Punto e a capo. Il problema è che a Pescara, a questo punto della stagione e dopo il sostegno richiesto a gran voce alla tifoseria (che sabato si era recata all’Antistadio per salutare la squadra) tutto sarebbe stato utile meno che questa sconfitta. E non solo lei: ma anche il modo in cui la stessa è maturata. Indegnamente, arrendevolmente, incoscientemente: un 4-0 che ha proporzioni storiche, perché tale va definita la figuraccia contro gli abruzzesi. Che si mostrano squadra in salute e che può credere nella permanenza in B, ora più che mai. 

Una sconfitta che rischia di pesare seriamente sullo spogliatoio e su quei fragili equilibri che si stavano formando. Le vittorie contro Sampdoria ed Empoli - per il modo in cui sono maturate - avevano fatto pensare ad una squadra cambiata nell’anima. Ed era piaciuto anche il secondo tempo col Padova. Uno schiaffo alle certezze ed anche alle speranze su una squadra che avrebbe bisogno di essere credibile prima di essere aritmeticamente in lotta per la salvezza. Perché dal punto di vista della classifica non è cambiato molto in fondo: tutto è ancora in gioco. Ma senza continuità ed affidabilità la salvezza rimane un miraggio. Per fortuna il calcio offre sempre opportunità di riscatto e la Reggiana è alla finestra. 

Non è esente anche Longo da colpe: ripuntare su Nikolaou è stato un azzardo rischioso, ma anche De Pieri non è parso il rincalzo migliore cui affidarsi. Servirà, a questo giro, il ritiro? È l’ennesima mossa della disperazione, ripetuta soprattutto. Serenità e idee: questo serve. Diversamente sul banco degli imputati si finirà lo stesso. E perlomeno qualcuno ha capito che chiedere scusa ha poco senso. E che forse sarebbe il caso, da parte di alcuni calciatori, di evitare post sui social di dubbio gusto ed interpretazione. Salvarsi è meno del minimo sindacale qualora ci si riuscisse.

Sezione: Primo piano / Data: Mar 10 marzo 2026 alle 08:19
Autore: Domenico Brandonisio
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