Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha affidato ai social un'altra nota di chiarimento sulla questione stadio, su cui è stato trovato un accordo con la famiglia De Laurentiis. Le parole del primo cittadino barese:
“A proposito della vicenda SSC Bari, ci sono cose che non sono riuscito a spiegare bene in conferenza stampa. Ci riprovo qui, con più calma.
“Tanto rumore per nulla. Alla fine hai ceduto ai De Laurentiis”
Capisco chi la vede così. Ma facciamo un passo indietro.
Tre settimane fa la SSC Bari aveva chiesto la disponibilità dello stadio San Nicola senza offrire nulla in cambio. Nessun progetto, nessuna interlocuzione, nessuna parola sul futuro della società. Come se la gestione degli ultimi tre anni e la retrocessione in Serie C fossero una cosa che riguardava loro, e lo stadio, che è di tutti i baresi, fosse un fatto dovuto.
Ho detto no. E ho posto tre condizioni: un nuovo management con mandato esplicito alla vendita, un percorso formale di advisoring per trovare acquirenti con l'apertura di una data room, cioè un archivio strutturato in cui confluiscono tutti i dati economici e patrimoniali della società, accessibile a chiunque voglia seriamente valutare l'acquisto e un comitato di garanzia per comunicare in modo trasparente con la città. Il primo nome è quello di Franco Cassano, un magistrato, una figura autorevole, di indiscussa credibilità e indipendenza. A breve renderemo noti anche gli altri componenti di questo organismo.
Ieri ho ricevuto una risposta scritta, formale, pubblica, in cui quelle tre condizioni vengono accettate. Per la prima volta nella storia di questa gestione, la proprietà del Bari mette nero su bianco la volontà di cedere la società, e lo fa dicendo esplicitamente che lo farà prima del 2028, indipendentemente da quello che succederà alle norme federali sulla multiproprietà. Se questo è "nulla", mi sfugge cosa sarebbe "qualcosa".
“Avresti dovuto tenerli fuori dallo stadio e farli fallire”
Devo essere diretto: un sindaco non può far fallire una società privata. Non è nei suoi poteri, non è nel suo mandato, non sarebbe nemmeno legale tentarci. Chi me lo chiedeva mi chiedeva qualcosa che non esiste nell'ordinamento giuridico di questo Paese.
C'è di più. Se avessi tenuto lo stadio chiuso oltre la scadenza del 16 giugno, il Comune di Bari sarebbe stato esposto a contenziosi legali seri, con ottime probabilità di soccombere. Avrei usato i soldi dei contribuenti per perdere una causa che non potevo vincere.
E poi c'è la domanda a cui nessuno di quelli che chiedevano il fallimento ha risposto: e dopo? Chi avrebbe rilevato il titolo sportivo? Con quali risorse? In che tempi? Qualcuno in questi anni ha visto file di imprenditori locali pronti a investire decine di milioni su un progetto complicatissimo come risalire dall’Eccellenza alla serie A? Ripartire dal basso può essere romantico da raccontare, ma significa anni di campionati dilettantistici. Significa ricominciare da zero, senza garanzie. E alcune storie a noi vicine, ce lo insegnano.
“Questi accordi sono carta straccia”
Sì. Lo so. È vero.
Non esiste nessuno strumento giuridico che consenta a un sindaco di vincolare una società privata a vendere se stessa. Michele Salomone ha parlato di “aria fritta”. Ha ragione. Queste non sono norme di legge, sono impegni pubblici.
Ma voglio che si capisca una cosa: anche gli impegni pubblici hanno un peso, quando sono scritti e firmati e resi noti a tutta la città. Perché chi li viola deve rispondere davanti a tutti. E stavolta c'è un comitato di garanzia, composto da persone che questa città rispetta, che avrà accesso diretto al management della società e che renderà conto pubblicamente di quello che trova. Se gli impegni vengono disattesi, lo saprete. E io sarò il primo a dirlo.
Non vi chiedo di fidarvi di De Laurentiis. Vi chiedo di tenere gli occhi aperti insieme a me.
Queste settimane non sono state semplici. Ho ricevuto pressioni da ogni parte. Qualcuno mi chiedeva di essere più duro, qualcun altro di mollare subito. Alcuni di questi cercavano soltanto di difendere i propri interessi. Ho cercato di fare una cosa sola: difendere gli interessi della città. E ho provato a farlo ragionando con la testa, non con la pancia. Pur capendo benissimo la pancia di chi ama questa squadra.
Il Bari non è solo una squadra di calcio. È parte di quello che siamo. Un bene comune, nel senso più vero del termine. E come tale va trattato, con rispetto, con serietà, senza lasciarlo in balia né dell'indifferenza di chi lo gestisce, né della frustrazione, comprensibile ma a volte cieca, di chi lo ama.
Ho fatto quello che potevo fare, con gli strumenti che avevo. Non so se basterà. Vigileremo insieme.
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