Dopo cinque mesi difficili tra infortuni e squalifiche, Giovanni Volpe ha ritrovato il campo e lo ha fatto con una doppietta decisiva contro il Savoia. L'esterno dell'Audace Cerignola ha raccontato la sua rinascita in una lunga intervista concessa ai microfoni dell'edizione pugliese del Corriere dello Sport. Per il ventiquattrenne, il ritorno al gol ha un sapore di rivalsa: “È un piccolo premio per il percorso iniziato cinque mesi fa, dopo l'infortunio. Ho vissuto momenti in cui mi sono sentito denigrato, screditato, quasi umiliato. Ho lavorato ogni giorno e questi gol ripagano i sacrifici. Ma non voglio certo accontentarmi”. Un'attesa prolungata anche da una squalifica di sei giornate considerata “un'ingiustizia”, ma che il giocatore ha sfruttato al meglio: “Ho provato a guardare il lato positivo: quel periodo mi è servito per raggiungere la condizione migliore. Oggi sono rientrato a pieno regime”.

Il ritorno in gialloblù è stata una scelta dettata dal cuore: “È stata una decisione semplice. Qui, nella mia precedente esperienza, ho vissuto emozioni che non avevo mai provato. In sei mesi a Cerignola ho sentito un affetto che non avevo conosciuto neppure in sei anni a Potenza. Anche quando giocavo altrove ricevevo continuamente messaggi dai tifosi. Tornare dove mi sono sentito così apprezzato è stato naturale: quando avverto questa fiducia, mi viene spontaneo dare tutto e mi auguro di dare sempre di più”.

Nel nuovo Cerignola guidato da mister Catalano, l'esterno ha trovato un ambiente ideale: “Non lo conoscevo prima di arrivare. Ha idee molto chiare e il coraggio di portarle avanti, ma sa anche confrontarsi con i calciatori e mettersi in discussione. È un allenatore moderno, che lavora tanto e pretende tanto”. E i risultati della squadra si vedono: “È una squadra con cui ci si diverte. Vado al campo con il sorriso, con ragazzi giovani che hanno voglia di crescere. E impariamo in fretta: a Crotone eravamo avanti di tre gol, poi abbiamo rischiato di farci rimontare. Contro il Savoia non abbiamo ripetuto gli stessi errori. È un segnale di maturità”.

Sull'atteggiamento dei giovani compagni aggiunge: “Sono sempre positivi, disponibili a lavorare e a migliorare. Hanno qualità diverse: c'è chi ha più tecnica e chi più corsa. E proprio questo mix rende interessante la squadra”. In un gruppo così verde, Volpe si ritrova a essere uno dei più esperti: “Non mi considero un professore, ma posso mettere la mia esperienza a disposizione dei più giovani. Ho commesso tanti errori, ho sofferto e non vorrei che altri ripetessero gli stessi sbagli. Allo stesso tempo, quelle esperienze mi hanno formato. Cerco di trasmettere soprattutto una cosa: non bisogna mai perdere la fame di migliorarsi”.

Il suo credo quotidiano da trasmettere nello spogliatoio si basa sulla forza del gruppo: “Andare al campo con il sorriso e dare sempre qualcosa in più. La fame ti tiene vivo, ti spinge a crescere. Poi conta il gruppo: quando stai bene insieme agli altri, tutto diventa più semplice. Io corro per te, tu corri per me. È così che si costruisce qualcosa di importante”.

Infine, uno sguardo alle prospettive stagionali con il giusto equilibrio: “Possiamo fare un ottimo campionato, ma dobbiamo pensare a una partita alla volta. Siamo giovani e basta poco per esaltarsi. Servono piedi per terra, lavoro quotidiano e voglia di alzare sempre l'asticella. La carriera di un calciatore dura pochi anni: accontentarsi sarebbe un errore. Se riusciremo a non farlo, potremo toglierci delle soddisfazioni, sempre dimostrandoci ambiziosi e anche umili”.

Sezione: Primo piano / Data: Ven 23 ottobre 2026 alle 09:14
Autore: Giovanni Scialpi
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