Giuseppe Laterza, Luigi Panarelli, Valeriano Loseto, Michele Pazienza e Ciro Danucci, messi rigorosamente in ordine di posizione in classifica delle rispettive squadre. Cos’hanno in comune questi cinque allenatori? Semplicemente la bravura, oltre alle origini pugliesi. Lo dice questo campionato di Serie D. Con squadre che non hanno mollato di un centimetro dall’inizio alla fine, come Taranto, Fidelis Andria e Nardò, e con quelle uscite alla distanza, come Bitonto e Cerignola.
Cinque allenatori così diversi e così uguali. Laterza ha praticamente dominato fin qui il campionato, mandando fuori strada il Casarano e ritrovandosi a duellare fino all’ultima curva con il Picerno: l'operato è sotto gli occhi di tutti, con poche chiacchiere e tanto lavoro in settimana e sul campo. Ha cambiato modulo, ha saputo ridisegnare il centrocampo, ha valorizzato giovani come Diaby e Santarpia un attaccante che conosceva bene come Diaz. Panarelli ad Andria ha dato il meglio di sé: ha saputo costruire un gruppo a sua immagine e somiglianza. Forte, coeso, tosto. E forse, riavvolgendo il nastro, qualche punto perso per strada ora fa crescere un po’ di rammarico. Ma anche in questo caso parliamo di un tecnico diventato una garanzia per la Serie D e che nei prossimi anni potrà togliersi soddisfazioni pure tra i pro’.
Loseto, in diciotto partite, ha risollevato il Bitonto in classifica e l’umore di un gruppo che sembrava a pezzi. Ne ha vinte dieci, pareggiate tre, perse cinque. La squadra segna tanto, a volte concede qualcosina dietro. Ma di certo non si può dire che la scelta del presidente Rossiello di puntare su un allenatore giovane e coraggioso, sia stata sbagliata. Valeriano è uno che ci mette anima e corpo, meticoloso e che non lascia nulla al caso. E dopo l’esperienza al Gravina, quando era ancora in attesa di una panchina, ho avuto modo e piacere di sentirlo e intervistarlo in più occasioni: ha passione, fosse per lui resterebbe giorno e notte sul campo. È l'unico dei cinque ad aver già allenato in Serie C (l'Andria, stagione 2017/18).
E poi ci sono Pazienza e Danucci. Il primo ha riportato entusiasmo a Cerignola, idee innovative, ha puntato sull’esperienza di un bomber come Malcore e dato fiducia a giovani di prestigio come Achik e Russo, rispettivamente 20 e 21 anni, oggi tra le stelle più luminose dalle parti del Monterisi. Ha il miglior secondo rendimento nel girone di ritorno, ha strapazzato di gol praticamente quasi tutte le big. Ciro, che non conosco personalmente ma che un giorno mi piacerebbe intervistare “vis à vis”, è stata la grande scommessa della proprietà del Nardò: un nome proposto dall’amministratore unico Antico e sposato in pieno dal presidente Donadei e dal resto dei dirigenti. Un anno fa dirigeva i granata all’interno del campo, ora lo fa dal bordo nei pressi della panchina. E se Tornros e compagni hanno costantemente vissuto la stagione nelle parti alte della classifica, vuol dire che l’allenatore un bel po’ di meriti li avrà pure.
E i meriti, ovviamente, vanno allargati anche alle società, che hanno messo questi cinque allenatori nelle migliori condizioni possibili per fare il proprio lavoro. Faranno strada, ma prima ci sono gli ultimi 180’ stagionali. E tutti proveranno a fare bottino pieno, senza esclusione di colpi, per raggiungere il proprio obiettivo.
Autore: Dennis Magrì / Twitter: @magriden
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