Alla vigilia della delicata trasferta di Mantova, con il mercato invernale appena andato in archivio, Valerio Di Cesare si presenta senza filtri. Il direttore sportivo del Bari traccia un bilancio netto, umano e tecnico, di settimane complesse, ribadendo un concetto che sovrasta ogni altro: l’unico obiettivo è la salvezza.
«Dobbiamo assolutamente puntare a salvarci. Tutto il resto non mi interessa», scandisce Di Cesare, mettendo subito in chiaro la priorità. Il campo sarà l’unico giudice delle scelte effettuate: «È il campo che dirà se manca qualcosa. Abbiamo rinforzato la linea difensiva, il centrocampo e l’attacco, ma attendiamo il suo verdetto».
Un mercato difficile, figlio della classifica e del contesto. «Gennaio è sempre problematico, soprattutto per una squadra che deve salvarsi. È difficile convincere certi calciatori, poi c’è la famiglia, il trasferimento… Ho cercato profili esperti, ma non sono voluti venire. Ho preso chi c’era, puntando sulla freschezza fisica». Una scelta obbligata anche per spezzare una spirale negativa: «Abbiamo cercato di cambiare tanto perché eravamo entrati in un loop negativo».
Tra le decisioni più discusse, quelle legate a singoli giocatori. Di Cesare non si nasconde: «Da Partipilo ci aspettavamo di più. Si è sempre allenato bene, ma per tante dinamiche non è riuscito a esprimersi. Le decisioni prese le rispetto». Su Castrovilli, invece, emerge il lato umano: «Mi dispiace tantissimo per come è andata, anche perché ci ho giocato insieme anni fa. Ma il mister cercava caratteristiche diverse». Traoré rappresenta invece una scommessa fisica: «Abbiamo puntato su di lui per gamba e struttura».
Capitolo capitano: «Raffaele Pucino lo è perché rappresenta ciò che deve avere un capitano, ne ha tutte le caratteristiche». E sul fronte contrattuale, una novità è in arrivo: «Con Dorval stiamo lavorando per l’adeguamento, a breve ci saranno sviluppi».
Non mancano i ringraziamenti istituzionali. «Ringrazio il direttore Magalini per il percorso fatto insieme, mi ha dato tanto professionalmente e umanamente. Ringrazio anche il presidente per l’opportunità». E proprio sul cambio di ruolo e di responsabilità, Di Cesare riflette: «Prima da calciatore dipendeva da me, ora no. Ho una responsabilità diversa e sto facendo questo mestiere in quella che è diventata la mia città».
Ma è sul piano personale che emergono le parole più dure: «Ho fatto dieci anni a Bari. Gli attacchi a livello umano mi hanno fatto male, è come se avessi ricevuto delle coltellate». Sull’esonero di Magalini: «Non mi sono chiesto il perché. Ho accettato la proposta del presidente senza pensarci. Non mi sento un uomo società, sono il direttore sportivo».
Ora parla il campo. A Mantova il Bari cerca risposte, punti e continuità. Il resto, come dice Di Cesare, non conta. Conta solo restare in piedi.
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