Si avvicina sempre di più una delle ultime due partite della stagione, le più importanti. Quelle che potrebbero far sprofondare il Bari o mantenerlo in cadetteria, con la speranza di costruire qualcosa di migliore rispetto a quanto fatto negli ultimi due anni. Per ridare questo tipo di speranza a una città intera, c'è però bisogno di vincere la doppia, ostica sfida contro il Südtirol. Per avvicinarci a quest’ultima, abbiamo intervistato un calciatore che quella maglia biancorossa l’ha avuta addosso. La stessa con cui ha regalato diverse emozioni, dalla D alla C, contribuendo alla risalita del club. Simone Simeri, ai nostri microfoni di tuttocalciopuglia.com, ha parlato della stagione del Bari, analizzando anche le tre guide in panchina, il doppio match contro il Südtirol e la sua esperienza in biancorosso, oltre a una breve parentesi sulla situazione Juve Stabia.

Bari, una stagione difficile e il secondo playout consecutivo

"Vederlo nei bassifondi della classifica fa male - racconta Simeri - Merita altri palcoscenici e merita rispetto. Non sta rispecchiando le aspettative che uno si crea durante l'anno. Fa male, speriamo tutto si risolva". Tornando indietro e riaprendo una cicatrice non ancora sanata, e chissà se un giorno guarirà davvero: "Prima di quel Bari-Cagliari, non ci sono mai state difficoltà. I problemi erano perdere le semifinali o i quarti playoff. Uscire sconfitto da quella finale che ti portava in A, dopo un solo anno di B, è stata dura da digerire. È stato l'apice di tutto". Simone crede che da lì sia partita la discesa del club dal punto di vista del rendimento: dal toccare un punto così alto, tanto desiderato e sognato, a pochi secondi dalla massima serie, al trovarsi quasi sul fondo con il rischio di sprofondare.

Caserta, Vivarini e Longo: la stagione del Bari secondo Simone Simeri

Fabio Caserta, Vincenzo Vivarini e Moreno Longo: questi gli allenatori seduti nel corso di questa stagione sulla panchina biancorossa. I primi due, esonerati, Simeri li ha avuti. Il primo durante la sua esperienza alla Juve Stabia: "Con lui sono stato al mio secondo anno di C, e feci 13 gol e perdemmo la semifinale playoff per andare in B. Con lui feci una stagione devastante, ero giovanissimo, l'anno prima di andare a Bari". Con il secondo, invece, ha avuto l’opportunità di lavorare alla sua prima esperienza in Serie C con il Bari: "Con Vivarini fu l'anno della consacrazione: feci 11 gol nell'anno del Covid con otto partite in meno. È stato un anno che mi ha consacrato come un giocatore importante di quel periodo". E sul percorso di entrambi in questa stagione ha detto: "Li ho avuti e posso dire che sono due allenatori molto forti sul campo e nella gestione. Quando però ti butti in un vortice, l'allenatore può fare fatica a mettere in atto le proprie idee, il proprio carisma. Non è semplice". Mentre, su Moreno Longo: "Sta riuscendo nel risollevare un po' il Bari. Me ne hanno parlato bene sia come allenatore sia come persona. Differenze con gli altri ne vedo poche, forse nei risultati, ma se hanno fatto 34 pt il problema non è solo l'allenatore". Il fattore scatenante dei risultati altalenanti però, secondo l'ex calciatore biancorosso, riguarda altro: "C'è una rottura insanabile tra la società e i tifosi. Quando un giocatore percepisce un po' di negatività in città e, alla prima cosa che va male, ti cade il mondo addosso. Purtroppo questo Bari non ha mai avuto la continuità che si auspicava".

Una situazione psicologica, dunque: "È un problema soprattutto mentale. Oltre ad averlo vissuto in altre piazze, l'ho vissuto anche a Bari. Quando si cambia un allenatore è perché un giocatore non sta girando nel verso giusto. Non è sempre colpa dei giocatori però". Sono diversi i fattori a poter incidere in queste situazioni: "Si va in campo scarichi, con la testa da un'altra parte, con la paura di non vincere la partita, la paura di affrontare un pubblico così importante che pretende tanto, come è giusto che sia, e speri di dover vincere a tutti i costi. Magari al primo passaggio sbagliato cadi nel tunnel dal quale fai fatica a uscire". E sulla rosa aggiunge: "Non credo che il Bari valga meno dell'Avellino, del Mantova, della Samp, della Juve Stabia. Anche dello stesso Catanzaro. Per me non ha giocatori da meno, e due di queste squadre citate disputeranno i playoff per andare in Serie A".

