Da ieri pomeriggio sta facendo il giro dei siti, delle testate giornalistiche e dei social network l’immagine dello striscione esposto all’esterno dello stadio “San Nicola” di Bari con annessa testa di maiale mozzata. Un episodio che ha reso necessario l’intervento della polizia scientifica nei pressi dell’impianto del capoluogo e che, si spera, porterà a tutti gli accertamenti del caso da parte degli organi inquirenti.

Un aspetto, però, stona in maniera clamorosa nel racconto di quanto accaduto: il termine “tifosi” utilizzato da più parti per definire gli autori di questo messaggio intimidatorio nei confronti della squadra biancorossa. Il tifoso ha tutto il diritto di essere infuriato per una stagione, quella vissuta da Di Cesare e compagni, nettamente al di sotto delle aspettative generate dalla campagna acquisti della scorsa estate e dalla voglia di rivalsa dopo la finale playoff persa l’estate scorsa. E le recenti scelte, con un allenatore cacciato a poche giornate dal termine e avvicendato con il suo predecessore, non hanno certo placato quei malumori. Ma nessuna stagione deludente può giustificare un messaggio simile, per di più lanciato in un periodo nel quale di contenuti macabri non si sente certamente il bisogno.

Sbagliano, infine, i tanti che invitano a non parlare di quanto accaduto perché altrimenti si infangano i tifosi del Bari. Parlarne, invece, aiuta a chiarire una differenza basilare, quella tra i tifosi e gli idioti. Perché il tifoso ha tutto il diritto di essere infuriato e di esternare il suo stato d’animo con post sui social o con striscioni che invitano i calciatori della sua squadra del cuore a tirare fuori gli attributi. A esporre messaggi come quello apparso ieri all’esterno del “San Nicola”, invece, non può che essere un idiota.

Sezione: L'EDITORIALE / Data: Mer 28 aprile 2021 alle 00:00
Autore: Vincenzo Murgolo / Twitter: @@VincenzoMurgolo
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