Il risultato dice 1-1, la partita racconta qualcosa di più favorevole al Foggia. Non tanto perché i rossoneri abbiano semplicemente tenuto maggiormente il pallone, quanto perché per lunghi tratti sono riusciti a trasformare quel possesso in territorio, volume offensivo e occasioni. Il limite è stato un altro: ciò che il Foggia ha costruito tra una porta e l’altra non ha trovato la stessa qualità dentro l’area. Ed è lì che la Salernitana ha trovato il modo di portare via un punto dallo Zaccheria.

Il 61% di possesso, i 486 passaggi contro 305 e soprattutto le 19 conclusioni contro 10 descrivono una gara prevalentemente gestita dalla squadra di Auteri. Ancora più significativo è l’1,57 contro 0,77 negli xG: non si è trattato, dunque, soltanto di una superiorità territoriale sterile. Il Foggia ha creato abbastanza per segnare più di una volta, ha tirato nove volte dall’interno dell’area e ha chiuso con sette corner.

Eppure la partita non è stata un monologo. Dopo il vantaggio lampo di Luciani, costruito sulla catena di destra con Todisco e Petito, la Salernitana ha reagito meglio nei primi minuti. Il suo 3-4-2-1, che senza palla tendeva naturalmente a trasformarsi in un 5-4-1, ha trovato soprattutto sulle corsie la possibilità di risalire il campo. Nei primi sedici minuti sono arrivate le conclusioni di Pieraccini, Tascone, Llano, Vitale e Villa: una fase nella quale il Foggia ha sofferto soprattutto il primo pallone e le seconde giocate, coerentemente con un dato che resterà significativo per tutta la gara, quello dei duelli aerei, vinti soltanto nel 38% dei casi contro il 64% granata.

Poi la gara è cambiata. Dal 19’ all’intervallo il Foggia ha progressivamente occupato la metà campo avversaria e ha iniziato a comandare attraverso il doppio mediano. Gallo ha dato ordine alla prima uscita, Haoudi ha assunto invece un ruolo più dinamico, diventando il principale collegamento tra costruzione e sviluppo. I suoi 111 tocchi, i 65 passaggi riusciti su 77 e i tre passaggi chiave raccontano una partita nella quale il centrocampista non si è limitato a gestire: ha accompagnato l’azione, superato avversari e provato a far avanzare il possesso.

Il 4-2-3-1 del Foggia ha mantenuto un’ampiezza molto netta. Touré a sinistra e Petito a destra hanno allargato la linea granata, mentre Todisco è diventato uno dei giocatori più importanti nello sviluppo: 42 passaggi completati su 46, due passaggi chiave e 0,43 di xA. Non è casuale che proprio sul suo lato sia nata l’azione dell’1-0. Il problema, semmai, è stato trovare con continuità il giocatore tra le linee. Panico ha avuto soltanto 22 tocchi e 14 passaggi tentati: troppo poco per trasformare stabilmente il trequartista nel punto di connessione centrale del sistema.

La Salernitana ha capito all’intervallo che qualcosa andava modificato. Gli ingressi di D’Ursi e soprattutto La Gumina per Achik e Lescano hanno cambiato la qualità della sua presenza offensiva. Lescano era rimasto quasi separato dal gioco; La Gumina ha offerto invece appoggi, ricezioni fuori dall’area e capacità di riattaccare immediatamente lo spazio. Al 52’ Villa lo ha trovato nella zona decisiva e l’attaccante ha trasformato un’occasione da circa 0,29 xG con una conclusione di qualità molto superiore alla probabilità iniziale del tiro. È stato il momento nel quale la Salernitana ha fatto meglio ciò che il Foggia non sarebbe riuscito a fare nel resto della partita: trasformare una buona situazione offensiva in una giocata risolutiva.

Il pareggio non ha però spostato stabilmente la gara verso gli ospiti. Il Foggia ha ripreso immediatamente campo e possesso, anche se tra il 53’ e il 73’ si è manifestato il limite più interessante della prestazione: tantissima pressione territoriale, pochissima qualità reale. In quella ventina di minuti la squadra di Auteri ha prodotto appena poco più di 0,05 xG. È qui che il dominio rischiava di diventare sterile: possesso nella metà campo granata, pallone mosso da un lato all’altro, ma poche ricezioni realmente pericolose alle spalle della linea e poca presenza contemporanea dentro l’area.

L’ingresso di Merdji per Panico ha risolto almeno in parte proprio questo problema. Non è entrato per fare lo stesso mestiere del trequartista sostituito. Si è alzato accanto a Luciani, trasformando l’occupazione offensiva del Foggia e portando un secondo attaccante stabilmente vicino alla porta. Da quel momento la pressione è diventata finalmente pericolosità. Merdji ha concluso quattro volte producendo da solo circa 0,71 xG: quasi la metà dell’intera produzione offensiva rossonera. Ha avuto occasioni importanti al 74’, al 77’ e soprattutto all’87’, quando Gallo ha letto perfettamente una transizione e lo ha mandato davanti a Galeotti.

È proprio quell’azione a sintetizzare il pareggio meglio di qualsiasi statistica aggregata. Il Foggia aveva trovato la soluzione tattica: recupero, verticalizzazione immediata, attaccante liberato in zona centrale. La Salernitana aveva ormai perso il controllo territoriale. Mancava soltanto l’ultimo gesto. Galeotti ha invece tenuto in piedi gli ospiti e il Foggia ha lasciato sul campo l’occasione più pesante della propria ripresa.

Per questo sarebbe riduttivo parlare di semplice pareggio “stretto”. La prestazione offre indicazioni più utili. Il Foggia possiede già una struttura capace di comandare il pallone, mantenere l’ampiezza e recuperare rapidamente territorialità dopo le fasi negative. Haoudi e Gallo possono dare continuità al possesso, Todisco aggiunge una fonte di rifinitura laterale, Luciani occupa bene l’area e la soluzione con Merdji vicino alla punta ha aumentato in modo evidente la qualità delle occasioni.

Restano però tre passaggi da compiere. Il primo è collegare meglio il trequartista alla manovra quando si parte con il 4-2-3-1. Il secondo è reagire più rapidamente alle modifiche avversarie, perché il gol di La Gumina arriva proprio nel breve segmento in cui la Salernitana cambia uomini e riferimenti. Il terzo è il più semplice da individuare e il più difficile da allenare: trasformare la superiorità costruita in gol.

Contro la Salernitana il Foggia ha trovato abbastanza volte la strada per vincere. La notizia positiva è proprio questa. Quella meno positiva è che, una volta arrivato dove voleva arrivare, non ha ancora saputo chiudere il lavoro.

Sezione: Primo piano / Data: Dom 30 agosto 2026 alle 14:21
Autore: Francesco Ippolito / Twitter: @fraccio
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