Avellino-Bari è la sfida di tanti ex. Anche di chi, come Alberto Bergossi, ha raggiunto risultati di rilievo con entrambe le squadre: dal 1982 al 1984 ha disputato la Serie A con gli irpini, categoria raggiunta anche con i galletti al termine della stagione 1984/85. Ora la realtà per entrambe è diversa e si chiama Serie C, ma l'ambizione è quella di tornare in alto. Ai microfoni di tuttocalciopuglia, l'ex attaccante ed ora procuratore fa il punto della situazione sui biancorossi e non solo.
Alberto Bergossi, Bari ad Avellino per il secondo posto. E' l'ultima spiaggia in tal senso?
"Direi di si. Per riprendersi il secondo posto serve soltanto un risultato, altrimenti gli irpini possono dire di aver blindato il loro piazzamento attuale. A tre turni dalla fine si farebbe poi fatica".
Avellino più certezza o rivelazione?
"L'Avellino è una squadra da cui mi aspettavo un piazzamento nelle prime cinque posizioni. Poi ha trovato nel girone di ritorno una continuità importante. E' una squadra allenata bene, da un ds esperto. Ha una tradizione importante ma, se salisse in B, non sarebbe del tutto una sorpresa. E sarebbero pronti, perché hanno una struttura sportiva importante ed un presidente ambizioso. Ai playoff sarà una delle favorite".
E il Bari? Che idea si è fatto sulla squadra?
"Il Bari fa ancora in tempo a raddrizzare la stagione. E' una delle favorite alla corsa alla Serie B. Effettivamente mi aspettavo qualcosa in più, non lo nego. Ha avuto degli alti e dei bassi, è partito in un certo modo. Ma si tratta anche di una stagione particolare. Il covid penalizza, soprattutto se penso al pubblico che rimane importante. Il trasporto del pubblico qui può essere decisivo rispetto ad altre realtà. Ma spero nel riscatto nei playoff. Prima di definire la stagione negativa bisogna ancora aspettare".
Cosa è mancato sin qui ai biancorossi?
"Non ha mai dato l'impressione di essere padrone delle partite. Ha difficoltà a giocare nella metà campo avversarie e ad imporre il suo gioco. Ci si aspettava qualcosa in più nella personalità dei suoi giocatori. Non è padrone del proprio destino. La Ternana, al contrario, quando decideva di accelerare ci riusciva, cosi come quando si trattava di addormentare la partita. Piano piano è subentrata una certa preoccupazione".
Quali i suoi ricordi di Carrera da compagno di squadra?
"Carrera, come calciatore, pensai subito che - pur venendo dalla C - avesse qualità innate soprattutto da marcatore. Era molto bravo di testa, era abbastanza rapido. Aveva un senso della posizione importante e tecnicamente non era male. Non a caso è poi andato alla Juventus ed ha vinto non poco. Con noi era entrato in punta di piedi nello spogliatoio, conquistandosi pian piano la fiducia di tutti. Era anche un giocatore molto disponibile e simpatico, era generoso. Sul piano umano squisito".
Si aspettava diventasse allenatore?
"Non me l'aspettavo come allenatore, non all'inizio. Poi sono rimasto sorpreso. E' vero che ci siamo persi anche un po' di vista, crescere con Conte penso abbia inciso non poco per la sua crescita. Magari ora vede le cose in una certa maniera. Sta facendo un percorso importante, credo in lui qui a Bari. ha avuto coraggio. Per venire qua in un momento così difficile si è preso una bella responsabilità, conosce bene la città e l'ambiente e deve cercare di dare il proprio contributo in questo finale di stagione in maniera vincente. Può dare qualcosa in più perché sa come si vince, ha la mentalità giusta storicamente. Il Bari può giovarne".
Che gara si aspetta sabato?
"Sarà una gara un po' di attesa, il Bari può fare la gara per cercare di vincere. Ci saranno le porte chiuse, i giocatori possono essere recuperabili. Bisogna scoprirsi, l'Avellino cercherà anche di approfittarne. In sintesi, credo sia una sfida da tripla".
I suoi ricordi di Bari?
"A Bari sono stato bene, sono legato a questa piazza. Chiaramente mi auguro che le cose possano migliorare. Ero molto legato anche al presidente Matarrese, che ha sempre avuto un occhio di riguardo anche quando sono diventato procuratore. In Puglia torno sempre molto volentieri, qui mi sono anche laureato. per me questa è una seconda casa".
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