Prendiamo atto delle scuse, dei soliti immancabili "bisogna lavorare, è l'unica cosa da fare", della vergogna, dei concetti espressi e soprattutto dell'imbarazzante spettacolo (prima vado via dalle telecamere, anzi no, meglio tornarvi) offerto in diretta televisiva. Ma un fatto resta incontrovertibile: la trasferta di Empoli del 29 novembre 2025 coincide con una delle sconfitte più umilianti della storia del Bari e nel punto di non ritorno per il direttore sportivo Giuseppe Magalini ed il suo vice, Valerio Di Cesare. E' stato toccato il fondo: dalla squadra, da loro. Che l'hanno costruita con un'accozzaglia di calciatori sopravvalutati, spenti, a volte incapaci nell'uno contro uno, di fare geometrie degne di tal nome, incapaci di avere una tenuta accettabile in un match tra i più delicati della stagione. Già detto a più riprese - a nostro parere - delle colpe di mister Caserta, adesso è il tempo di finire ancor più fragorosamente sul banco degli imputati anche per loro.
Sedici mesi di nulla, fatti di autogol comunicativi e che hanno alimentato le ire ed il dissenso dei tifosi - ormai visibile ovunque, allo stadio, sui social e persino sui muri della città - sedici mesi in cui nulla di serio è stato programmato. Dove anzi, passo dopo passo, sono stati ceduti pezzi che negli anni precedenti avevano dato un minimo di qualità al Bari, se non addirittura tolto da situazioni spigolose. Per poi ricostruire nel peggiore dei modi. Stupisce che il reparto peggio messo sia proprio la difesa: stupisce perché lo stesso Di Cesare lo è stato, arcigno, prima di appendere le scarpe al chiodo. Uno dei peggiori della B, al Castellani almeno due (forse tre) dei cinque gol presi sono sulla coscienza di Vicari che faceva coppia con lui. Il resto lo ha fatto una squadra che si scioglie come neve al sole. Tesa, insicura, imprecisa, vulnerabile. Un disco rotto sin dal ritiro pre-campionato ma che dopo questa fallimentare spedizione toscana ha davvero raggiunto il culmine. L'attacco? Non ne parliamo nemmeno: è il terzultimo del torneo. A questo giro più abulico che mai.
Gli alibi sono finiti, le scuse sono finite, le chiacchiere anche. Come si può pensare di andare avanti cosi, con quale credibilità? La scossa non può partire soltanto da Vivarini - che già ereditava una situazione molto complicata - ma anche da chi ha il compito di mettere su la squadra. E se i dirigenti non hanno intenzione di mollare (un po' come Malesani una decina d'anni fa, ma meno colorito...), come detto platealmente, è bene dunque che sia la società a scendere in campo. Che batta un colpo. Caro presidente De Laurentiis, lei era al Castellani: cosa ne pensa del lavoro svolto dal duo? Crede davvero che possano rimediare agli errori compiuti, che solo oggi sono giunti al loro apice? Non sarebbe invece il caso di prendere provvedimenti anche nei loro riguardi? Sa, il rischio d'impresa deve guardarsi bene anche da cadute che possono essere rovinose e allo stato attuale non si vede una concreta via d'uscita. E c'è un mercato di gennaio - davvero cruciale - da gestire mettendo mani dove necessario, meticolosamente. Anzi, poderosamente.
Infine, una domanda a Magalini e Di Cesare: vi si intravede molto spesso sui campi di Serie C, soprattutto in Puglia dove la scelta delle piazze non manca. Qualora spetti ancora a voi la direzione tecnica nelle settimane a seguire, avete già individuato e precettato profili all'altezza della situazione? Se si, avete la società pronta nel caso a sostenervi? L'ìmportante è che siano all'altezza della situazione, anche perché non crediamo vogliano tornarci dopo pochi mesi.
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