Sono passati tre anni esatti dalla mancata qualificazione al mondiale 2018 dell'Italia, una macchia indelebile anche per chi quella Nazionale l'ha guidata. Di questo, ma soprattutto dell'avventura trionfale in Puglia tra Bari e Lecce, TUTTOcalcioPUGLIA.com ne ha parlato in un'intervista esclusiva con il diretto interessato, Gian Piero Ventura.
Mister, innanzitutto come va? Le manca il campo?
“Adesso sì. Ho avuto la fortuna di fare questo lavoro per 36 stagioni ininterrottamente. Quest’anno, per mia scelta, ho deciso di fermarmi un attimo perché ho accusato un po’ di stanchezza. Ma da qualche settimana ho recuperato e ho ritrovato il sacro fuoco: voglia, energie, entusiasmo e adrenalina sono con me. Avrei voglia di riprendere. Ho avuto anche tre opportunità ma ho deciso di attendere. Adesso sono pronto a ripartire”.
Genovese di nascita, possiamo dire pugliese d’adozione?
“Assolutamente sì. Sono nato a Genova, ma in Puglia ho scoperto una grande regione. E ho scoperto Bari, lì dove ho vissuto momenti assolutamente piacevoli dal punto di vista sportivo e umano. In più ho trovato mia moglie, un connubio perfetto. Non sono barese d’adozione, sono barese”.
Record di punti con i biancorossi in Serie A, gli anni d’oro di quella squadra che in avanti era guidata da Barreto e Kutuzov.
“Credo esprimessimo un calcio piacevole, per chi veniva a guardarlo e per noi che lo facevamo. È stato l’anno dell’esordio di due ventenni come Bonucci e Ranocchia, quello del 4-2-4, del calcio-spettacolo su tutti i campi. Ho solo bei ricordi”.
Torino a parte, al San Nicola forse la parte più bella della sua carriera?
“Dove mi sono divertito di più, direi. Ho avuto la fortuna di portare il Lecce dalla C alla A in due anni, ho portato il Cagliari in A e son passato in tre anni dalla D all’Europa League con il Torino. Ma quelli di Bari sono momenti di calcio meraviglioso, solo a Pisa mi sono divertito come in Puglia. È stato sicuramente il punto più alto, tra gioco e risultati”.
Il suo nome è legato al Lecce. Negli ultimi anni Liverani lo ha emulato: dalla C alla A. Negli ultimi anni è diventato qualcosa di più “semplice”…
“La doppia promozione di Liverani è stata comunque un’impresa, un po’ annacquata dalla retrocessione immediata. Se si fosse salvato, questo doppio trionfo avrebbe avuto un peso maggiore. Come quando portai in A il Torino: se fossimo retrocessi subito, quel traguardo avrebbe avuto un valore minore. E invece l'anno dopo centrammo l'Europa. Ma l’impresa del Lecce resta e va ricordata”.
Quest’anno in panchina c’è Corini. I giallorossi sono i favoriti per il salto di categoria?
“Il Lecce credo debba guardarsi dalle potenzialità dell’Empoli, che ha una società che sa come fare calcio. Ha costruito una buona squadra, ha un tecnico emergente. Anche lei è una candidata alla promozione, ma i giallorossi per struttura, pubblico, storia, società e squadra è la favorita”.
Le sarebbe piaciuto allenare a Foggia?
“È un qualcosa di particolare nel panorama calcistico italiano. Adesso sta attraversando un momento difficilissimo, ma quando uno parla di Foggia viene subito in mente Zeman, il ‘Foggia dei miracoli’, un calcio spettacolare, lo Zaccheria strapieno. Ha una storia grande alle spalle. Andai a vedere due anni fa Foggia-Salernitana, c’era lo stadio gremito nonostante fosse una partita inutile ai fini della classifica. Spero trovino una società forte, perché altrimenti oggi è complicato. Per i tifosi che si ritrova, questo club non può fare la Lega Pro”.
Mister, la Nazionale forse il punto più basso. Son passati tre anni, ci pensa ancora?
“Ci penso, ogni tanto. Mi arrabbio con me stesso per le scelte fatte, me la prendo con qualche vicenda extra-calcio che ha inciso tanto nella mia avventura con la Nazionale. Avevo due anni di contratto con il Torino e un contratto di tre anni firmato con una grossissima società di Serie A. Ho rinunciato a tutto questo perché Lippi mi diede la possibilità di fare il ct. Tutti dicevano fosse la ciliegina sulla torta di una carriera. Il giorno dopo che ho firmato, Lippi non c’era più e mi son ritrovato da solo a gestire l’aspetto tecnico e politico”.
Tornasse indietro la rifarebbe questa scelta?
“Assolutamente no. Ma non avrei dovuto farla nemmeno in quel momento. I miei collaboratori mi dicevano di tornare a fare le cose che sapevamo fare, di andare tutti i giorni sul campo”.
Il futuro di Gian Piero Ventura?
“Devo essere sincero: ho assaporato un mese di vacanza, che non avevo mai fatto in vita mia, ed è fantastico, ma ora voglio tornare sul campo. Chi fa il mio lavoro deve fermarsi quando non ha più adrenalina; io purtroppo ho scoperto di averla ancora (sorride, ndr), la voglia non è andata via. Vorrei concludere con qualcosa di estremamente positivo, sarebbe il giusto finale per la mia carriera e per cancellare la grande negatività avuta dalla Nazionale”.
Autore: Dennis Magrì / Twitter: @magriden
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