien Domingues del Dijon, protagonista del National con 14 gol in circa 1.800 minuti: anche il Dijon è salito di categoria e il giocatore ha inevitabilmente attirato attenzioni superiori, ma la produzione rimane estremamente interessante.

Tra i profili stranieri, dunque, Farade sembra combinare meglio rendimento immediato e plausibilità del livello di provenienza, Rimac rappresenta la soluzione con i maggiori margini patrimoniali, mentre Ihler è il giocatore per il quale l’elaborazione tecnica restituisce una delle compatibilità più elevate.

Resta poi un quarto tema, meno urgente ma da non perdere di vista, quello del difensore centrale. Con Di Pasquale, Parisy e Azarovs il Foggia dispone di tre giocatori per due posizioni e può affrontare senza particolari emergenze un campionato impostato sulla linea a quattro; la situazione cambierebbe immediatamente se Auteri decidesse di tornare con continuità al 3-4-3, perché tre centrali per tre posti significherebbero assenza totale di rotazione.

In quel caso tornerebbero attuali profili come Alessio Guerini e Andrea Tiritiello. Guerini supera il 60% nelle interpretazioni da centrale costruttore e difensore di copertura e possiede caratteristiche interessanti soprattutto per giocare lateralmente nella linea a tre, mentre Tiritiello, più esperto e strutturato, supera il 66% di compatibilità nell’archetipo del centrale maggiormente coinvolto nella costruzione.

Non sembra però necessario anticipare il problema: se il sistema principale sarà il 4-2-3-1, le risorse possono essere indirizzate altrove; se il 3-4-3 dovesse invece tornare a essere la struttura predominante, il quarto centrale diventerebbe un acquisto praticamente obbligatorio.

Il centrocampo rappresenta, al contrario, il settore nel quale il mercato ha maggiormente ridotto l’urgenza. Qualche settimana fa un intervento sarebbe apparso prioritario e le precedenti elaborazioni facevano emergere Lorenzo Crisetig, Kees de Boer, Leonardo Capezzi e Antonio Metlika, con Crisetig ancora oggi vicino al 70% di compatibilità da regista grazie soprattutto alla qualità nel primo controllo, nel passaggio e nelle letture, e De Boer oltre il 67%, come una delle alternative più interessanti direttamente dalla Serie C.

L’arrivo di Gallo e la presenza di Coulibaly hanno però cambiato il quadro, perché a loro si aggiungono Pazienza e Agnelli, mentre Haoudi può eventualmente abbassarsi in determinate situazioni. Un ulteriore regista aumenterebbe sicuramente la qualità della rosa, ma non rappresenta più una necessità assoluta e potrebbe diventare piuttosto una classica opportunità delle ultime settimane di mercato, qualora si liberasse un giocatore di livello a condizioni favorevoli.

L’idea del Foggia completo comincia dunque a essere abbastanza definita. Nel 4-2-3-1 potrebbe presentarsi con Saro in porta; Todisco, Di Pasquale, Parisy o Azarovs e un nuovo terzino sinistro in difesa; Gallo e Coulibaly davanti alla linea arretrata; una nuova ala, Haoudi e Oviszach alle spalle di un nuovo centravanti.

Panico diventerebbe il primo jolly offensivo, utilizzabile praticamente in tutte le posizioni centrali dell’attacco, Touré potrebbe essere impiegato come arma di rottura nelle partite con maggiore spazio, Basso avrebbe la possibilità di crescere alle spalle del nuovo laterale senza sostenere immediatamente l’intero peso della fascia, mentre Parisy e Azarovs garantirebbero rotazione accanto a Di Pasquale.

Sarebbe inoltre una rosa trasformabile senza interventi radicali, perché nel 3-4-3 Todisco potrebbe diventare quinto a destra e il nuovo terzino occupare tutta la corsia opposta, con Gallo e Coulibaly centrali e davanti Oviszach, il nuovo centravanti e uno tra la nuova ala e Touré. Haoudi aprirebbe inoltre la strada a un 3-4-2-1, variante particolarmente interessante per sfruttarne la capacità di muoversi tra le linee.

È questo uno dei criteri centrali dell’intero mercato: acquistare giocatori che non completino soltanto il 4-2-3-1, ma che restino funzionali anche nel momento in cui Auteri dovesse riportare il Foggia verso il tradizionale sistema a tre.

