Un successo da grande squadra. Il 2-3 di Mola è ottenuto dal Taranto, in occasione della quarta giornata di Eccellenza, con fatica, spirito di sacrificio, pazienza, correndo il rischio di disunirsi e perdere lucidità, ma guadagnando compattezza e ritrovando la lucidità necessaria proprio come una big.
Appunto.
Messa in difficoltà nella prima frazione di gara, la compagine di Ciro Danucci va sotto allo scadere, e torna dallo spogliatoio con il piglio giusto. Non è frenetica, non ha fretta. Ragiona. Danucci comincia a modificare l’assetto dopo il secondo pari (il gran colpo di testa di Konaté, su perfetto cross di Di Paolantonio). Il primo a entrare è Oscar Maltezi che rileva un Nicolino Russo che non si è espresso al massimo. Con due ali e il centroboa Imoh, schieramento più quadrato, capace di occupare per intero il rettangolo di gioco. L'italo-albanese conferisce dinamismo e vigore, confermando di avere senso tattico e capacità di mettersi al servizio della squadra. E proprio da un traversone a mezza altezza da una delle fasce, quella mancina presidiata da Monetti, nasce il sorpasso, con il difensore Natuzzi che non ci arriva e il nigeriano Jeffery Imoh che appoggia in rete di testa a pochi centimetri dalla linea bianca fatidica. Più realista del re, Danucci manda in campo il quarto di difesa (Delvino al posto di un Souaré prosciugato nelle energie) e poi Marino per Calabria. E proprio i tre nuovi entrati conferiscono solidità all’undici danucciano. Che, tutto sommato, da quel momento, non corre più rischi nonostante la enorme buona volontà del Mola.
A proposito, la compagine allenata da Mimmo Caricola esce a testa alta dal confronto definito un appuntamento con la storia nella sobria cerimonia che ha preceduto il match, in cui il club virtussino ha salutato l’illustre ospite con un omaggio e ricordato che il match si gioca in una giornata particolare per la comunità molese, avvolta dalla festa grande, in onore della Madonna Addolorata.
Caricola deve fare i conti con numerose assenze (da Campanella a Altamura fino a Mosquera, con il colombiano che, infortunatosi giovedì nel derby di coppa con Polignano, è entrato solo nel segmento finale). I venti a disposizione sono tutti millenial: non ce n’è uno che non sia nato prima del 2000 e meno della metà sono nati dopo il 2005. Ma il trainer di Carbonara, tornato ai dilettati dopo gli anni nei settori giovanili di Bitonto e Monopoli, non cerca alibi e riparte dallo straordinario primo tempo, durante il quale Amoruso, Tarantino e Capobianco trovano spesso gli spazi giusti tra le linee, soprattutto tra una mediana che fapoco filtro e una retroguardia eccessivamentecompassata, a cui la fisicità e l’esperienza di De Rosa, Brunetti e Konaté sembrano non bastare alcospetto della cavalleria leggera adriatica. E quando capitan Radicchio prende le misure a Souaré (dalla destra jonica arrivano nella prima mezzora le insidie maggiori per De Simone), la partita comincia a girare al contrario per il team rossoblù, che non riesce a reperire le contromisure per le infiltrazioni che le scorribande baresi provocavano nell’edificio ospite. Etchegoyen, Di Paolantonio e Calabria fanno buona circolazione di palla ma non altrettanto efficace interdizione.
Nella prima parte della ripresa, poi, la qualità tecnica e tattica e la spinta poderosa del Taranto perforano la diga foranea molese, entrando nel porto della Virtus e tranciando i tentacoli che così bene avevano avviluppato i rossoblù fino a quale momento.
Giovedì il tour de force prosegue per il Taranto con la trasferta in casa dell’Unione Calcio Bisceglie. L’Eccellenza non è solo un terreno sdrucciolevole e infestato di trappole. È anche faticoso da percorrere. Molto faticoso.
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