Nelle prossime ore dovrebbe arrivare l’annuncio ufficiale dell’esonero di Enrico Barilari. Una decisione maturata dopo settimane complicate e un cammino che, dalla 13ª alla 25ª giornata, non è mai riuscito a trovare continuità. L’avventura del tecnico si è aperta con il tonfo casalingo di Foggia-Benevento 0-3 e si è chiusa amaramente a Caserta, con il 3-2 della Casertana: in mezzo, tentativi di ricostruzione, qualche reazione emotiva, ma anche troppe fragilità strutturali, errori ricorrenti e una classifica rimasta pericolosamente corta. Barilari ha provato a dare identità e coraggio, ma il campo ha restituito una squadra spesso irrisolta, incapace di difendere i momenti chiave e di trasformare le prestazioni in punti.
Ora, però, il Foggia volta pagina. E lo fa guardando al proprio passato. La scelta della nuova proprietà è chiara: ritorno ai fasti di Zemanlandia. Il nuovo allenatore sarà Vincenzo Cangelosi, uomo che più di chiunque altro incarna il dna zemaniano. Dal 1989 in poi è stato il vice storico di Zdenek Zeman, condividendone idee, metodi e battaglie calcistiche. A Foggia Cangelosi conosce ogni angolo dello Zaccheria e dell’ambiente: è stato al fianco del boemo in rossonero dal 1989 al 1994, poi nel 2010-2011 e ancora nel 2021-2022. L’unica eccezione risale alla stagione 1986-1987, quando Zeman era affiancato da Angelo Lombardo e Cangelosi vestiva ancora i guanti da portiere del Foggia.
Al suo fianco ci sarà Giovanni Bucaro, altro ex calciatore rossonero, palermitano di nascita - come Cangelosi - ma foggiano d’adozione, profilo che conosce bene piazza, pressioni e significato della maglia. Una coppia che parla la stessa lingua calcistica e che promette identità chiara, intensità e principi riconoscibili.
Completa il quadro il ritorno di Peppino Pavone nel ruolo di direttore sportivo, già al fianco di Zeman nell’ultima esperienza rossonera del 2021-2022. Un segnale forte, quasi simbolico: il Foggia sceglie uomini che conoscono la storia recente e sanno cosa significa accendere l’entusiasmo di una piazza che vive di memoria e speranza.
È una svolta netta, identitaria. Dopo mesi di confusione, il club prova a ritrovare se stesso affidandosi a chi Foggia l’ha vissuta davvero. Ora la parola passa al campo: perché Zemanlandia non è solo un ricordo romantico, ma una promessa di calcio riconoscibile. E questa volta, più che mai, serve trasformarla in punti.
Autore: Francesco Ippolito / Twitter: @fraccio
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