I romani dicevano "nemo propheta in patria", ovvero "nessuno è profeta nella propria patria". Walter Chiarella rispecchia a pieno titolo questo proverbio: nato e cresciuto a Foggia, ha trovato la sua maturità calcistica nel Catanzaro dove nel 1986, il giorno dell'esordio di Trapattoni sulla panchina dell'Inter, a San Siro segnò una rete al suo omonimo Zenga. Per un solo punto non riuscì ad ottenere la promozione in Serie A e nel frattempo ebbe un gravissimo incidente, sulla Salerno-Reggio Calabria, che gli limitò la sua promettente carriera: aveva già firmato per il Torino ed era stato appena chiamato in Nazionale B. Come allenatore ha girato tutta la Capitanata, partendo dalle giovanili del Foggia fino ad arrivare nel 2011-2012 ad essere il vice-allenatore rossonero, con Stringara. L'anno dopo fu molto vicino alla panchina dei satanelli, dove all'ultimo minuto gli venne preferito Padalino. Ottimo allenatore, è un grande amante della "linea giovani", che purtroppo nel Sud non trova quasi mai pratica.
Sei il "doppio ex". Sei nato e cresciuto a Foggia, ma a Catanzaro hai vissuto i migliori anni della tua carriera. Domenica andrai allo Zaccheria?
"No, non credo di esserci. È un po' di tempo che non vado allo stadio, in verità: non sono assolutamente contrario a certe situazioni della società, però non ho un grande interesse come l'ho avuto anni fa. In realtà ogni anno mi propongono di essere presente nel loro progetto, ma dopo un po' tutto si scema: già l'anno scorso potevo essere tra di loro, non ho mai chiesto di entrarci, me l'hanno sempre proposto. Alla fine vorrei fare il tifo per tutte e due le squadre: d'altronde a Catanzaro sono stato cinque anni, sia da giocatore che da "infortunato". A volte soffrirei per vedere quella maglia giallorossa che ho vestito per tanti anni e porto indietro un po' di rimorsi, dico: <Lega Pro, che io vinsi all'epoca come Serie C, ma è proprio un altro calcio. Spero che entrambe le squadre facciano il percorso che si sono prefissate: il Catanzaro deve salvarsi, so che sta avendo problemi societari con il presidente Cosentino che non viene visto di buon'occhio dalla tifoseria catanzarese. Ma devi anche lavorare sotto, ovvero nel settore giovanile: è come un palazzo, devi mettere le fondamenta."
Cioè bisogna investire sui giovani.
"Devi cercare di essere "aziendalista", ovvero devi portare dentro più giovani possibile da valorizzare, anche da poter vendere come fanno tante società, ad esempio l'Atalanta. Ma loro hanno una struttura a Zingonia, noi qui non abbiamo strutture. Lì, oltre ad avere tanti campi di calcio, hanno il convitto per i giovani ed i tutor che li accompagnano a scuola: ad esempio investendo sui giovani 4 milioni di euro all'anno, ne guadagni 8 perché hai 50/60 giocatori tra le giovanili che vanno in giro per l'Italia in prestito tra Serie B e Serie C. A Foggia è tutto più difficile: non abbiamo campi, devi fare 100 km al giorno per allenarti, un genitore cosa può fare? Si mette in macchina per accompagnare il figlio, ma poi questo quando studia? Mai, visti gli orari. Foggia è Foggia, è una grandissima piazza. Le altre squadre li mandano volentieri i giocatori in prestito, è una squadra dal grande blasone. Ma se non lavori con i ragazzi che provengono dal settore giovanile, qualora un domani non dovessi vincere il campionato, rischieresti di tornare punto e a capo: nell'inferno. Devi fare una programmazione, iniziando a lavorare dal basso, devi creare un convitto per i ragazzi. Tra l'altro quando allenavo i giovanissimi ne avevano creato uno all'Opera Pia Scillitani ed alla fine poi qualcuno è venuto fuori. Ma con le potenzialità che hanno oggi, si dovrebbe creare un campo di calcio personale ed un dormitorio per i ragazzi".
Cosa ne pensi della squadra del Foggia?
"Come dicevo prima, l'allenatore deve essere un "aziendalista", l'anno scorso con i giocatori "già fatti" non sono riusciti a vincere il campionato. Quest'estate hanno scelto Stroppa, è una bravissima persona e fin troppo bravo, ma secondo me c'è ancora qualcosa che non va all'interno dello spogliatoio. L'importante è stare lassù, ma ci sono squadre molto agguerrite e che hanno il tuo stesso potenziale, non hanno la tifoseria e gli abbonati del Foggia, ma hanno molta fame: possono salire in B senza aver speso i soldi che ha speso il Foggia. Bisogna sfruttare anche queste piccolezze".
Come andrà Foggia-Catanzaro e quale sarà il futuro delle due squadre?
"Domani sera non sarà facile per il Foggia, i catanzeresi nonostante tre squalificati sono assatanati, e se dai tutto per scontato il calcio può riservarti brutte sorprese. Oggi tra le due società non c'è paragone, il Catanzaro sta soffrendo tantissimo a livello societario e si vede dalla classifica, il Foggia deve solo vincere il campionato, altrimenti si spegne l'entusiasmo di tutti: investitori e tifosi. La piazza di Catanzaro è molto difficile, simile a quella del Foggia: si vive di solo calcio, entrambe hanno un blasone non indifferente, poi c'è la stessa pressione, gli stessi tifosi che vanno allo stadio".
Una carriera divisa tra Foggia e Catanzaro.
"Nel Catanzaro ho giocato tanti anni da protagonista, al Foggia ci ho giocato nei primi anni, ma nell'ultimo anno di Serie A (1994-1995, ndr) non ho mai esordito: una volta stavo entrando in campo nella semifinale di Coppa Italia contro il Parma, all'epoca c'erano solo due sostituzioni e nemmeno a farlo apposta si infortunarono due difensori dei nostri. Quell'anno venni a Foggia, chiamato da Peppino Pavone, per amore del Foggia, volevo assolutamente giocare in Serie A con la squadra della mia città e rifiutai di andare all'Udinese di Galeone, che tra l'altro poi lo stesso anno venne promossa in massima serie. Ma io ero sicuro che avrei fatto il mio dovere ed anche benino. Poi al Foggia ci sono tornato anche da allenatore iniziando dalle giovanili e nel 2011-2012 ho collaborato con Stringara, è stata una bellissima esperienza: quell'anno ho vissuto veramente il cuore rossonero, mettevo in campo una mia idea di gioco. Tra l'altro molte volte diressi da solo la prima squadra, viste alcune squalifiche di Stringara. In Serie D ero vicinissimo ad allenare i rossoneri, coinvolsi un po' di persone nel progetto, ma alla fine la società scelse Padalino".
Autore: Francesco Ippolito / Twitter: @fraccio
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