Il tempo dell’attesa è finito. Il Taranto è chiamato a riscattare una stagione fatta di luci e ombre e, per farlo, dovrà necessariamente conquistare la promozione in Serie D passando dalla porta dei playoff, spesso amara per i colori rossoblù negli ultimi trent’anni.
Il “nuovo” Taranto di Ciro Danucci arriva alla finale playoff regionali contro il Canosa forte di una striscia di 15 risultati utili consecutivi, che ha consentito alla formazione jonica di restare imbattuta in campionato per tutto il 2026. Un percorso quasi perfetto, macchiato soltanto dalla sconfitta nella finale di ritorno di Coppa Italia d’Eccellenza contro il Bisceglie.
Ed è proprio da quella gara che il tecnico tarantino dovrà ripartire. Nonostante contesti e condizioni ambientali differenti — stavolta il Taranto giocherà nel proprio stadio, spinto dal calore del suo pubblico — resta vivo il ricordo di una partita nella quale i rossoblù, esattamente come accadrà domenica contro il Canosa, avevano a disposizione due risultati su tre.
Una situazione che rischia di trasformarsi in una trappola mentale. Nella finale contro il Bisceglie, infatti, il doppio risultato favorevole potrebbe aver inconsciamente portato il Taranto a scendere in campo con un atteggiamento meno aggressivo rispetto a un avversario che non aveva nulla da perdere ed era pronto a lottare su ogni pallone.
Per conquistare la qualificazione alla fase nazionale dei playoff, servirà invece un Taranto feroce dal punto di vista agonistico, propositivo e determinato a cercare il gol sin dai primi minuti.
L’attesa della città si fa sentire. Lo stadio sarà sold out, con i tagliandi polverizzati in appena dieci minuti: l’ennesima dimostrazione di un amore che va oltre qualsiasi categoria. Un entusiasmo che riporta alla memoria la sfida contro il Vicenza di pochi anni fa nei playoff per la Serie B, ovviamente con le dovute proporzioni, ma sempre con lo stesso attaccamento viscerale a quei colori che rappresentano una piazza dalla storia importante, fatta di oltre trent’anni di Serie B e di un territorio che, con la sua provincia, sfiora i 600 mila abitanti.
Taranto non merita queste categorie. E se non sono stati i giocatori a trascinare il club in questa situazione, adesso spetta proprio a loro, tutti insieme, assumersi la responsabilità di restituire dignità e ambizione a una piazza storica del calcio italiano.
Anche perché il futuro bussa già alla porta: il prossimo anno il Taranto giocherà in uno degli impianti più belli d’Italia, il nuovo Erasmo Iacovone.
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