Alla fine la montagna ha partorito il topolino. Di azzardo ad ogni modo si tratta: fidarsi, più che altro. E di chi non ha mantenuto largamente le promesse di quel 31 luglio 2018. Il sindaco di Bari Vito Leccese alla fine ha concesso lo stadio alla squadra dei De Laurentiis: ha prevalso anche la possibilità di evitare contenziosi che sarebbero costati molto alle tasche dei cittadini e del comune, oltre che alla responsabilità di non far ripartire il calcio nel capoluogo dal massimo torneo dilettantistico regionale, l’eccellenza, come sarebbe stato previsto dai regolamenti federali.
Una scelta che però lascia decisamente l’amaro in bocca alla piazza barese. Lo avevamo scritto alla vigilia del playout di B col Sudtirol: comunque vada a finire, il calcio a Bari è un malato terminale. Confermiamo ancor di più questo scenario. Ed ora? Beh, può succedere di tutto. Certo nella missiva i De Laurentiis avrebbero accettato a parole le condizioni poste dal sindaco Leccese, indispensabili per il via libera finale. Ma queste rassicurazioni non hanno alcun valore giuridico e sono all’insegna del classifico “faremo, cercheremo, valuteremo, venderemo”. Promesse che possono sempre venir meno per non meglio precisate causa di forza maggiore.
Sorgono alcune domande: quale potere effettivo avrebbe un comitato di garanzia dei cittadini sulle scelte di una proprietà privata? Per tentare davvero la risalita immediata in A in soli due anni ci vorrebbero almeno 40 milioni solo per il mercato: arriveranno? E ancora: come la mettiamo con la multiproprietà? Il sindaco riuscirà davvero a far valere le proprie ragioni al cospetto del prossimo presidente federale? La ormai prossima acquisizione della Reggiana da parte di Claudio Lotito - già proprietario della Salernitana ed ora da oltre vent’anni presidente della Lazio - va purtroppo in una direzione tutt’altro che rassicurante, considerato il limite al 2028. Esso verrà prorogato? E se va via il vincolo, permetterà la presenza di due squadre nella stessa categoria? Sembra davvero difficile crederlo e, nella migliore ipotesi, si sarebbe una succursale perpetua di un’altra squadra. Cose all’italiana…
Il sindaco Leccese, con la mossa di ieri, si gioca molto. Anzi tutto. Certo: non poteva fare di più ed ha forzato la mano nei limiti del consentito. Ma purtroppo per lui non può parlare di “vittoria”: se mai lo sarà, dipenderà da quello che ora in avanti intenderà fare la SSC Bari. Anzi, cosa intenderà fare Pierpaolo Marino, che a sua volta rappresenta i De Laurentiis, che a loro volta tacciono ancora a quasi un mese della retrocessione in C e che non hanno ancora avuto la possibilità (sic!) di presentarsi a Bari per parlare alla città o quantomeno scusarsi per una annata tra le più ingiloriose della storia del club. In otto anni il bilancio è parecchio deficitario. Ma chi può pensare di fermarli davvero? Il Bari è totalmente nelle loro mani, piaccia o no…a meno che qualcuno non voglia dar vita ad un nuovo club partendo dalle serie inferiori.
Se ne è parlato poco, ma uno dei possibili “sbagli” può essere stato quello del bando di concessione: cinque anni con possibilità di rinnovo, date stringenti e che non coincidevano con la fine del campionato cadetto ed altre scadenze. Col sennò di poi, pensare di revocare il bando e rimettere tutto in discussione era una scommessa persa già in partenza. Un clamoroso autogol.
Non resta che attendere lo sviluppo degli eventi. Per Marino la scommessa è rischiosa ed il contesto in cui operare davvero difficile.
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