Dalla Coppa Italia a Milano...alla trasferta di campionato a Casarano. E sia detto col massimo rispetto e stima per il club salentino, ambizioso e determinato a far divertire appassionati e sportivi. Ma la rima tra la metropoli lombarda ed il comune salentino calza a pennello. E poi, alla fine, il fattaccio è successo. Clamorosamente…o forse no. La retrocessione del Bari in Serie C è realtà e - mutuando il nome di una celebre opera letteraria - probabilmente soltanto la cronaca di una morte annunciata. Di una squadra che è stata un costante encefalogramma piatto sin dal ritiro pre campionato, di una dirigenza che l’ha costruita con pressappochismo, risorse limitatissime e scarsa attenzione ai dettagli. Mai una identità, mai un’idea, mai una personalità vera.
E menomale che l’obiettivo di inizio stagione avrebbe dovuto essere quello dei playoff. Ma sin dall’estate la squadra era stata costruita più con la pancia che con la testa: prima una rosa pensata per il 4-3-3, poi il cambio di modulo, poi gli equivoci tattici. Un esempio? Prendere Moncini e Gytkjaer, pur escludendo uno l’altro. Oppure insistere su elementi come Partipilo, Maggiore o Nikolaou: calciatori o sul viale del tramonto o reduci da annate troppo deludenti ed a caccia quindi dell’ennesimo rilancio. Il resto lo hanno fatto i risultati deludenti a cominciare dai ko esterni a Modena e Palermo, che avevano fatto aprire gli occhi anche ai più ottimisti. Senza poi dimenticare le trasferte di Empoli, Avellino e Pescara, i vergognosi ko interni sempre col Sudtirol e poi con la Carrarese, le vittorie fortunose e senza gloria contro Mantova, Entella e Catanzaro. I guai però te li attiri quando ti affidi a giocatori incerti e instabili, fisicamente e mentalmente. Col senno di poi viene da rivalutare anche la scelta di Castrovilli di andar via: passino gli infortuni o gli insulti ricevuti, ma l’essere passato da un ottimo rendimento iniziale ad un calo inarrestabile fa pensare. Forse si era reso conto di aver scelto il momento sbagliato per tornare a casa? Involuzione che è stata anche quella di giocatori nuovi e sulla carta più preparati come Odenthal e Cistana: partiti benissimo, poi ridimensionati nella mente e nello spirito.
È la retrocessione in Serie C. La retrocessione di Giuseppe Magalini e Valerio Di Cesare: pessimo stratega e comunicatore il primo, corresponsabile il secondo poiché privo di esperienza e pure un po’ troppo sicuro delle sue idee. Le idee di un capitano che da calciatore del Bari ha vinto solo campionati di D e C, senza mai andare oltre. Con tutto il rispetto: da queste parti abbiamo visto di meglio e con questa società non poteva certo sperare di crescere. Chi in passato il pericolo lo ha fiutato è scappato via: come Franco Brienza.
È però soprattutto la retrocessione di Luigi De Laurentiis: in questi 8 anni ne ha combinate di tutti i colori. Da frasi come “La B è un vanto” a “Chi volete, Messi?” o “Chiamiamo gli arabi” volte a irridere chi voleva un Bari ambizioso, ad altre messe a casaccio come “mission” o “brand”: peccato che la missione - qualunque essa sia - è fallita ed il brand pietosamente rovinato e spennato. Il resto lo hanno fatto un budget basso, tanta spocchia, arroganza e supponenza. Suggeriamo ancora una volta al presidente di riflettere seriamente sulla sua permanenza a Bari: la mediocrità ormai regna sovrana e con questi dirigenti, non se ne uscirà tanto facilmente. Negli anni non ha peraltro costruito nulla a livello di società, centro sportivo, strutture. Tutto vivendo alla giornata. Non era esattamente quello di cui avevamo bisogno da queste parti. Anche Vito Leccese ed Antonio Decaro - sindaco di Bari e presidente Regione Puglia - dovrebbero farsi sentire e prendere provvedimenti. Ad essere usurpato è il patrimonio di una comunità intera, che la Filmauro non ha mai saputo capire.
Ps. Dopo i tre anni consecutivi in C (record storico) ed i 15 anni di distanza dalla A eguagliati, a Luigi De Laurentiis l'onore di fregiarsi della sesta retrocessione della storia sul campo del Bari in terza serie. Senza dimenticare tutte le figuracce maturate anche con squadre improbabili. Toccato il fondo evidentemente si può sempre scavare.
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