Lo ammetto, sono stato tra i primi a non credere al ritorno di Zeman sulla panchina del Foggia. Quel post pubblicato su Facebook dalla società era troppo ambiguo per essere vero, ho subito pensato fosse una “chicca” per annunciare la presenza del boemo alla festa dei 101 anni del club insieme alle altre leggende della storia rossonera. Poi una telefonata e dubbi immediatamente fugati: Zeman torna al Foggia, lo farà nelle vesti di nuovo allenatore e in settimana metterà nero su bianco. La scelta, come vi abbiamo anche riportato sulla nostra testata giornalistica, ha sicuramente riacceso l’entusiasmo (già esistente in verità, vista la stagione appena conclusa) ma anche un po’ diviso la piazza. C’è chi avrebbe scommesso sulla ripartenza con Marchionni al comando del suo terribile gruppo di ragazzi fidati, visto l’ottimo lavoro svolto. Non è andata così. E, questo posso assicurarvelo, in tutte queste settimane di voci e rumors, Marchionni ha sempre e solo dato priorità ai satanelli: ha messo in standby tutte le altre trattative, «aspetta il Foggia» mi è stato detto da quei direttori sportivi interessati al suo profilo (e che ora, a pochi giorni da luglio, hanno già virato il proprio sguardo altrove).
Zeman e il Foggia, un amore corrisposto, intrecciato. Un feeling forte e duraturo, grazie ai risultati ottenuti sul campo. Sabato, un’ora dopo quel famoso post, per il Corriere dello Sport ho intervistato Rambaudi. Che, con piacere, quando ha sentito la parola “Zeman”, ha detto subito «sì, facciamo questa chiacchierata». Ha usato termini importanti, «il Re che torna a Foggia», «insegna calcio», «il suo ritorno è un bene per tutto il calcio italiano», «nessuno riesce a imitarlo». E se lo dice “Rambo”, che ha in Zeman il suo mentore (il boemo lo ha voluto, dopo gli anni del tridente con Baiano e Signori, anche alla Lazio, «ero la punta ideale per il suo modo di fare calcio»), bisogna credere sia così. Di sicuro l’Italia e la Serie C ritrovano un abile comunicatore, uno stratega in campo, un maestro per idee, filosofia, modo di lavorare. Un uomo d’altri tempi in un calcio però cambiato radicalmente negli ultimi, diamo a lui il bentornato in panchina con la speranza che inverta il trend delle ultime stagioni da allenatore. Ora toccherà al club mettere Zeman nelle migliori condizioni possibili per potersi esprimere: calciatori adatti al 4-3-3 (in questo momento pochi i presenti in rosa), disposti a correre, a fare dispendiosi sacrifici in campo.
Merita, però, applausi e riconoscimento anche Marchionni, capace di centrare i playoff al primo tentativo e ancor prima persona vera (basterebbe guardare le conferenze stampa, mai banale). Coraggioso nelle decisioni, uno di quegli ex calciatori che hanno totalmente assorbito il modo di lavorare di chi li ha allenati. E in questo caso gente di un certo spessore. La sacralità dello spogliatoio e la meritocrazia nelle scelte di formazione gli ingredienti chiave. Silenzioso lavoratore, che riuscirà a sfondare anche da tecnico. Buona fortuna a lui, buona fortuna a Zeman.
Autore: Dennis Magrì / Twitter: @magriden
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