Quando una retrocessione è figlia di confusione. Quella del Foggia è figlia soprattutto di questo: mai, però, il club rossonero era retrocesso in Serie D, sul campo, per la prima volta nella sua storia. Nel 2012 e nel 2019 furono le aule dei tribunali e la giustizia sportiva a spedire i rossoneri all’inferno, ora i demeriti sono tutti di chi è sceso in campo. Cronaca di una morte annunciata? Certamente le 10 sconfitte consecutive hanno fatto precipitare in una spirale negativa una squadra che sicuramente non era attrezzata per altri obiettivi, ma che perlomeno - con le unghie e con i denti - riusciva a restare a galla. Le vittorie interne con Cosenza e Giugliano sono solo di pochi mesi fa, eppure sembra essere passata un’eternita. La prima ottenuta con la diserzione, la seconda con oltre diecimila persone sugli spalti: il trapasso tra due gestioni, prima Canonico e poi Casillo, non ha cambiato l’ordine degli addendi. Anzi, lo ha peggiorato: troppi e grossi cambiamenti in un ambiente che aveva bisogno di certezze e che quelle che aveva messo in piedi erano troppo fragili. Così lo sfacelo - misto ad inesperienza - era inevitabile. La Serie D è figlia della confusione. 

Curioso che a mandare il Foggia in D sia stata proprio la Salernitana: 28 anni dopo quell’infausto 1998, la formazione granata fa ancora tanto male ai rossoneri, che in quella circostanza finirono “solo” in C1. Altri tempi ma non meno dolorosi: fu dramma sportivo ed aggravato quello societario. Oggi come allora una grave sconfitta e perdita per il calcio pugliese. 

La speranza? Che gli errori vengano ben presto assimilati dalla presidenza. Si vedrà. La volontà di ripartire, a detta di Casillo e De Vitto c’è, questa è sicuramente la nota più bella. Qualche errore è stato commesso ma non si può rimproverare granché al duo. L’anno prossimo, a prescindere dalla categoria e da eventuali riammissioni e ripescaggi, sarà il primo vero campionato da gestire. E avranno bisogno del supporto di tutti.

Sezione: Primo piano / Data: Lun 27 aprile 2026 alle 10:21
Autore: Domenico Brandonisio
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