Il Lecce a Pescara ha fatto un passo indietro. No, non parliamo tanto del risultato quanto della continuità nelle prestazioni. Mister Corini si aspettava una prova di maturità dalla sua nuova formazione titolare. Tante sono state le rotazioni in questi mesi, non è stato semplice indovinare i titolari. Proprio perché il tecnico lombardo ha ricercato l’equilibrio attraverso gli uomini. Le scelte di Cremona e Cosenza avevano determinato il raggiungimento di un equilibrio tra i reparti. Giocatori schierati nei loro ruoli, ordine e idee semplici. Il risultato? Due vittorie di squadra. A Pescara, abbiamo avuto la prova provata di ciò che non puoi fare se non hai delle fondamenta solide, cioè uno spartito.
Mister Corini ha stravolto la squadra nel corso della ripresa. Visto l’appannamento degli undici in campo, ha pensato che lo stravolgimento potesse portare una sferzata di energia. Invece, è stato un film horror. Gli ultimi 25 minuti sono stati tremendi. Abbiamo rivisto il Lecce delle giornate precedenti a quella contro la Cremonese. Giocatori fuori posizione e caos totale. Praticamente, nei minuti finali della partita, il Lecce si è schierato con tre centrocampisti centrali tutto fosforo. L’unico incontrista era Hjulmand, giocatore totale, ma di lui parleremo un’altra volta, merita pagine intere. Sono mancati i centimetri e la cattiveria, servivano muscoli e non fosforo. Anche perché la squadra non era in controllo, anzi, non riusciva più a salire e Pettinari veniva sull’esterno di centrocampo a tenere qualche pallone. L’unico modo per tenere il risultato a quel punto, era difenderlo e addormentare la gara.
Aggiungiamo l’ingresso di Paganini e la frittata è fatta. Non si comprende come questo Lecce, da inizio campionato, si faccia male da solo. Anziché proporre un calcio semplice e ordinato, ogni tanto cerca di strafare. Tra l’altro, proprio il mister, alla vigilia, aveva dichiarato di avere emergenza a centrocampo per i pochi ricambi. Avremmo compreso di più l’ingresso di Zuta, funzionale a quella fase della gara. Il gol è frutto di una giocata casuale e di un fuorigioco macroscopico non fischiato dal direttore di gara. Ma non ci si può nascondere dietro ad un episodio. La partita è scivolata di mano per colpa del non gioco degli ultimi 30 minuti, forse, a causa anche dei cambi e delle scelte tattiche.
Dispiace, perdere punti per strada è un peccato, perderli per un fuorigioco all’ultimo minuto ancor più. La sconfitta, però, è frutto delle scelte. Per far crescere questo capitale umano bisogna avere coraggio e osare. Nessuno chiede la promozione, però, si giochi a calcio perché solo attraverso il gioco i potenziali gioielli potranno diventare tali.
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