Non ha certo bisogno di presentazioni Tommaso Coletti, capitano dell’Audace Cerignola. Il centrocampista gialloblù - che quest’anno è sceso in campo 24 volte su 26 partite - si è raccontato in esclusiva, nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno, in una lunga intervista ai microfoni di TUTTOcalcioPUGLIA.com.
È un periodo un po’ amaro per tutti. Dopo il lockdown, come sta procedendo la Fase 2?
"La mia Fase 2 sta andando nella stessa maniera della Fase 1: evito di uscire, se non per necessità, per il resto c’è poco da fare. Mi alleno a casa e mi tengo in forma, in attesa di sapere il nostro futuro. Per me non è cambiato niente, non vorrei fare l’errore di pensare che sia passato tutto. Purtroppo la gente sottovaluta questa situazione, speriamo comunque che non ci sia un altro picco di contagiati".
Il coronavirus ha interrotto anche la rincorsa alla vetta del Cerignola.
"Purtroppo sì, queste ultime otto partite ci avrebbero detto se fossimo stati capaci di riuscire nell’impresa. C’erano tanti scontri diretti e la possibilità di sgranocchiare punti, era già stato un percorso arduo: dopo la partenza in salita, ci siamo rimessi in carreggiata e avevamo undici punti da recuperare. A meno sei la speranza c’è ancora di più, anche se l’ultima partita è stata brutta (sconfitta per 2-1 in casa della Gelbison, ndr). Ma siamo rimasti in corsa, sperando che si riprenda".
Nell’ipotesi - sempre più remota - che si ritorni a giocare, credete ancora nel primo posto?
"Certo, ci crediamo assolutamente. Così come abbiamo recuperato punti e così come siamo andati a vincere a Bitonto, possiamo raccogliere ovunque successi. Il nostro obiettivo era quello di concludere il campionato vincendole tutte. Purtroppo non dipende da noi, vai a vedere cosa sarebbe potuto succedere… Ma visti gli scontri diretti al vertice, potevamo avere qualche possibilità e ce la saremmo giocata al massimo".
La sconfitta di Altamura è stata lo spartiacque della vostra stagione.
"Dopo Altamura c’è stato un cambio d’allenatore, ma anche un cambio di rotta. Un’altra visione (sotto la guida di mister Feola, ndr) di interpretare il calcio, oltreché una variazione di modulo: io da dietro sono andato in mezzo al campo. Per fortuna abbiamo ingranato la marcia e abbiamo fatto una grandissima rincorsa, che comunque ci ha tolto tantissime energie, perché abbiamo avuto sempre il pensiero di non dover sbagliare. Spendi il doppio, quando magari in altre situazioni sei un po’ più spensierato. Siamo partiti che eravamo quartultimi ed è stata una rincorsa pesante, ma ci abbiamo provato fino in fondo".
In questo periodo problematico, il calcio si deve fermare?
"Io spero che si possa tornare a giocare. Il calcio ci manca e abbiamo voglia di concludere questa stagione, ci stiamo tenendo in forma tutti quanti. Ma alla fine non voglio azzardare idee, spero soltanto che vengano a crearsi situazioni eque: se dovessero esserci delle promozioni, allora dovranno esserci anche retrocessioni. Qualsiasi decisione deve cercare di fare meno danni possibili. Poi possono anche cambiare il format o altro: sono scelte loro, che hanno presente la situazione nazionale. Il sistema calcio si fonda sull’economia e sui soldi che mettono i presidenti: io mi auguro che lo Stato abbassi la tassazione a tutti i livelli, perché altrimenti si farà fatica. Poi qualunque decisione verrà presa sicuramente non accontenterà tutti, ci saranno ricorsi e controricorsi. Se dovessero fare le cose eque, vorrà dire che ci saranno le retrocessioni dalla B e dalla C e che quindi si aprirà uno spiraglio per il mio Cerignola. Noi abbiamo fatto questa rincorsa e la società è sana, la città e i tifosi spingono. Se ci saranno i ripescaggi, la nostra speranza è quella di avere qualche possibilità: ma, ripeto, è normale che se non dovessero esserci retrocessioni dalla terza serie, la strada si andrebbe a complicare".
Tra l’altro fermare il campionato di Serie A e fermare anche le serie minori non è esattamente la stessa cosa.
"Tanti non si rendono conto, il calcio in Serie A è ad altri livelli. Ma ai nostri la gente vive di calcio, ha necessità di giocare perché è un lavoro, altrimenti non possiamo andare a fare la spesa. Spero che le decisioni che vengano prese siano a tutela di tutti quanti, anche dei calciatori. È giusto che tutti vengano tutelati, questa situazione purtroppo non è colpa di nessuno: bisogna venirsi incontro e trovare degli accordi per cercare di prendersi delle responsabilità".
Tornando al suo passato: ha fatto la storia del Foggia, che martedì compie cent'anni. Che messaggio si sente di dare alla sua ex squadra per il secolo rossonero?
"Tutti sanno quanto io sia innamorato di Foggia. Sono contentissimo di far parte della storia di una squadra importantissima. Mi sento di fare gli auguri di cuore al club. È bello essere nella cerchia dei calciatori con più presenze, è una cosa che ti inorgoglisce. Ho sempre pensato che il calcio sia questo: cercare di lasciare un segno del proprio passaggio, altrimenti nulla avrebbe senso. È quello che sto cercando di fare al Cerignola, per questo spero che le cose vadano per il verso giusto. Questa è la mia terra, così come tengo a Foggia, ora tengo a Cerignola. Spero di poter fare la storia anche qui".
Autore: Francesco Ippolito / Twitter: @fraccio
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