Il dirigente sportivo Luigi Gentile si racconta in esclusiva ai microfoni di Tuttocalciopuglia.com, tra riflessioni sul ruolo del direttore sportivo, la gestione del gruppo e un'analisi del calcio pugliese. Spazio anche al punto sui campionati di Serie C e Serie D, senza dimenticare le ambizioni per il futuro.
Il ruolo di team manager porta con sé un grado di responsabilità notevole, tra la gestione del gruppo squadra e i vertici della società: come riesce a coniugare le due cose?
"Il ruolo del Direttore Sportivo oggi non si limita solo a conoscere calciatori o costruire squadre spendendo tanto. Quello sono capaci di farlo in molti. La vera differenza la fanno le idee, la personalità, la capacità di leggere gli uomini prima ancora dei giocatori e soprattutto la gestione dei momenti difficili. Io credo molto nel lavoro quotidiano, nell’empatia, nel confronto diretto e nella capacità di creare un gruppo vero. Nel calcio, come nella vita, servono equilibrio, lucidità e capacità di prendere decisioni anche sotto pressione. Un DS deve essere presente, credibile e capace di trasmettere fiducia a tutto l’ambiente".
Nel finale della stagione scorsa, insieme al tecnico Antonio Gentile, ha contribuito alla salvezza del Foggia nel match di playout contro il Messina. Quest’anno l’Heraclea potrebbe emulare i rossoneri, ma in Serie D?
"L’anno scorso abbiamo lavorato soprattutto sull’aspetto mentale. In certi momenti non conta solo il valore tecnico, ma la forza della testa. Abbiamo fatto in modo di isolare completamente la squadra dalle vicende extra calcistiche, concentrandoci esclusivamente sul campo. Ogni giorno abbiamo lavorato con professionalità, intensità e grande attenzione ai dettagli. Nei momenti delicati bisogna togliere alibi e responsabilizzare tutti. Quando un gruppo ritrova serenità mentale e compattezza, poi anche le prestazioni cambiano".
Foggia ed Heraclea rappresentano due realtà pugliesi quasi agli antipodi, ma entrambe sono la massima espressione di una città, che aria si respira a Foggia e a Candela?
"Sono due piazze completamente diverse. A Foggia c’è pressione, aspettativa, passione e senso di appartenenza. E quando c’è pressione servono non solo competenze, ma soprattutto personalità e attributi per affrontare sia i momenti belli che quelli complicati che inevitabilmente arrivano durante una stagione. Candela invece si è affacciata da poco nel calcio importante, quindi non c’è ancora quel grande appeal o quella pressione che trovi in piazze storiche. Però anche realtà così possono crescere con programmazione e idee chiare".
Il punto sul campionato di Serie D
"Sinceramente mi sarei aspettato qualcosa in più dalla Paganese. Il Barletta invece è stato molto bravo a non perdere lucidità nei momenti chiave della stagione, gestendo tutto con calma, equilibrio e facendo le scelte giuste nei momenti decisivi".
Torniamo in Serie C: l’attuale campionato ha dimostrato valori in campo di alto livello. Quale squadra l’ha colpita di più e da quale punto di vista?
"In Serie C la squadra che mi ha colpito più di tutte è stata l’Ascoli. Ha espresso un calcio importante e soprattutto è riuscita a entusiasmare la piazza. Credo possa essere protagonista anche nei playoff. Nel Girone C invece mi è piaciuta molto l’Altamura, soprattutto per la capacità di spendere poco valorizzando tanti giovani, facendo anche plusvalenze importanti. Ha mostrato un calcio intenso, aggressivo e di qualità, con concetti e principi di gioco tutt’altro che semplici. Secondo me, con una punta di spessore, avrebbe meritato qualcosa in più rispetto alla posizione finale di classifica".
Sono ancora tante le squadre pugliesi che giocheranno dopo l’ultima partita di campionato, seppure ognuna con obiettivi diversi.
"Questo dimostra che il calcio pugliese sta crescendo tanto sotto tutti i punti di vista. Oggi ci sono società organizzate, piazze ambiziose e allenatori preparati. Ogni squadra avrà il proprio percorso e le proprie pressioni, ma quando arrivi a giocarti qualcosa a fine stagione significa che durante l’anno hai costruito basi importanti. Adesso però contano mentalità, fame e gestione delle emozioni, perché nelle partite decisive non basta solo la qualità tecnica".
Cosa ne pensa dei playoff?
"I playoff sono un campionato a parte. Li vince chi ha più fame, più determinazione e chi continua a crederci fino all’ultimo secondo. Quando penso ai playoff mi viene subito in mente il percorso del Foggia: abbiamo fatto partite incredibili mettendo anima, cuore e sacrificio in ogni gara, vincendole anche negli ultimi minuti. E poi resta il rammarico per una finale persa immeritatamente, perché quel gruppo aveva dimostrato qualcosa di straordinario dal punto di vista umano e caratteriale".
Attualmente il Foggia è retrocesso in Serie D, ma spera nella riammissione. Secondo lei cos’è mancato dal punto di vista della prestazione in campo?
"Sono mancate tante cose, soprattutto nelle valutazioni e nelle scelte fatte durante la stagione. I tanti cambi in panchina sicuramente non hanno aiutato. Senza fare polemica, io credo che la rosa iniziale non andasse stravolta, ma semplicemente rinforzata con 3-4 innesti mirati per migliorare la classifica, raggiungere la salvezza e programmare il futuro con più serenità. La fretta spesso porta a fare scelte sbagliate, e alla lunga questo si paga".
Parliamo di futuro: quali sono le sue ambizioni? Sarebbe interessato anche a indossare nuove vesti?
"Io sono sempre pronto per il futuro. Ogni settimana sono in giro a vedere partite e soprattutto a costruire e allargare la mia rete di contatti nel mondo del calcio. Per me la cosa più importante restano i rapporti umani: il rispetto, la lealtà e il modo in cui ti poni con le persone fanno la differenza tanto quanto le competenze. Sono una persona diretta, che dice le cose come stanno. A volte chi dice la verità non viene apprezzato subito, ma tutte le valutazioni che faccio nascono sempre dalla volontà di incidere e dare un contributo reale. Sono pronto e a disposizione per una nuova avventura, con la voglia di mettere esperienza, idee e personalità al servizio di un progetto serio".
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