È stato, suo malgrado, l’allenatore del Taranto nella sfortunata stagione conclusasi con la retrocessione in Serie D. Salvatore Ciullo, tecnico di Taurisano ed ex Martina Franca, Brindisi e Juve Stabia, intervistato in esclusiva dai microfoni di TUTTOcalcioPUGLIA.com, ha parlato della sentenza legata al caso Vibonese, del risultato del campionato di Lega Pro 2016/17 e, soprattutto, del proprio futuro.
Mister, come ha accolto la notizia del ricorso vinto dalla Vibonese?
Sono molto amareggiato: l’esito del ricorso è giunto sin troppo tardi quando, ormai, nessuno può cambiare il risultato del campo. Questa situazione si sarebbe dovuta discutere nei giusti tempi ma non dopo un anno dalla fine del campionato.
Il suo Taranto, con un risultato positivo contro la Juve Stabia, avrebbe addirittura potuto giocarsi le sfide salvezza...
È vero, potevamo disputare i playout, ma io credo che la retrocessione del Taranto sia giunta in altro modo: dopo le partite con la Virtus Francavilla ed il match interno contro la Paganese, ho avuto delle sensazioni negative, come se fossimo già predestinati alla retrocessione. L’ambiente era molto rassegnato all’episodio di questa stagione: non credo che sarebbe cambiato molto.
Cosa avrebbe potuto realizzare a Taranto senza lo scossone causato dalla sconfitta dello scorso 19 marzo contro il Messina?
C’è tanto rammarico per come si è conclusa, poi, la stagione: in quell’occasione non perdemmo solo Maurantonio, Stendardo ed Altobello ma ne risentí, psicologicamente, tutto il reparto difensivo. Sicuramente, in condizioni diverse, avrei potuto svolgere il mio lavoro in maniera più tranquilla, magari permettendo al Taranto di raggiungere la salvezza. La retrocessione rimane, comunque, una macchia indelebile: è un episodio che, sicuramente, ha inciso molto dal punto di vista personale.
La retrocessione ottenuta con gli ionici quanto l’ha danneggiata nel corso degli ultimi mesi?
Penso che, ancora oggi, sto pagando molto gli avvenimenti di Taranto. In verità, lo scorso anno avevo avuto un paio di proposta. Con una società, poi, avevamo quasi raggiunto l’accordo ma ad oggi, purtroppo, non conta soltanto l’opinione del presidente di una squadra di calcio. Quando sembrava raggiunta l’intesa, mi sono visto soffiare il posto da allenatore: purtroppo certi episodi macchiano, talvolta, in maniera indelebile il proprio curriculum di allenatore. Allenare in una città come Taranto non è semplice: ognuno si sarà fatto una propria opinione su ciò che è accaduto ma la retrocessione con gli ionici, per me, è stata davvero una bella botta.
Passando alla prossima stagione, quali sono gli obiettivi futuri? È stato contattato da qualche club?
A dire la verità, c’è stata una trattativa importante ma la società ha preferito un altro collega al mio posto: la vita da allenatore è molto dura, il nostro mondo è sempre stato molto difficile. Mi auguro che qualcuno possa ancora fare affidamento sulle mie competenze e sulla mia professionalità: sono una persona molto seria ed ho tanta voglia di rimettermi in discussione dopo essere stato ai box per un anno.
Un suo pensiero circa la nuova riforma. L’inserimento delle squadre B dei club di Serie A, in qualche modo, penalizza quelle società di Serie D che si trovano a disputare i playoff promozione ed ambiscono al salto di categoria in Serie C?
Sicuramente è una riforma che può cambiare il mondo del calcio. È ovvio, però, che se un club di Serie D, dopo aver affrontato una stagione, si qualifica ai playoff e li vince, senza ottenere il passaggio in Serie C, tutto può sembrare assolutamente inutile. In Serie D, poi, bisogna cercare di lanciare i ragazzi che andranno a calcare i campi di categorie superiori: bisogna dare loro maggior spazio ed i club devono ambire alla crescita dei giovani. È importante, però, attuare le riforme nella giusta maniera: si è sbagliato tanto in precedenza ed, adesso, non si possono commettere altri errori.
Autore: Christian Cesario / Twitter: @otherside1993
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