Che ci fanno queste cinque squadre, queste cinque gemelle scansate dalla fortuna, a formare un grumo di rimpianti e di nostalgie nella classifica del girone nord della Promozione? Dai 17 punti di Rutigliano ai 7 di Noicattaro, fa impressione pensare a quanta storia calcistica pugliese e non solo sia addensata in questa geografia del dolore (sportivo, per carità) che dai tendoni dell’uva da tavola si spinge fino all’Adriatico che bagna Molfetta e poi all’interno, fino agli uliveti di Corato per poi lanciarsi verso nord, nel cuore del Tavoliere, a San Severo.
Una crisi certificata dalla black sunday che ha visto Molfetta (la prima squadra, non il più che dignitoso corollario che gioca tra il Poli e il Petrone) perdere in casa contro l’ultima della classe; il Corato uscire sconfitto dal rigenerato Comunale per mano della Cosmano Sport e di quell'imprendibile folletto nero che è l’ugandese Iddi; il San Severo lasciare a capo chino il Ricciardelli, piegato dalla Borgorosso, appunto una delle compagini di Molfetta, che ora guarda dall’alto in basso il club n°1 della città di San Corrado; la Rutiglianese affondare nella impari battaglia navale contro la corazzata Trani, mentre sulla banchina (è una metafora, a Capurso non c’è il mare) la tifoseria, costretta a migrare per i lavori all’impianto di via Gorizia, ammaina le bandiere col grifone che un tempo non troppo lontano garrivano al vento della C; il Noicattaro che gioca gioca ma perde sempre (con quella di Mola sono sette le sconfitte di fila per i rossoneri, penultimi e avvicinati proprio dall’ultima della fila, la Virtus Andria).
Una mattanza di glorie passate, insomma.
E per fortuna, che, a proposito di glorie con radici molto profonde negli albi del pallone di Puglia, che c’è il Trani. Il quale, con la ragione sociale Soccer, sta dominando in lungo e in largo la poule settentrionale della cadetteria regionale: undici vittorie undici come base di lancio nell'orbita dell'Eccellenza.
Frammenti di storia recente, appunto.
Poco più di trent’anni e fa e poco più di vent’anni fa il San Severo conquistava la Serie D. E si pova come uno dei centri gravitazionale del football pugliese. Tanto più che nel periodo d’oro tra il 1992 (nel ’93 vinse la Promozione, conquistando l’Eccellenza appena nata, l’anno dopo, guidata da Tonino Venezia, vinse Eccellenza e Coppa Italia regionale, nel ’95 perse la finalissima di Coppa Italia della Serie D con l’Iperzola) e il 1996 vinse tantissimo; nel 2012 riconquista l’Eccellenza che vinse la stagione successiva grazie al photofinish con Molfetta e Mola; in Quarta Serie i dauni ci resteranno per cinque stagioni, fino allo spareggio playout con la Frattese della primavera del 2018. Da allora, un loop senza fine verso lo sprofondo.
Della storia calcistica recente di Noicattaro e Rutigliano si sa praticamente tutto, dalle imprese con Divella e Notariale, con Giuliano e Sgobba, con Tatò e Del Rosso, con Di Gioia e Pino Giusto, fino alla C degli anni in Berta filava e l’uva da mensa era la nuova frontiera dell’agro-alimentare pugliese, esportata in mezzo mondo.
Molfetta potrebbe rappresentare una sorta di caso clinico del calcio pugliese. Espressione di una delle economie più floride della regione (57mila abitanti, un’attività peschereccia importante, anche se in declino, un’area per insediamenti produttivi tra le più grandi, compreso l’hub della moda pronta), è da anni su un piano inclinato, nonostante il successo nella stagione spezzata dal Covid a marzo del 2020 e l’ascesa nell’Interregionale, apparsa ben presto come meteora, nonostante la ristrutturazione dello stadio dedicato a Paolo Poli, un piccolo salotto a due passi dal mare.
Dalle convulsioni di due stagioni fa alle speranze di rinascita, Corato ha per molti anni sofferto per l’assenza del campo sportivo. Finalmente riaperto (parzialmente), l’impianto di via Gravina è tornato a ospitare le imprese dei neroverdi: anche in questo caso è difficilmente spiegabile come una delle realtà urbane più ricche della Puglia non riesca a produrre un club calcistico in grado di navigare in acque che non siano quelle limacciose dell’ultimo dei tornei con la terna arbitrale.
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