Bari-Südtirol, il playout secondo Simone Simeri

"L'ultima volta che sono andato allo stadio ho visto Bari-Südtirol, ma c'erano 60.000 persone e si giocava per andare in Serie A", dice Simeri. Venerdì si scontrano le stesse società, ma non le stesse squadre, in una situazione totalmente differente. Il tempo passa e le cose cambiano, in meglio o in peggio. "Venerdì sarà tosta. Tutto volevo, con tanti amici di Bari e tifosi, tranne che incontrare il Südtirol. È una squadra fisica, crea tanto e subisce poco quando si chiude lì dietro. Il Bari gioca in casa e deve fare la partita". A fare la differenza sarà la testa, i nervi saldi: "Entrambe sono messe bene mentalmente, magari il Südtirol farà una partita diversa perché avrà il ritorno in casa e scenderà in campo per non perdere, mentre il Bari per vincere. I biancorossi non stavano facendo bene, ma vengono da una vittoria importante a Catanzaro e mi auguro possano fare una bella partita". Mettendo da parte quello che è il doppio risultato a favore per la squadra di Castori, Simeri dice la sua sulla favorita: "Vedo il Bari favorito, se metti sulla carta le squadre non puoi dire il contrario, saresti ipocrita. Si incontrano due squadre che hanno incontrato mille difficoltà, forse il Südtirol di più perché fino a tre partite fa si trovava a tre punti dai playoff. Ha fatto un finale di stagione preoccupante, invece il Bari è sempre stato lì e quindi più abituato a fare questo tipo di partite". L’uomo partita, secondo Simeri, non sarà un attaccante né un giocatore di movimento: "Per me non sono Moncini o Rao, ma l'uomo decisivo è Cerofolini. Se avesse avuto un portiere diverso, secondo me il Bari oggi sarebbe al posto della Reggiana, Spezia o Pescara. Ha fatto un campionato straordinario e grazie alle sue prestazioni ti ritrovi a giocare i playout. Anche nelle parate ha fatto interventi importanti, dove rischiavi di pareggiare o perdere la partita. Se il Bari si salva, l'80% del merito è suo". E per concludere: "Se la città di Bari vuole, la partita venerdì la vince. Se sarà presente, come sempre, in queste partite così particolari, il Bari può vincere tranquillamente la partita".

Il Bari di Simone Simeri

Quando gli viene chiesto cos'è stata per lui la maglia del Bari, risponde con emozione. Simone, però, non parla solo al passato: quella maglia la sente ancora sua. "Per me è stata una seconda pelle, lo è ancora tutt’oggi". E intanto continua a sognarla: "Non so cosa darei per ritornarci, ma capisco le dinamiche e il mio essere andato avanti con l’età. Ma il sogno è rindossare quella maglia. Bari per me è tutto, è casa. Fino a un anno fa avevo casa lì, i miei figli sono nati lì". Di ricordi ce ne sono tanti, ma uno rievoca più emozioni di tutti: "La prima immagine che mi viene in mente dei miei anni in biancorosso è quella di Troina. Siamo andati a giocare in un posto di cui non conoscevamo l’esistenza, vedere circa 500 tifosi del Bari lì, vincere un campionato e andare via dalla D per tornare nel calcio professionistico è stata la mia giornata più bella a Bari. Avendo segnato il gol vittoria, per me era tutto raddoppiato". Simone Simeri ha vissuto quattro stagioni a Bari, dalla Serie D alla C, conquistando anche la promozione in cadetteria. "L’annata più bella è stata quella con Vivarini, dove mi sono sentito nel 'prime'", dice. "Quello è stato il mio. Io e Mirco Antenucci eravamo una delle coppie più prolifiche d’Italia, dietro solo a Immobile e Correa. All’epoca c’erano in Italia Lautaro-Lukaku e Simeri-Antenucci. Quello è stato il mezzo anno più bello, l’altra metà è saltata causa Covid". I "gemelli del gol" li aveva definiti Vivarini. Uno dei segreti di quel Bari era l’ossatura: "Non si cambiava nulla e infatti il gruppo era coeso e i risultati sono arrivati. Ora il Bari cambia 15/16 giocatori".

La situazione Juve Stabia

La squadra di Castellammare di Stabia non vive un periodo semplice dal punto di vista societario; nonostante questo, però, la squadra continua a performare. "La Juve Stabia sta passando un periodo dove non si sa che fine farà - prosegue Simeri - però la squadra è in un momento positivissimo. Si sta estraniando dall'esterno e ha l'obiettivo di finire nel miglior modo possibile. Poi quello che succede, succede. Quello che viene fatto in campo resta, quello che succede fuori non è per colpa loro". Tutto questo avviene anche grazie alla dirigenza e allo staff gialloblù: "La Juve Stabia sta facendo bene anche perché dietro c'è un allenatore importante come Abate che ha giocato a calcio vero e sa come gestire queste situazioni, ha un direttore giovane (Matteo Lovisi, ndr) che fa bene da diversi anni. Loro si sono estraniati e i risultati arrivano. Ora sono in semifinale con il Monza per andare in A e non hanno nulla da perdere, un plauso a loro. Il Monza non avrà vita facile".

Simone Simeri è orgoglioso di aver vestito quei colori, di averli rappresentati e di aver regalato diverse gioie a una città intera. Aveva solo 25 anni quando è arrivato in biancorosso, e oggi a 33 sogna di ritornarci per un’ultima volta. Di sentire nuovamente quel boato al San Nicola. Non sappiamo cosa gli riserverà la vita, se il suo sogno si avvererà o meno. Senza dubbio, però, è rimasto nel cuore di molti. Non c’è cosa più bella di lasciare un buon ricordo a chi ci circonda.

Sezione: Primo piano / Data: Gio 14 maggio 2026 alle 17:13
Autore: Giovanni Scialpi
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