Da qui possono nascere almeno tre strategie differenti. La prima è quella della sostenibilità, con Pierno sulla fascia, Tavernelli nel reparto offensivo e un centravanti ricercato in mercati meno costosi rispetto a quello italiano, con Farade tra i profili da approfondire: una soluzione che permetterebbe di costruire una squadra molto funzionale senza necessariamente ricorrere a operazioni fuori scala.

La seconda sarebbe più ambiziosa e potrebbe prevedere Marco Sala, nel caso in cui dovessero aprirsi condizioni favorevoli, uno tra Tavernelli e Ruedl davanti e un investimento importante sul centravanti, con Biasci a rappresentare probabilmente il colpo più completo proprio grazie alla possibilità di occupare due delle tre caselle principali.

La terza strada riguarda invece il valore patrimoniale e conduce verso profili come Ruedl, Rimac e Urbančič, giocatori ancora giovani provenienti da campionati nei quali una società italiana di Serie C può teoricamente muoversi prima che il loro valore raggiunga livelli incompatibili con la categoria. È una strada meno tradizionale rispetto al mercato interno, ma proprio per questo potenzialmente interessante.

Il quadro finale conduce così a una conclusione abbastanza netta: il Foggia non deve più essere ricostruito, ma completato, perché la porta dispone già di due soluzioni, la fascia destra ha trovato un riferimento, esistono tre difensori centrali, Gallo e Coulibaly danno struttura al centrocampo, Haoudi può offrire qualità tra le linee, Oviszach è un esterno naturale, Panico può ricoprire più posizioni e Touré aggiunge velocità e profondità.

Restano quindi tre domande molto precise: chi può percorrere la fascia sinistra per novanta minuti garantendo sia la funzione di terzino nel 4-2-3-1 sia quella di quinto nel 3-4-3; chi può aggiungere gol partendo dall’esterno e attaccando l’area senza pallone; chi può infine giocare da centravanti senza isolarsi dal resto della squadra e, anzi, aumentando il rendimento di Haoudi, Oviszach, Panico e Touré.

Sono queste tre risposte a poter determinare il livello definitivo del nuovo Foggia. Dal punto di vista strutturale, il terzino sinistro appare probabilmente l’acquisto più urgente; dal punto di vista qualitativo, il centravanti è il giocatore che potrebbe spostare maggiormente il livello dell’undici, mentre l’ala di profondità e finalizzazione completerebbe un reparto che possiede già diversi uomini capaci di legare il gioco ma necessita di maggiore produzione negli ultimi metri.

Il quarto centrale diventerebbe una necessità soltanto con il ritorno sistematico alla difesa a tre, mentre il regista appare oggi più come un’opportunità da cogliere che come un’emergenza. Restringendo il campo, Marco Sala, Roberto Pierno e Marko Pajač rappresentano tre strade profondamente differenti ma tutte credibili per la corsia sinistra: il giocatore tecnicamente più completo, il profilo razionale proveniente dalla Serie C e l’esperienza internazionale ad alto rendimento.

Davanti, Camillo Tavernelli, Andraž Ruedl e Shelton Guillaume rappresentano alternative particolarmente interessanti per aumentare profondità e gol, mentre Tommaso Biasci sarebbe il possibile investimento di livello superiore. Per il ruolo di centravanti, invece, Kévin Farade, Tommaso Biasci, Jacopo Manconi e Leo Rimac interpretano quattro strategie differenti: rendimento immediato, duttilità, esperienza e investimento prospettico.

Nessuno di questi nomi deve naturalmente essere interpretato come un calciatore trattato dal Foggia, perché l’analisi non ricostruisce indiscrezioni di mercato ma misura esclusivamente compatibilità tecnico-tattica, rendimento recente e plausibilità delle operazioni, separando ciò che un giocatore ha già prodotto da ciò che potrebbe essere chiamato a fare all’interno del sistema.

Ed è probabilmente proprio questo il passaggio più interessante dell’intero lavoro: la domanda non è semplicemente quale calciatore sia più forte, ma quale possa rendere maggiormente nel Foggia che Gaetano Auteri sta costruendo.

Perché, arrivati a questo punto del mercato, la struttura della squadra è ormai visibile e non sarà necessariamente il numero degli acquisti a determinare il salto di qualità. Servirà soprattutto scegliere quei giocatori capaci di trasformare una rosa ormai riconoscibile in una squadra realmente costruita per il calcio del proprio allenatore.

Sezione: Primo piano / Data: Mar 11 agosto 2026 alle 15:12
Autore: Francesco Ippolito / Twitter: @fraccio
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