Mentre si formano le prime code ai botteghini per la gara d’andata del playout contro il Sudtirol e si rincorrono voci su presunti fondi di investimento (dal Canada siamo passati alla Svezia, senza dimenticare i fantomatici americani), c’è un dettaglio riguardante il Bari che stranamente e clamorosamente sembra sfuggire ai più: quale futuro ci sarà per il calcio biancorosso in questa città? Con quali prospettive? Importa davvero a qualcuno? 

Già, bella domanda. Che non è solo una provocazione ma anche una legittima perplessità. Ancora una volta la città sembra in questo senso vivere alla giornata, senza pensare al domani, senza pensare a programmare. Con un presidente che ormai non si fa sentire da mesi: un silenzio assordante che si somma a presenze allo stadio - in casa ed in trasferta - che quasi passano inosservate. Sull’aspetto del campo sarebbe anche solo inutile parlarne: se salvezza sul campo sarà, sarà ugualmente meno del minimo sindacale dal momento che alla vigilia del torneo si parlava semmai di obiettivo playoff. Questo doppio confronto, è bene ricordarlo, arriva al termine di una stagione tra le più indegne di sempre del Bari in Serie B, ricca di umiliazioni dentro e fuori dal campo. Una squadra che troppo spesso ha dimostrato di essere un corpo estraneo rispetto ad una piazza, di qualità tecniche discutibili e che ora perlomeno cerca di salvare solo la faccia. Stagione fallimentare che non è solo un incidente di percorso ma figlia di tanta improvvisazione e confusione. Il rischio che in caso di salvezza sul campo tutto questo passi in cavalleria non è ammissibile. 

Si pensi a salvare la categoria prima di tutto, obietterà qualcuno. Certo e ci mancherebbe. Ma anche in caso contrario la sostanza non cambierebbe. Il Bari ha bisogno di reali prospettive future perchè il calcio, in questa città, resta un malato terminale.  Lo è quando vive di ricordi di epoche che non torneranno più, lo è quando non riesce ad innovarsi e perde treni, lo è soprattutto quando si illude che un suo ex presidente annuncia di poter dare una mano ad una nuova ed ipotetica società, salvo poi - soltanto alcuni giorni dopo - venir fuori la notizia di indagini su un'azienda di famiglia e pure lo stesso ex presidente FIGC è tra gli indagati. Davvero Bari non può fare più di così? In un mondo ideale la risposta sarebbe no, nella realtà dei fatti che si palesano purtroppo si. È qui che bisognerebbe farsi un esame di coscienza. Tutti.

ps. La gestione De Laurentiis è stata capace di regalare due playout negli ultimi tre anni e, soprattutto, eguagliare (e superare, in prospettiva) il record di anni di assenza dalla Serie A del Bari: a giugno 2027, se tutto andasse bene, saranno 16. Il massimo era stato di 15 (1970-1985). Risultati memorabili a cui vanno aggiunte varie batoste tra Serie D e C. Davvero niente male. 

Sezione: Primo piano / Data: Mar 12 maggio 2026 alle 15:44
Autore: Domenico Brandonisio
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