È una presa di posizione durissima quella dell’U.S.D. Corato. La società neroverde, attraverso un comunicato diffuso nella giornata di martedì 8 settembre, ha annunciato che giovedì la Prima Squadra non scenderà in campo per la gara di Coppa Italia, arrivando a prospettare anche il possibile ritiro dal campionato qualora non dovessero arrivare risposte concrete sulla disponibilità degli impianti sportivi.
Una decisione che la società definisce «grave, sofferta e dolorosa», ma ormai «inevitabile» davanti a una situazione ritenuta non più sostenibile.
Il problema principale, secondo il Corato, riguarda la mancanza di certezze sia sul campo nel quale disputare le gare casalinghe sia sulle strutture nelle quali svolgere regolarmente gli allenamenti.
La società contesta la ricostruzione dell'Amministrazione
Una parte consistente del comunicato è dedicata alle dichiarazioni dell’assessore Giuseppe Sciscioli e, più in generale, alla gestione della vicenda da parte dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Corrado De Benedittis.
Il Corato contesta in particolare la ricostruzione relativa alla posizione debitoria della società. Il club sostiene di aver richiesto la dilazione il 31 agosto, di aver accettato il piano predisposto dagli uffici il 3 settembre e che il 4 settembre, con la determinazione dirigenziale numero 1027, il Comune abbia formalmente approvato la rateizzazione.
Secondo la società, dunque, al momento delle dichiarazioni pubbliche del 6 settembre la situazione economica era già stata oggetto di un piano formalmente approvato.
Il nodo dello stadio
Ma è soprattutto sulla gestione dello stadio che il Corato punta l'attenzione.
La società richiama l'ordinanza dirigenziale numero 175 del 4 settembre, sostenendo che dagli atti comunali emergerebbero problematiche relative all'occupazione di alcuni locali e all'esercizio delle funzioni di custodia e gestione dell'impianto.
Il club sottolinea come, sempre secondo l'ordinanza, tali problematiche avessero determinato «l’effettiva interruzione dell’esercizio delle funzioni di custodia, gestione e pulizia dell’impianto», con un «concreto pregiudizio» per la ripresa delle attività sportive.
Nell'atto, evidenzia il Corato, viene indicata anche la gara della Prima Squadra in programma il 6 settembre.
La società precisa inoltre che, nello stesso giorno, ASIPU avrebbe comunicato la sospensione delle attività di presidio e gestione del campo, motivandola con l'impossibilità per il proprio personale di operare in condizioni di sicurezza.
Da qui la contestazione del club: «Il Corato Calcio non ha creato il problema dello stadio: lo sta subendo».
«Non abbiamo preferito giocare altrove»
Il Corato respinge quindi l'idea che la società abbia scelto autonomamente di giocare fuori città semplicemente per poter garantire la presenza del pubblico.
Per il club, la questione dell'accesso degli spettatori sarebbe distinta da quella relativa alla concreta disponibilità e gestione dell'impianto.
Anche sulla cosiddetta «gestione gratuita» del campo, la società chiede chiarezza, sottolineando la differenza tra utilizzo dell'impianto e gestione dello stesso, affidata dal Comune ad ASIPU.
«Oggi non sappiamo neppure dove allenarci»
Il punto più delicato, però, riguarda il futuro immediato della squadra.
«Oggi non sappiamo neppure dove allenarci», denuncia il Corato, spiegando che una società non può programmare una stagione senza avere certezze sulle strutture a disposizione.
Il presidente Francesco Colabella, ricorda il club, ha sostenuto importanti investimenti economici e personali per costruire la squadra e avviare il progetto sportivo. Proprio per questo, la società ritiene non più sostenibile continuare senza garanzie minime per allenamenti e partite.
Nel comunicato non mancano accuse politiche dirette all'Amministrazione comunale, alla quale il Corato attribuisce un «sostanziale e persistente disinteresse» nei confronti della principale realtà calcistica cittadina.
La domanda al sindaco: «Era questo che si voleva per il Corato?»
Il club chiama in causa anche il sindaco Corrado De Benedittis, richiamando alcune sue precedenti dichiarazioni sul Corato Calcio.
La società si domanda se l'attuale situazione, con una squadra che non sa dove giocare né dove allenarsi, fosse davvero il risultato auspicato dall'Amministrazione.
La richiesta al Comune è precisa: indicare dove il Corato possa allenarsi, dove possa disputare le proprie gare casalinghe e quale soluzione stabile possa essere messa a disposizione della società.
«Non con altri comunicati. Non con altre dichiarazioni. Ma con i fatti», è il messaggio lanciato dal club.
Giovedì lo stop, poi il possibile ritiro
La decisione annunciata è dunque netta: giovedì il Corato non scenderà in campo in Coppa Italia.
Ma la società va oltre. In assenza di «un immediato e radicale cambio di atteggiamento dell’Amministrazione» e di una soluzione certa per campo di gara e allenamenti, il presidente Colabella avrebbe manifestato la volontà di ritirare il Corato dal campionato.
Uno scenario che, se confermato, aprirebbe una crisi senza precedenti per il calcio cittadino.
Il club conclude il proprio comunicato ribadendo di non voler abbandonare il progetto, ma di essere stato progressivamente messo nelle condizioni di non poter continuare.
Ora la palla passa all'Amministrazione comunale. Il Corato chiede risposte immediate e concrete. E il tempo, soprattutto in vista della gara di giovedì, è ormai pochissimo.
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