Sei sconfitte in campionato, due nelle ultime due in derby sentiti come snodi, sei punti dalla vetta, che non sono neanche troppi considerando quanto fatto fin qui, e la crisi, come un terremoto improvviso. Giove si dimette da presidente del Taranto dopo il ko di Fasano, la società resta in silenzio ma poi decide di esonerare Sgrona, tramite un comunicato firmato dal dg Montella. I tifosi temono un ritorno al passato troppo brutto per poter essere dimenticato, ma la crisi per ora è soprattutto tecnica. Eppure qualche scossa di assestamento c'era già stata qualche settimana fa, quando si parlò di progetto tecnico fallito dopo l'esonero di Ragno. L'arrivo di Panarelli sembrava aver rinvigorito una squadra che poi si è fermata sul più bello. Giove getta la spugna, non è il momento più delicato della sua presidenza ma potrebbe diventarlo.
E ora che succede? C'è da tenere conto di possibili sviluppi in un futuro immediato o in un futuro prossimo. Intanto è iniziato il mercato, e se quello di Giove - al di là di tutto - è un segnale, per il Taranto sarà rivoluzione. Progetto tecnico fallito, per la seconda volta in poche settimane. Ha pagato anche Sgrona, perché la squadra costruita, per budget e ambizioni, non ha portato i risultati sperati. Ha vissuto le ultime settimane in modo particolare, l'ex diesse rossoblù, che in realtà era finito ai margini del progetto già con l'esonero di Ragno. Ma da ora il mercato è aperto, al dg Montella il compito di cercare di cambiare qualcosa, e chi non ha brillato probabilmente partirà. I vari Genchi, Lanzolla, Guaita, forse anche Matute. Già cercato Corvino per l'attacco, ad esempio. Sarà una rivoluzione, inevitabile a questo punto, anche se tutt'altro che facile da realizzare. Non un semplice ridimensionamento, perché il mercato verrà fatto anche in entrata, ma un ribaltone vero e proprio, testimoniato dall'esonero del direttore sportivo. Poi c'è da tenere d'occhio una crisi societaria che potrebbe aprirsi come una voragine, rischiarendo un orizzonte piuttosto preoccupante. Giove non ha mai parlato di disimpegno, non fino a questo momento, ma solo di dimissioni in quanto presidente. Il club resta nelle sue mani, finché non deciderà qualcosa di diverso. Ecco perché le dimissioni risultano più come un messaggio urbi et orbi alla Taranto del calcio. Le prossime mosse saranno decisive: ha dato tanto al club, in termini di impegno e soprattutto di risorse economiche, per costruire corazzate vere e proprie nelle ultime due stagioni. Il progetto è naufragato, il diesse è stato esonerato e il presidente, sentendo la responsabilità del tutto si è dimesso, senza però lasciar intravedere spiragli diversi per il futuro societario del club, al momento non in dubbio, almeno stando a dichiarazioni e comunicati. Il progetto è naufragato questa volta con la testa della classifica a 6 punti, quando mancano ancora 6 mesi alla fine del campionato. Ma è la solita vecchia storia, e si è stufato anche lui.
Autore: Giuseppe Andriani / Twitter: @peppeandriani
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