Il direttore dell’area tecnica del Lecce si è raccontato ai microfoni del canale ufficiale della Serie A, ripercorrendo la sua lunga carriera e l’evoluzione del calcio nel corso degli anni.

“Ho iniziato più di cinquant’anni fa, partendo dalla terza categoria. Era un calcio completamente diverso, fatto di rapporti diretti e grande osservazione. Ho avuto maestri importanti e ho imparato tanto ascoltando e guardando, anche durante tornei come quello di Viareggio”. Tra le qualità che lo hanno accompagnato nel suo percorso, il dirigente indica soprattutto la tenacia e la passione: “Sono sempre stato autentico, forse anche troppo per il calcio di oggi. Ma non mi rimprovero nulla di quello che ho fatto”.

Al centro della sua visione restano valori che vanno oltre le categorie: “Lealtà e correttezza sono fondamentali ovunque. Le emozioni che si provano vincendo in terza categoria non sono così diverse da quelle vissute a livelli più alti”. Fondamentale, nel suo lavoro, è sempre stata la scoperta dei talenti: “Bisogna vedere i giocatori dal vivo, creare rapporti. È così che ho trovato tanti calciatori. Oggi questa ‘arte del fare’ si sta un po’ perdendo, ma per me resta una virtù”.

Non manca un aneddoto di mercato: “Quando presi Toni alla Fiorentina avevo qualche dubbio, perché nessuna grande lo cercava. Poi segnò 31 gol e vinse la Scarpa d’Oro. Anche Gilardino, Vargas e Simeone sono stati investimenti importanti e alla fine giusti”. Sull’evoluzione del calcio moderno: “Oggi i procuratori hanno un ruolo sempre più centrale. Per questo è fondamentale avere rapporti basati sulla stima. Il nostro lavoro è dinamico e serve anche l’istinto, soprattutto durante il mercato”.

Spazio anche alla sfera personale: “Dopo vent’anni in aeronautica ho lasciato tutto per inseguire questo sogno. L’unico rammarico è non averlo potuto condividere con i miei genitori”. Profondo il legame con Lecce: “Qui ci sono le mie radici. La passione della gente è unica e mi emoziona sempre. Anche per garantire stabilità al club ho dovuto fare scelte difficili, come cedere giocatori importanti, ma senza cambiamento non si cresce”.

Infine, uno sguardo al presente: “Il progetto è iniziato sei anni fa e ci ha portato a consolidarci. Oggi siamo una società in crescita, con strutture moderne, ma dobbiamo restare sostenibili”. E sul futuro: “Dopo 51 anni vedo il traguardo vicino, ma la verità è che il calcio è una passione che non si spegne. Come i cavalli di razza, mi piacerebbe restare in pista fino alla fine”.

Sezione: Primo piano / Data: Ven 20 marzo 2026 alle 15:50
Autore: Nicolò Turco
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