Conferenza stampa di chiusura del calciomercato invernale.
Presenti i direttori Pantaleo Corvino e Stefano Trinchera.
Prende la parola il direttore Pantaleo Corvino:
“Siamo qui per i nostri tifosi. Ci sottoponiamo alle domande per dare delle risposte a chi ci supporta, in casa e fuori casa. Lo facciamo per raccontare le logiche del nostro agire.
Siamo un laboratorio che lavora attraverso le idee. Le idee servono per essere attivi e non statici: la staticità ci fa morire, il cambiamento è un modo per non morire. Siamo convinti che, se non seguiamo questa strada, non ce ne siano altre. È l’unico modo per restare nel calcio che conta.
Il percorso ci ha portato risultati sia con la prima squadra sia con la Primavera. Quando cambiamo ci assumiamo dei rischi: non vorremmo farlo, ma dobbiamo correre questo rischio. Stiamo lottando per restare in Serie A, ed è difficile. Non bisogna guardare solo a ciò che metti tu, ma contro chi lotti: tutte le squadre sono più forti di noi, siamo sempre gli ultimi.
Il nostro cambiare ci permette di avere una Primavera sempre competitiva e una prima squadra che lotta. Alcuni regolamenti bislacchi rendono difficile il lavoro dopo un campionato Primavera vinto. Cerchiamo di sbagliare il meno possibile e di lavorare per rendere orgogliosi i nostri tifosi.
La società fa un grande sforzo nonostante la differenza di dimensioni con altri club. Lo sforzo mio e di Stefano è quello di essere competitivi il più possibile. Se questa visione non viene compresa, allora dobbiamo arrenderci. Nonostante l’impegno, arrivano accuse e disprezzo.”
“Le logiche che guidano entrate e uscite sono sempre le stesse. Per noi direttori è molto complesso soddisfare le esigenze tecniche e di spogliatoio, quelle societarie e quelle dei tifosi. Coniugare tutte le aspettative è difficile. Tutti parlano senza sapere.
Le logiche sono tecniche e di spogliatoio, ma anche societarie: non fare debiti e restare nei parametri, tenendo conto delle passioni dei tifosi. Per farlo bisogna avere il monte ingaggi più basso possibile. L’obiettivo è restare in Serie A.”
“Le prime indicazioni dicevano che non avevamo particolari problemi difensivi: i numeri ci dicono che siamo la decima-undicesima difesa del campionato. Gli sforzi andavano fatti in attacco, dove i numeri mostrano difficoltà.
Il primo investimento è stato un centrocampista di inserimento, capace di occupare l’area e aiutare le punte. Lo abbiamo scelto all’inizio del mercato. La narrazione dice che i bravi sono quelli che comprano all’ultimo minuto; chi compra subito viene giudicato insufficiente perché manca il ‘colpo’. Io raramente ho fatto mercato negli ultimi giorni.”
“Abbiamo preso Gandelman, investendo 2,5 milioni di euro: per altri club sono cifre minime, per noi no. È un giocatore importante: fino a dicembre aveva fatto 7 gol e 8 assist in un campionato di una nazionale tra le prime in Europa.
Abbiamo preso Cheddira, un giocatore funzionale che aveva già 16 presenze. Più di così non potevamo fare. Abbiamo risolto il problema della punta? Non lo so. Da quando sono qui è sempre stato così: da Lucarelli a Sesa, da Chevanton a Bojinov. Quando una squadra non vince, la colpa è sempre della punta.”
“Tenendo conto anche delle volontà di alcuni calciatori, abbiamo preso due giocatori spendendo altri 3 milioni di euro. Fofana è costato 600 mila euro: lavorando può diventare un giocatore da Lecce. Ngom, nonostante la giovane età, rappresenta il presente. Ve lo dice chi ci mette la faccia.
Abbiamo preso tre calciatori pronti in una squadra che aveva già una difesa forte e due centrocampisti inamovibili. Sugli esterni non posso dire nulla: i gol di Banda, N’Dri e Sottil ci sono. Mancano quelli di Pierotti, ma non potevamo prendere un giocatore più forte. Non siamo alla PlayStation.”
“Abbiamo accontentato la volontà di chi voleva andare via. Tenere un giocatore contro la sua volontà significa danneggiare lo spogliatoio, l’allenatore e la società. Li ringraziamo per quanto fatto: chi non si sente protagonista deve andare altrove.
Maleh lo abbiamo portato noi: è venuto da me, mi ha ringraziato perché l’ho mandato a giocare. Kouassi è un terzino e non possiamo avere due titolari nello stesso ruolo. Chi non gioca si ‘numbale’. Voleva dimostrare subito.”
“Non abbiamo preso un altro terzino perché l’allenatore, con un altro modello di gioco, può vedere Pierotti come esterno di fascia. Non costringiamo nessuno. Lo stesso vale per Morente: volevamo restasse, ma per motivi familiari ha chiesto di andare. Restiamo con quattro esterni fino alla fine. Nel calcio non parlerei di esuberi: preferisco dire sovrannumero.”
Domande
Perché la piazza è delusa?
“Direi di non seguire i social. Accettiamo le critiche costruttive. Il Lecce è fatto da un milione di tifosi, i social da 1.000-2.000 persone. I tifosi veri li vedo in trasferta. Mancano tre mesi e siamo ancora salvi. Se non ce la faremo chiederemo scusa.”
“La Cremonese ha speso 30 milioni, noi 21: non era mai successo. Il Como 122, il Parma 44, l’Udinese 43. Spendiamo 17 milioni lordi di ingaggi. La Primavera costa 700 mila euro. Faccio questo lavoro per passione verso il mio territorio. Quando sentirò che questa passione non è più capita, la eserciterò altrove.”
Un messaggio ai tifosi
“Non si può essere frustrati dopo quanto fatto. Stiamo facendo cose irripetibili. Se non soffri, dovresti essere un’altra identità.”
Su attaccanti ed esterni
“Speriamo. Su Pierotti dobbiamo sperare. Se Lautaro non segnasse, l’Inter non vincerebbe. Non possiamo cambiare e scambiare continuamente.”
Sulla mancanza di qualità a centrocampo
“La verticalizzazione non dipende dal singolo. Non puoi avere insieme luce e assaltatore. Se perdi l’identità, perdi tutto.”
Chiusura
“Non sono io che devo mandare messaggi ai tifosi. Sono loro che li mandano a noi. Ho detto al Presidente che sono stanco dopo cinque anni. Lui mi ha fatto altri tre anni di contratto. Siamo qui per chi ci vuole.”
Autore: Stefano Sozzo / Twitter: @stesozzo
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