Il 3-2 del Breda dice che ha vinto l’Inter Under 23, ma non racconta fino in fondo la partita del Foggia. I rossoneri hanno avuto più pallone, hanno tirato più del doppio degli avversari e hanno prodotto quasi il doppio degli expected goals, eppure sono usciti da Sesto San Giovanni senza punti. È qui il nodo della gara: la squadra di Auteri ha controllato ampi tratti del match, ma non ha controllato gli episodi che ne hanno determinato il risultato. La sfida del 20 settembre, valida per la sesta giornata di Serie C, si è chiusa con il successo nerazzurro per 3-2, il primo stagionale dell’Inter U23 al Breda, dopo il vantaggio iniziale di Merdji e la rimonta firmata Milani, Fumagalli e Avitabile, prima del gol di Ravasio nel recupero.

Il dato più eloquente è il rapporto fra volume e precisione: 21 tiri del Foggia contro 9, 2,33 xG contro 1,31 e 57% di possesso, ma appena due conclusioni nello specchio contro le cinque dell’Inter. Non è quindi mancata la capacità di arrivare nella zona pericolosa; è mancata soprattutto la pulizia dell’ultima azione. Dieci tiri rossoneri sono stati bloccati e altri nove sono terminati fuori: in pratica, quasi tutto ciò che il Foggia ha costruito si è fermato prima di trasformarsi in una vera parata di Melgrati. Il problema emerge ancora meglio osservando le occasioni più importanti: Luciani e Coulibaly arrivano a calciare da zone ad alto valore, ma entrambi trovano un difendente sulla traiettoria. Il Foggia, insomma, ha conquistato l’area più spesso dell’Inter, senza però conquistare abbastanza spesso quel mezzo metro che separa una buona situazione da un tiro realmente pulito. Eppure la struttura offensiva ha funzionato. Dopo l’infortunio di Smeraldi al 13’, Todisco viene spostato a sinistra e Maestrelli entra a destra: da quel momento l’ampiezza arriva soprattutto dai terzini, mentre Haoudi agisce più dentro al campo e diventa il principale raccordo della manovra. La formazione ufficiale era stata presentata come un 4-3-3, opposto al 3-4-2-1 dell’Inter, ma lo sviluppo della gara ha reso il Foggia molto più fluido nelle occupazioni offensive.

I rossoneri sviluppano molto sulle corsie, completano 11 cross su 29 e trovano soprattutto a sinistra la catena più efficace. Todisco dà qualità alla rifinitura, Haoudi accompagna quasi ogni fase offensiva e diventa il principale generatore di gioco, mentre sulla destra Maestrelli e Petito producono molto volume ma con minore precisione nell’ultimo gesto. È anche per questo che l’ingresso di Touré cambia il finale: in meno di mezz’ora salta ripetutamente l’uomo, porta maggiore qualità al cross e firma l’assist per Ravasio. Non è un caso che il forcing più convinto arrivi proprio dopo il 79’, quando il Foggia accumula nove conclusioni e schiaccia territorialmente l’Inter nella propria metà campo. Ma anche in quella fase resta lo stesso limite: tanta pressione, pochissimi tiri davvero diretti verso la porta. La partita, però, non si spiega soltanto con ciò che il Foggia non ha fatto davanti. Si spiega anche con ciò che ha concesso nei momenti peggiori. Sul pareggio del 5’ la prima azione difensiva non viene ripulita e Fumagalli serve Milani; al 45’+2 Seck sbaglia un passaggio orizzontale davanti alla propria area e lo stesso Fumagalli trasforma l’errore nel 2-1; sul 3-1, infine, il Foggia respinge due volte dopo un corner ma non riesce a riconquistare la seconda palla, lasciando ad Avitabile il tiro dal limite.

Tre gol diversi, ma legati da un filo comune: la difficoltà a chiudere definitivamente l’azione dopo una prima giocata apparentemente risolta. È questo che rende il risultato meno casuale di quanto potrebbe suggerire il semplice confronto degli xG. L’Inter ha creato meno, ma ha saputo portare a compimento le poche finestre favorevoli; il Foggia ha creato di più, ma troppo spesso con un difendente ancora in grado di sporcare la conclusione o con un errore di gestione pronto a riaprire il campo agli avversari. La prestazione lascia quindi un’indicazione doppia. Da una parte c’è una squadra capace di avanzare, vincere duelli a terra, saltare l’uomo e costruire un volume offensivo superiore a quello dell’avversario: il Foggia ha chiuso con il 56% dei duelli a terra vinti e 14 dribbling riusciti su 20. Dall’altra c’è ancora una distanza evidente tra il controllo del gioco e il controllo del risultato. Per ridurla non serve necessariamente tirare di più: il Foggia deve arrivare al tiro meglio, scegliere con maggiore lucidità l’ultima giocata e proteggere con più attenzione le azioni che sembrano già sotto controllo. Il Breda consegna una sconfitta, ma soprattutto una domanda precisa per Auteri: trasformare una squadra che sa portare il pallone dove vuole in una squadra capace di decidere cosa farne quando arriva davvero lì.

Sezione: Primo piano / Data: Lun 21 settembre 2026 alle 18:39
Autore: Francesco Ippolito / Twitter: @fraccio
vedi letture