La cessione di Ramadani non rappresenta un indebolimento della rosa. Al contrario, segna l’inizio di un cambiamento tecnico ben preciso.

Quando arrivò a Lecce, il centrocampista albanese aveva il compito di raccogliere l’eredità di Hjulmand: quantità, corsa e, per quanto possibile, anche leadership. Pur tra alti e bassi, il classe ‘96 ha assolto il suo compito, arrivando persino a far registrare il record di chilometri percorsi in Serie A. Un autentico tuttocampista, capace di garantire equilibrio e solidità all’intero reparto.

In giallorosso ha interpretato il ruolo del regista di contenimento: baluardo davanti alla difesa, schermo, interditore e punto di riferimento in fase di non possesso. Un centrocampista generoso, sempre pronto a coprire il compagno e a macinare chilometri dal primo all’ultimo minuto. Ramadani ha incarnato un’idea di calcio ben definita: accanto a una mezzala offensiva o a un trequartista serviva un mediano capace di fare da argine alle iniziative avversarie.

Oggi, però, il Lecce cambia volto. E cambia soprattutto il modo di interpretare il centrocampo. Il calcio di Eusebio Di Francesco ha sempre valorizzato la figura del regista nella sua accezione più classica: un play capace di dettare i tempi, dare ritmo alla manovra, leggere il gioco con rapidità e verticalizzare con qualità.

Per ricoprire questo ruolo servono caratteristiche diverse, soprattutto sul piano tecnico. Ed è proprio questo il profilo che la società sta cercando, consapevole che un calciatore con queste qualità comporta anche un investimento maggiore. Toccherà al direttore Trinchera individuare il profilo giusto, sempre nel rispetto dei parametri economici del Lecce: un regista in grado di garantire qualità nella costruzione, velocità di pensiero e capacità di guidare la manovra.

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Sezione: Primo piano / Data: Lun 06 luglio 2026 alle 09:07
Autore: Stefano Sozzo / Twitter: @stesozzo
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