Milan-Lecce è la dimostrazione di una partita rovinata dall’arbitro. Nonostante la forza del Milan, giocare a San Siro, si è messo anche l’arbitraggio a complicare il sabato pomeriggio dei giallorossi.
Mister Gotti voleva una squadra corta, in superiorità in mezzo al campo confidando nell’uno contro uno sulle fasce. Sinceramente, la scelta non è stata delle migliori. Se, prima del match, la preoccupazione più grande era Leao, in campo, Chukwueze si è dimostrato un supereroe. Imprendibile e sempre vincente nell’uno contro uno. I primi due gol sono la dimostrazione di un grandissimo stato di forma del Milan. Il gol di Pulisic è un gioiello di rara bellezza, Falcone non poteva nulla. Il raddoppio, invece, era evitabilissimo. Giroud non può muoversi in area di rigore altrimenti è sempre gol.
I giallorossi, però, non sono usciti dal campo. All’inizio della partita, Gonzalez ha rischiato di gelare San Siro. Lo spagnolo, sul finire del primo tempo, prende una traversa che grida vendetta. Esattamente perché sullo scadere succede qualcosa di incredibile. Krstovic allunga la gamba in area di rigore in cerca di un pallone volante. Sguardo rivolto verso il pallone, in fondo alla gittata, incrocia il fianco di Chukwueze. Per l’arbitro Massimi è rosso diretto. Non riusciamo a trovare le parole per commentare una scelta di questo tipo.
Ovviamente, dall’espulsione in poi, non c’è stata più partita, più nulla da commentare. La scelta arbitrale rappresenta la sconfitta del calcio. Anche perché, con il secondo episodio arbitrale, potremmo dire che è arrivata anche la ciliegina sulla torta. Azione offensiva per il Lecce, Almqvist viene buttato a terra da Theo Hernandez in area di rigore. Il laterale rossonero con il ginocchio incrocia la testa di Almqvist che resta a terra. Non è rigore, assolutamente. Però, Massimi avrebbe dovuto stoppare il gioco per il colpo alla testa. Invece? Invece, ribaltamento di fronte e Leao sigla il 3 a 0.
Oggi il calcio non è pervenuto. Null’altro da commentare se non sconforto e dispiacere per un Lecce che avrebbe meritato rispetto.
Autore: Stefano Sozzo / Twitter: @stesozzo
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