E' alle porte per il secondo anno consecutivo il derby tra Bisceglie e Bari. Una sfida che vede contrapposte due compagini con obiettivi diversi: salvezza con meno patemi per i nerazzurrostellati, obiettivo Serie B, ad ogni costo, per i galletti. Con o senza playoff si vedrà. Tra passato e presente, fa il punto della situazione sulle due compagini ai nostri microfoni il doppio ex Pino Giusto. L'ex centrocampista ha indossato la maglia biancorossa dal 1984 al 1987 collezionando 54 presenze e 4 reti, il periodo nerazzurrostellato va invece dal 1991 al 1993 con all'attivo 42 gettoni e 3 marcature.
Pino Giusto, oggi il Bari compie 113 anni. Cosa significa per lei questo?
"E' come se fosse il compleanno di uno di famiglia. Nel Bari ho iniziato a giocarci dall'età di 9 anni, facendo poi tutta la trafila delle giovanili e fino alla prima squadra. Riuscendo a coronare il sogno di giocare, anche in Serie A. Questi colori ti rimangono addosso. Noi viviamo quotidianamente il Bari, se ne parla ovunque in città. E per noi, vivere anche a Bari, significa vivere anche le sorti del club minuto per minuto".
Servirebbero davvero più baresi nel Bari?
"Secondo me sicuramente. Mai come in questo periodo storico, o quasi, è successa una cosa del genere. Che manchi un barese nel Bari. Secondo me manca un po' di baresità, l'ideale sarebbe cominciare a puntare nei settori giovanili per farne approdare qualcuno in prima squadra".
La Ternana ormai sembra imprendibile.
"Inutile, gli 8 punti avanti sono tanti. E' difficile, ma non impossibile e secondo me bisogna crederci fino alla fine. Ma serve continuità perchè quando insegui non puoi più sbagliare. La Ternana ha avuto anche un pizzico di fortuna a me, ma la bravura c'è anche. Quindi onore a loro".
Sorprese e delusioni biancorosse?
"Per me Antenucci resta importante, ma anche Di Cesare sta dando un apporto da grande capitano. Quindo Maita, che in questa categoria fa moltissimo la differenza. I nomi sono importanti, ma bisogna essere più squadra. La rimonta momentaneamente può essere impossibile, ma questa piazza permette di tutto".
Proprio Maita ora è fermo a causa del Covid.
"Le alternative sono buone, ma bisogna considerare anche il momento di forma. In questo momento Maita stava giocando sopra la media, per questo la sua assenza peserà. Ma bisogna giocare da squadra e ragionare da squadra. Meglio non attaccarsi alle assenze, ma di sicuro è di una spanna superiore a tutti".
Ma nel suo passato c'è stato anche il Bisceglie, dal 1991 al 1993. Anni di un campionato competitivo e combattuto come la C2 dell'epoca.
"Erano campionati importanti. Allora c'erano tante squadre pugliesi, come Molfetta, Trani e Altamura. C'era molto campanilismo. Io a Bisceglie mi sono trovato bene, sono stato anche capitano della squadra. E da qualche mese c'è un gruppo whatsapp coi calciatori della rosa di quegli anni. Ridiamo e scherziamo spesso, come ai vecchi tempi. Siamo stati bene, Bisceglie è una piazza importante. Ma il derby è atipico perché prima dello scorso anno mai si erano incontrate in gare ufficiali. E Bari in queste categorie non può restarci".
Un ricordo che spicca sugli altri a Bisceglie?
"Nel mio primo anno subii un grave infortunio al ginocchio, recuperando dopo 3-4 mesi. E quando sono rientrato, l'ho fatto in anticipo perchè me lo richiedeva a gran voce tutta la squadra. Fu un momento bello, da parte di tutti un atto di stima nei miei confronti. Fu molto gratificante".
In panchina Lombardo e Giorgini.
"Due bravissime persone. Giorgini era emergente, un zemaniano. Lombardo era preparato ed esperto per la categoria, badava molto alla fase difensiva. Con Lombardo 10 anni prima ero stato a Monopoli e già lo conoscevo bene, il secondo è stato comunque abile ed il resto della sua carriera lo ha dimostrato".
Quali ricordi invece di Giorgio Di Bari? Anche lui capitano, ma soprattutto avversario leale.
"L'ho incontrato diverse volte da avversario, ma avevamo diversi amici in comune. Tutti mi parlavano di un ragazzo dolce, sempre disponibile e come dovrebbe essere un capitano. Papagni lo conosce molto bene, per lui ha sempre riservato parole d'encomio".
Veniamo alla stretta attualità: è possibile una salvezza senza patemi?
"Penso di si. In ogni ripescaggio è difficile affrontare un campionato nuovo. Ha cambiato proprietà e non è facile ricominciare. Ma sta facendo il suo, la squadra lotta su tutti i palloni e stimo molto Bucaro. Lo ritengo un allenatore valido ed in questa piazza può fare ancora meglio. Più in generale, vedo una squadra in crescita".
Al timone un presidente-tifoso, come Racanati.
"E' un fatto positivo. Avere un presidente della propria città aiuta a cimentare anche il rapporto coi propri tifosi. Questo aiuta a crescere anche lo spogliatoio, che diventa una famiglia. Posso dirlo senza problemi, perché porto questa piazza nel cuore".
Mansour, Cittadino, Musso. Le sorprese non mancano.
"Ragiono da allenatore: i singoli sono importanti, ma la voglia e la fame del collettivo fa sempre la differenza più di tutto. Giusto puntare anche su gente che ha voglia di affermardi con umiltà e carattere".
Che gara sarà domenica?
"Sfida importante per entrambe, ma il bari deve recuperare punti sulla Ternana e non può fare passi falsi. La caratura tra le due squadre è diversa, ma nessun impegno può essere preso sotto gamba. Altrimenti la sorpresa è sempre dietro l'angolo".
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