Le partite da dentro o fuori, soprattutto al Via del Mare, di solito raccontano una storia diversa. Quando c’è “la vita” in palio, il Lecce spesso manca l’appuntamento con la storia. Ieri, invece, è andata diversamente.

Questa volta è stata una giornata diversa. Una giornata da ricordare.

Il Lecce è sceso in campo con orgoglio, determinazione e una ferocia agonistica che raramente si era vista in questa stagione. Una squadra compatta, quadrata, consapevole che esisteva un solo risultato possibile: vincere.

Il Lecce ha dominato il primo tempo rinunciando al giocatore del momento, Omri Gandelman. Mister Di Francesco ha rispolverato le lavagnette delle prime giornate: Coulibaly avanzato sulla trequarti. Poi la scelta del giovane Ngom in mediana. Potevano affiorare paura e scoramento: la partita più importante della stagione e l’esordio da titolare per Ngom. 

E invece questo ragazzo ha disputato una gara sorprendente. Personalità, ordine, lucidità. Ha gestito ogni pallone e ogni momento della partita con la tranquillità di un veterano. Un segnale importante per il presente e per il futuro.

Il direttore Corvino ha colpito ancora una volta, rispondendo alle insufficienze ricevute allo scadere del mercato invernale. Ironia o coincidenza, la sfida è stata decisa da chi è arrivato a gennaio e non da chi è partito. Ogni riferimento a Maleh è puramente casuale.

Nel dopogara, inevitabilmente, il dibattito si è acceso sull’episodio finale. Il contatto in area tra Jean e Sanabria lascia spazio a interpretazioni. Jean si allunga disperatamente per chiudere lo spazio e impedire il tiro dell’attaccante: il contatto c’è, e come spesso accade in questi casi la valutazione può cambiare a seconda della prospettiva.

Tuttavia, in un mondo giusto e rispettoso dei fatti, va detto che l’azione nasce da una punizione inventata. Se l’arbitro Sozza non avesse fischiato quel fallo, probabilmente Cheddira, lanciato solo davanti al portiere, avrebbe segnato chiudendo la partita. Inoltre, al momento della battuta della punizione, il tempo di recupero era già scaduto.

Ridurre una gara così intensa e dominata per lunghi tratti dal Lecce ai pochi secondi finali non rende giustizia a ciò che si è visto in campo.

Perché questa partita ha raccontato molto di più.

Ha raccontato una squadra che ha lottato su ogni pallone, che ha saputo soffrire, che non ha mai smesso di credere nella vittoria. Ma ha raccontato anche il suo popolo. Il Via del Mare è stato una spinta continua, un’onda di passione che ha accompagnato ogni azione, ogni contrasto, ogni minuto.

Alla fine, la vittoria non appartiene solo ai giocatori o all’allenatore. Appartiene a tutti.

Dal primo all’ultimo tifoso sugli spalti.

È la vittoria di una squadra.

È la vittoria di una città.

È la vittoria di un popolo. 

Sezione: Primo piano / Data: Lun 09 marzo 2026 alle 09:32
Autore: Stefano Sozzo / Twitter: @stesozzo
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