Ed il grande salto nei professionisti arrivò. "Un atto dovuto", verrebbe da pensare. Inevitabile quando in Serie D puoi contare sulla solidità economica dei De Laurentiis, sull'esperienza di Brienza, sulle giocate di Floriano o sui gol di Simeri. Una squadra di Serie C che nei dilettanti - per occhi giusto un po' distanti dalla realtà biancorossa - si trova solo per caso. Ma la risalita dall'inferno non è stata cosi facile come potrebbe apparentemente sembrare. E' stata una corsa contro il tempo.
L'INIZIO - Riavvolgiamo il nastro al 16 luglio 2018. La FC Bari 1908, di fatto, non esiste più. Vani gli ultimi tentativi di salvataggio da parte del sindaco Decaro e del duo formato da Napoli e Radrizzani. Bisogna programmare il futuro al più presto, entro fine mese va assegnato il titolo ad un nuovo gruppo imprenditoriale per ripartire dalla Serie D. Tante le voci, altrettanti i pretendenti: le manifestazioni di interesse diventano undici, a spuntarla alla fine sono i De Laurentiis. Con l'obiettivo di creare un grande polo calcistico nel sud Italia. Bari ha fame di calcio, vuole riscatto. Il presidente, nel giro di pochi mesi, viene scelto in Luigi De Laurentiis, figlio di Aurelio che è già alla guida del Napoli.
SQUADRA STELLARE - Ma la squadra? Questo il nodo principale da sciogliere. Primo raduno al Mancini Park Hotel di Roma, giocatori e tesserati prescelti vi si rifugiano in gran segreto. La squadra va allestita e preparata in fretta e furia, viene rinviata a più riprese anche la sfida di Coppa Italia Serie D contro il Bitonto (poi vittorioso con l'ex Picci). Il mercato regala nomi di rilievo per la C (Mattera, Pozzebon, Floriano, Simeri, Maurantonio, Hamlili, Feola), giovani promettenti (Piovanello, Marfella, Liguori, D'Ignazio), pilastri avvezzi ai campi di quarta serie (Cacioli) e addirittura profili da medio-alta Serie B (Bolzoni, Di Cesare). Per non parlare del gradito ritorno di Franco Brienza. Vani i corteggiamenti di Potenza e Cerignola davanti alla proposta del rinato club biancorosso. "Risorgiamo dalla polvere per tornare a vedere il paradiso" le sue parole famose. Il ritorno al 'San Nicola', una volta risolte le spinose questioni legate alla vecchia proprietà ed i lavori di sgombero, viene riconsegnato il 23 settembre. C'è Bari-Sancataldese: 12mila spettatori sugli spalti, oltre 7mila gli abbonati. Mica male.
TRASFERTE ATIPICHE - Lunghe, persino in misura maggiore rispetto ad alcuni campi di Serie B - le trasferte affrontate dai tifosi baresi. E si esclude il 'San Filippo-Scoglio' di Messina e poche altre eccezioni, spesso gli impianti non sono stati all'altezza dei numeri che spesso i biancorossi hanno offerto lontano dalla Puglia. Torre del Greco, Cittanova, Locri, Palmi, Castrovillari (anche per il Rotonda). Gela, Angri (e non il San Francesco, per la Nocerina), Marsala, Portici. San Cataldo, Barcellona Pozzo di Gotto, il Marullo (sempre a Messina), Troina o Acireale. A volte anche la disorganizzazione delle squadre ospitanti ha fatto in negativo la differenza. Nessuna colpa particolare per nessuno, sia ben chiaro. Ma a Bari si è abituati a ben altro.
TROPPO FORTI - Parte il campionato, l'avvio è sprint: subito tre gol rifilati al Messina, poi una lunga serie di vittorie e risultati utili consecutivi: saranno 19, battuto il record storico di Pirazzini in Serie C. La Turris, grande rivale, s'impone poco a poco sul resto della concorrenza, ma non avrà mai il passo dei pugliesi. Imbattibili in casa i ragazzi di Fabiano, ma assai pericolanti in trasferta. Il duello coi corallini è più frizzante fuori dal campo: dichiarazioni al veleno, ironie, superstizioni ed anche gesti beffardi e poco edificanti al termine dello scontro diretto perso dai galletti proprio al 'Liguori'. Lì sembra che il campionato possa riaprirsi: il distacco, potenzialmente, può ridursi a soli sei punti (ad un certo punto oscillavano tra i 12 ed i 13). E invece...i campani perdono (e male) proprio contro quel Messina che aveva battezzato i galletti a 64 anni dall'ultimo campionato dilettantistico degli anni '50. Il resto è storia nota: un inesorabile - a tratti sfibrante - conto alla rovescia sino alla festa finale. Una festa che sa di vera liberazione. A Troina l'atto conclusivo.
FUTURO - Il merito non può che essere attribuito al collettivo ed allo stesso mister. Cornacchini ha saputo ben dosare le qualità dei suoi ragazzi, facendoli ruotare secondo esigenze tattiche e motivazionali. Dal 4-2-3-1 al 4-3-3 il passo, specialmente a gara in corso, è stato breve. Con l'ultima chicca del 3-5-2 che non è da trascurare. Al resto ci hanno pensato le qualità dei singoli a fare la differenza. Giusto sfruttarle al meglio quando è possibile usufruirne. Resterà in Serie C il tecnico di Fano? A breve sapremo. Di sicuro, ora, servirà un organigramma societario più articolato e calciatori all'altezza del compito. Soprattutto gente di categoria superiore. Tutte le avversarie (del girone meridionale, si presume) saranno pronte a vendere cara la pelle e saranno dotate di un tasso tecnico decisamente più elevato. Col professionismo si inizierà a fare sul serio.
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