Dieci anni dopo la storia si ripete: un personaggio tira l'altro. Storie di vissuto intense, una passione che si è trasformata in un lavoro e che si spera possa portare allo stesso tempo risultati. Da Edgar Çani a Yaya Kallon cambiano modi e tempi di vestire la maglia del Bari, non il movente: entrambi da rifugiati si ritrovano a fare i calciatori, peraltro in una città in cui, da frase ormai famosa, 'nessuno è straniero'. Per il secondo si attende solo l'ufficialità.
IL PRECEDENTE. Era il gennaio del 2014 quando l'albanese classe 1990 arrivò in Puglia. Tanti giri per l'Europa, poi la chiamata del Bari. In altre parole è la storia di un cerchio che si chiude, visto che proprio in Puglia il giocatore trovò il primo approdo dopo aver lasciato il suo paese d'origine. Ed al termine di una cavalcata tanto folle quanto esaltante riuscì a farsi apprezzare dal pubblico biancorosso sino a sfiorare la promozione in A poii svanita nei playoff. Nessun risultato sportivo sul campo ma riconoscimenti postumi, come poi sarà possibile constatare grazie al docu-film uscito di recente ed a lui dedicato.
FUGA PER IL PALLONE. E veniamo adesso a Kallon, classe 2001. Da Verona con furore, dalla Serie A con gli scaligeri alla prima esperienza di Serie B. Potenza fisica e qualità per sfondare non gli mancano: anche lui una scommessa, si spera vittoriosa. Anche più della precedente. Per lui l'arrivo in Italia, proprio come Cani, è stata una questione di sopravvivenza ma appartiene ad una narrazione decisamente attuale e che ci tocca da vicino. Aveva 14 anni quando dalla Sierra Leone attraversò tutta l'Africa, da profugo, per arrivare sino a quel mare che significava Europa e soprattutto la possibilità di provare a ritagliarsi un futuro dignitoso e, perché no, di sogni. Una lunga traversata durata otto ore e poi andata a lieto fine. "La traversata con il barcone - dichiarò a Genoa Channel, come riportato da calciomercato.com - è durata otto ore. Ma sono stato fortunato. Quando siamo arrivati a Lampedusa eravamo tutti contenti anche se avevamo molto freddo. Lì ci hanno dato tutto, anche le coperte. E ho potuto avere una ricarica per poter telefonare a casa e risentire, finalmente, dopo molti mesi i miei genitori. Il calcio mi è sempre piaciuto. Da bambino giocavamo a tre o a cinque sotto il sole ma anche sotto la pioggia. Mi sono approcciato al calcio grazie ad un amico. Sono andato prima all'Entella, dove sono stato cinque giorni, e quindi al Genoa dove in una partitella avevo fatto due gol già nel primo tempo e quindi mi hanno preso".
PROVA DEL 9. Esordio calcistico in Liguria, dunque. Prima la Serie D, col Savona, poi la Serie A, tra Genoa e Verona: in questo momento il suo score è di 39 presenze, una rete e tre assist. Non è mancato qualche problema muscolare, tuttavia nella sfortunata sfida persa contro l'Inter ha avuto modo di ritrovare il campo per la prima volta dallo scorso 30 aprile (Verona che sfidò la Cremonese in un delicato scontro salvezza, ndr). Tatticamente la duttilità è il suo forte: gioca principalmente come seconda punta, ma può essere schierato anche come ala destra o punta centrale. Tutti ruoli in cui Baroni l'ha provato in questa prima parte di stagione. C'è da giurare che una buona parola gliel'abbia potuta mettere Folorunsho, dando il benestare al suo arrivo in Puglia. In fondo l'attuale centrocampista gialloblù al Bari deve qualcosa...
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